Consumiamo il doppio della media italiana Ai Comuni la parte del leone e Siena è la prima LA Toscana ama la cultura. Un dato che in tempi di stagnazione economica diventa un autentico segnale di virtuosismo politico amministrativo. Lo dice unindagine dellIrpet contenuta nel libro Il cultural planning: principi ed esperienze curato da Stefano De Martin e Pier Luigi Sacco. Illustrati dalla curatrice, Patrizia Lattarulo, i dati parlano chiaro: il valore aggiunto del settore attività ricreative, culturali e sportive è cresciuto in media in Toscana del 3,1 annuo fra il 2000 e il 2004, e la spesa media pro capite è stata di 59 euro, cioè quasi il doppio della media italiana. Nonostante alcune contraddizioni (per cui, a fronte di 70 biglietti venduti ogni 100 abitanti, solo 1 toscano su 5 nellultimo anno ha assistito a un qualsiasi genere di spettacolo teatrale e 1 su 3 ha visitato un museo o una mostra), mentre la domanda di musei si concentra troppo su poche grandi istituzioni. Nettamente in testa come soggetti di spesa, i Comuni (60 del totale dei vari enti pubblici), con in testa Siena (200 euro pro capite fra 2003 e 2005), seguita da Firenze, Prato, Pistoia, Lucca (80) e con Massa ultima (20). E da qualche tempo, rivela la ricerca, a investire sempre più nella cultura sono i Comuni piccoli e a vocazione industriale come quelli del Valdarno o dellarea pratese (2,4 il tasso di incremento 2000-4, contro lo 0,6 dei Comuni più grandi e a vocazione terziaria). Non senza il rischio, nota Lattarulo, di un «campanilismo di iniziative». Ma a rischio appare anche la politica culturale di rincorsa del turismo dei grandi centri: «Le città darte, come Firenze, tendono a offrire di sé solo uno stereotipo» dice Pier Luigi Sacco dellUniversità di Venezia, «e invece bisogna innanzitutto garantire il più vasto accesso alla cultura dei residenti in un territorio».