Con la cultura non si mangia? Potrebbe non essere più così. Soprattutto in Italia, dove il patrimonio artistico e culturale ha enormi potenzialità per diventare sempre di più un motore di crescita per il sistema economico, se valorizzato attraverso adeguate politiche pubbliche. Un segnale in questa direzione proviene dalla Toscana, una delle regioni in cui è maggiore il peso dell'industria culturale, che rappresenta il 7,5 del totale italiano. Secondo il volume Cultural planning: principi ed esperienze, che verrà presentato oggi 9 gennaio a Firenze e basato su uno studio svolto dall'Istituto per la programmazione economica della Toscana (Irpet), che analizza il fenomeno della culturalizzazione dell'economia nella regione, l'ingresso dei privati nella gestione e nello sfruttamento del patrimonio culturale apre nuovi e interessanti prospettive per il rinnovamento di un settore che, anche a causa della crisi economica degli ultimi anni, a livello nazionale è rimasto indietro rispetto ai concorrenti europei diretti, come Francia, Spagna e Inghilterra. Quali sono i passi per riuscire a trasformare la teoria in pratica? Partendo dalle aspettative di un imprenditore che investe in cultura, osservare come si modifica il ruolo delle aziende pubbliche con l'ingresso del privato e definire un ruolo nuovo, che deve per forza passare da un'azione di fund raising capillare. Che resta chiaramente alla base di qualunque piano di una certa consistenza per riuscire a sfruttare al meglio le opportunità offerte dalla disponibilità di materiale artistico presenti in Toscana. «La necessità di rivisitare queste questioni, mai sufficientemente approfondite, nasce dalla difficile fase economica che sta oggi vivendo l'industria Toscana, che spingono alla ricerca di percorsi di crescita locale ad essa alternativi - dice Patrizia Lattarulo, una delle ricercatrici che hanno lavorato al progetto - Spunto per riflettere su questi temi è l'importanza del settore produttivo in Toscana rispetto al resto del paese, e il trend positivo rilevato dalla crescita del valore aggiunto del settore Attività ricreative, culturali e sportive nella regione, secondo un modello che potrebbe essere replicato anche a livello nazionale». Secondo i dati presentati nello studio, la Toscana potrebbe dunque fare da esperienza pilota per il rilancio di tutta quanta l'industria culturale italiana, dettando le linee guida dell'intervento anche a livello delle istituzioni. «Un importante indicatore della rilevanza del settore nelle politiche pubbliche è fornito dalle risorse finanziarie messe in campo, che in Toscana sono complessivamente superiori ad altre realtà regionali, sia per disponibilità della pubblica amministrazione quanto per spesa dei privati, sponsorizzazioni bancarie e spesa turistica. Questo maggior impegno è dovuto alla ricchezza del patrimonio, e quindi all'elevato costo della tutela e della manutenzione ma è anche il risultato di una diffusa attenzione all'offerta culturale a scala locale».
Il privato spinge gli investimenti in cultura
Un volume di studio sull'industria culturale in Toscana, presentato a Firenze, analizza il ruolo dei privati nella gestione e nello sfruttamento del patrimonio culturale. Secondo il volume, l'ingresso dei privati apre nuove prospettive per il rinnovamento del settore, che è rimasto indietro rispetto ai concorrenti europei. Il volume suggerisce di valorizzare il patrimonio culturale attraverso politiche pubbliche e di definire un ruolo nuovo per le aziende pubbliche e private. La Toscana potrebbe fare da esperienza pilota per il rilancio dell'industria culturale italiana, dettando le linee guida dell'intervento anche a livello delle istituzioni.
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