Rimane aperto il tema dellautonomia gestionale di una pinacoteca priva di uno statuto e di fondi per le acquisizioni Lallestimento puntato sullOttocento rischia di lasciare il Novecento in secondo piano nellintero sistema museale -------------------------------------------------------------------------- Quasi 33 mila visitatori nei primi trenta giorni di apertura: a poco più di un mese dalla sua inaugurazione, il complesso monumentale di SantAnna alla Misericordia, nuova sede della Galleria darte moderna, può vantare un indiscutibile successo di pubblico che sarebbe riduttivo ricondurre alla campagna promozionale orchestrata dal Comune e alla decisione di consentire gratuitamente lingresso sino alla conclusione delle festività. Ormai da anni, ogni volta che a Palermo un monumento viene aperto al pubblico dopo decenni di chiusura, le lunghe file in attesa sono una consuetudine; è capitato nei mesi scorsi con i siti dellUniversità, e nel recente passato con il Teatro Massimo o con la Palazzina Cinese, e testimoniano una curiosità per il patrimonio culturale cittadino a cui non sempre si danno risposte adeguate e a cui non sempre, superati i clamori iniziali, segue una adeguata politica di gestione e di valorizzazione. Nel caso della Galleria (la Gam, come converrà chiamarla dallacronimo stilizzato che campeggia nel prato del chiostro), il plauso era giustificato da una serie di fattori: il primo museo ad aprire i battenti in città da oltre mezzo secolo, quando nel 1954 con lallestimento di Carlo Scarpa venne inaugurata la Galleria regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis; la conclusione di una annosa vicenda secolare, dalla istituzione della Galleria nel 1906 alla sua provvisoria sistemazione nel ridotto del Teatro Politeama; e infine uno dei restauri più imponenti mai realizzati allinterno del centro storico tale, anche per la sua collocazione nel tessuto viario cittadino, da porsi come possibile acceleratore del recupero della zona. Questi i dati e i meriti indiscutibili di una operazione che gli anni necessari al suo compimento (dal 1996 a oggi) qualificano come bipartisan. Azzerati i led luminosi che a piazza Politeama hanno scandito i giorni utili per lingresso gratuito, decantato inevitabilmente il clamore entusiastico e i suoi eccessi laudatori, rimangono comunque sul tappeto alcune questioni che proprio lassetto odierno della Gam contribuisce ad alimentare. Anche aldilà di alcune scelte opinabili del percorso espositivo (inevitabili comunque in qualsiasi allestimento) come la rinuncia ad autori importanti per la storia della pittura palermitana come Zerilli o Riolo, o lavere spezzato tra primo e secondo livello la vicenda della scuola di paesaggio siciliana di Lojacono, Leto, De Maria e Catti, le questioni di fondo restano altre: da un lato il profilo e lidentità delle collezioni del nuovo museo con le sue ricadute sullintero sistema museale cittadino, quello esistente e soprattutto quello (si auspica) a venire; e dallaltro il problema mai veramente affrontato degli strumenti dazione, giuridici ed economici, della nuova struttura, e della sua cruciale capacità di mettere in cantiere la politica espositiva con quella programmazione necessaria per accreditarsi nel panorama nazionale. Esiste anche un terzo, ulteriore ambito problematico, ed è quello della compatibilità tra edifici storici e funzioni museali che il restauro del SantAnna non sempre risolve felicemente; ma è una questione troppo complessa per essere affrontata in questa sede. Il primo punto è, al fondo, lineare: lallestimento della Galleria, articolato per nuclei storici e modellato sulla documentazione discontinua delle collezioni, ha privilegiato quasi per intero le raccolte ottocentesche, cercando ugualmente di ricostruire negli ambienti del museo una modalità del gusto del tempo (il ripristino delle cornici depoca, il rosso pompeiano alle pareti) a cui non sempre tuttavia la spazialità ridotta degli ambienti era adatta. Il percorso espositivo ha così rinunciato a documentare un aspetto importante dellOttocento, quellintreccio tra urbanistica, architettura, scultura e pittura che pure costituisce una delle ragioni di maggiore interesse storico e di maggiore consapevolezza teorica degli episodi palermitani: parallelamente, si direbbe, a quanto è avvenuto con la rinuncia alla luce naturale (per ragioni di conservazione delle opere, certo, ma forse con una illuminazione sin troppo bassa, quasi catacombale) e contrariamente a quanto è stato messo in opera per la prima volta alla Gare dOrsay dove tutto lOttocento trovava giustificazione coerente nella luce della grande stazione, e nel suo richiamarsi al primato della civiltà urbana. Se Ottocento doveva essere, insomma, forse non sarebbe stato fuori luogo inserire nella lettura di quel secolo il prototipo ligneo del teatro Massimo ad esempio, o i disegni di Damiani Almeyda, e restituire così la complessità sfaccettata della cultura artistica palermitana del tempo. Ma è soprattutto lo spazio esiguo dedicato al Novecento (appena accennato il Futurismo, molto parziali gli anni Trenta, del tutto assenti i decenni successivi) a innescare una sorta di effetto domino: perché se la Gam è fondamentalmente un museo dellOttocento, e la nuova struttura che verrà aperta ai Cantieri Culturali alla Zisa avrà come compito lindagine della contemporaneità, il Novecento rischia, a Palermo, di rimanere un secolo orfano: privo di documentazione permanente nonostante da diversi anni alcune mostre ne abbiano ricostruito la storia, e con il rischio di una definitiva dispersione delle opere sia per quanto riguarda la prima metà del secolo che per gli anni Cinquanta e Sessanta. Che tale prolungamento delle collezioni sia necessario è fuori discussione: si apre adesso il dibattito su come, in quali spazi, e anche con quale profilo istituzionale. Ma ugualmente con quali mezzi: ed è la seconda questione lasciata irrisolta nonostante il trasferimento al SantAnna rilanci legittimamente le ambizioni della Galleria. A tuttoggi la Gam non ha un vero e proprio statuto che ne guidi e organizzi le attività, non ha in bilancio una voce specifica per nuove acquisizioni capaci di integrare in modo mirato le raccolte, non ha una autonomia finanziaria che le permetta di programmare e mettere in cantiere le attività espositive con tempi certi. Tutti elementi fondamentali per un corretto funzionamento della struttura, e addirittura indispensabili se si vuole che la nuova Galleria darte moderna svolga quel ruolo dinamico che sino a oggi ha non ha potuto esercitare se non in modo intermittente e discontinuo. Le migliaia di visitatori in attesa in queste settimane esprimevano anche lesigenza di una istituzione culturale capace di essere tessuto vivo nella memoria e nella identità della città. Per questo però occorrono mezzi e strumenti, e tocca agli amministratori fornirli. Aldilà della ribalta mediatica.
Palermo - quello che manca alla nuova Galleria di arte moderna
Il complesso monumentale di SantAnna alla Misericordia a Palermo ospita la nuova sede della Galleria darte moderna, inaugurata pochi mesi fa. Il museo ha registrato un grande successo di pubblico, con quasi 33 mila visitatori nei primi trenta giorni di apertura. Tuttavia, rimane aperto il tema dell'autonomia gestionale della pinacoteca priva di uno statuto e di fondi per le acquisizioni. La Galleria ha privilegiato quasi per intero le raccolte ottocentesche, rinunciando a documentare un aspetto importante dell'Ottocento, come l'intreccio tra urbanistica, architettura, scultura e pittura.
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