Tutte opere donate o, nella maggior parte dei casi, concesse in comodato per molti anni. Ma tutte opere di privati cittadini, grazie ai quali il Comune - istituzione pubblica - ha allestito una sorta di museo (dedicato alla «Scuola Romana») nel museo (la Villa Torlonia). L'inaugurazione è recentissima, e l'allestimento è al secondo piano del celebre villino che fu residenza del duce, da un po' restaurato con i suoi fastosi apparati settecenteschi. Il nuovo «museo nel museo» vuole offrire uno sguardo d'insieme su quel vasto e variegato momento dell'arte che si sviluppò a Roma tra Prima e Seconda guerra mondiale: opere di Mafai, Antonietta Raphael, Trombadori, Francalancia, Ferrazzi, Pirandello e via elencando. Ma chi sono questi prestatori (quasi, a volte...) donatori? Nel «Chi è» dei gentili benefattori, che comunque si sono assicurati in questo modo una discreta pubblicità per le loro opere, compaiono soprattutto eredi e discendenti degli artisti (oltre all'Archivio della Scuola Romana, capitanato da Netta Vespignani, ci sono, tra gli altri, anche i nomi di Giulia e Miriam Mafai, di Fabiola, Daria e Ninetta Ferrazzi, di Donatella Trombadori, di Elena e Gustavo Francalancia, di Dora e Pierluigi Pirandello), ma anche alcuni collezionisti «puri» (e «forti») del periodo. Tre nomi su tutti: Loredana Guarnieri (cliniche private), Valerio De Paolis (distributore e produttore cinematografico) e Giuseppe Bertolami: suo in particolare uno dei tre disegni firmati Scipione, l'artista più rappresentativo (ma anche meno rappresentato in questo museo, in quanto costosissimo e pressoché introvabile sul mercato) di quella felice stagione.