Intesa firmata: 2 milioni e 600 mila euro, lavori entro due mesi Il cardinale: "Facciamo presto" ------------------------------------------------------------------------------ Furono la prima "casa" riservata alle reliquie di Gennaro "faccia ngialluta", il vescovo martire e protettore di Napoli, il nobile Procolo Ianuario che grazie alla liquefazione del suo sangue tanto culto, e passione e legami intrecciati tra fede e folclore, avrebbe ispirato tra i figli della sua comunità, pagana e cristiana, talvolta allo stesso tempo. Ora si candidano a diventare, con i mosaici, gli affreschi del Sesto secolo dopo Cristo e con la radicale e palpitante bellezza della sua architettura underground che scorre sotto le viscere da Capodimonte alla Sanità, alveari, cripte, cupole e basiliche scavate nel morbido tufo, la nuova attrazione di Napoli 2007. Forse, recuperando anche qualche decennio di indifferenza da parte di Stato e Chiesa locale, riusciranno a trasformarsi nella punta di diamante di Napoli sotterranea. Prima che termini lanno bambino, magari. Anzi, come auspica ieri il cardinale Crescenzio Sepe alla presenza del governatore Antonio Bassolino, a imprimere con la concretezza che segna il suo porporato anche lagenda di questo restauro: «Mi raccomando, facimme ampressa». Ovvero: lintesa è stata firmata ieri, la copertura finanziaria è disponibile con oltre 2 milioni di euro, i lavori annunciati per i prossimi mesi. Insiste il cardinale, presente ieri con le altre autorità nella sala giunta di Palazzo Santa Lucia, con proverbiale schiettezza: «Ce la facciamo per la festività di San Gennaro 2007? E poi ad ottobre arriveranno i patriarchi e i capi di tutte le religioni per il dialogo interreligioso tra i popoli, evento internazionale: io li voglio portare tutti a vedere le catacombe. Ce la facciamo?». E di fronte a qualche imbarazzato silenzio, ancora in napoletano: «Facimme ampressa». Forte di una consapevolezza che Sua Eminenza sussurra a rischio di un giocoso incidente diplomatico con monsignore Mauro Piacenza della pontificia commissione archeologica del Vaticano (che è proprietario, per norme concordatarie, del tesoro sotterraneo): «I nostri vestiboli e ipogei sono anche più belli di quelli di Roma. Voglio scrivere a tutti i vescovi del mondo: venite a vederle queste catacombe». Rilancia monsignor Piacenza: «Qui e a Roma». E Sepe: «Prima a Napoli». Siparietto tra preti che non cancella il sogno. Sociale prima che turistico: spalancare le catacombe di San Gennaro. Altro che cimitero primitivo. Una «straordinaria sequenza di tesori archeologici ed artistici», annotano il governatore Bassolino con il soprintendente archeologico Stefano De Caro. «Al punto che - aggiunge il governatore - dopo il primo scudetti, i tifosi scelsero come icona della città quel dipinto di San Gennaro con alle spalle Vesuvio e Monte Somma, che pochi sanno essere custodito in queste catacombe». Lintesa tecnico-burocratica appena firmata per farle rinascere dovrebbe contare su promotori diretti: oltre a Bassolino e a Sepe, partecipano il sindaco Iervolino, lassessore regionale Marco Di Lello, e monsignor Piacenza della Commissione pontificia con il professore De Caro della soprintendenza archeologica. Saranno 2 milioni e 600mila euro di Palazzo Santa Lucia a finanziare i lavori di recupero e messa in sicurezza dei due costoni tufacei oggi pericolanti e, soprattutto, ad assicurare la riapertura del 70 del bene, oggi chiuso al pubblico, nonché il riutilizzo dellingresso "dal basso" di vico San Gennaro dei Poveri. Il progetto dovrebbe essere pronto entro un mese, tra due linizio dei lavori. Almeno stando ai buoni propositi duna conferenza dinizio anno. «Non le ho ancora visitate, ma è notoria la ricchezza del nostro patrimonio sacro sotterraneo - sottolinea il sindaco - Penso alle catacombe di San Lorenzo, al suggestivo cimitero delle Fontanelle». Il sogno dovrebbe tradursi presto in nuovi «strumenti di contrasto» contro il degrado cittadino di alcune zone, e non solo a vantaggio dei turisti dogni provenienza e credo, e dei cultori dellarte. «Speriamo serva anche per la vivibilità e lo sviluppo di rioni che aspettano di rinascere e di essere compiutamente valorizzati e sviluppati, come la Sanità», auspica ancora il cardinale. Dando voce al disagio di comunità reiette e ancora "lontanissime" dal centro. Quelle sì, viventi catacombe.