La cultura mondiale riparte dalla Capitale. «Non lanceremo una nuova romanizzazione del globo - scherza Jack Lang, ex ministro della cultura francese - L'avete già fatta e molto bene, L'idea è piuttosto quella di un appello alla resistenza culturale». Anche se non è colpa della globalizzazione, processo storico ed economico piuttosto che morale, le politiche culturali sono sempre più rade e troppo spesso gli intellettuali finiscono - e si rifugiano - nelle ultime riserve indiane. Cosi è stato lanciato ieri dal Campidoglio l'«Appello di Roma», con l'obiettivo di riportare al centro dell'azione di governo la cultura a livello internazionale, firmato da Gilberto Gil, ministro della cultura brasiliana, e da tre suoi ex colleghi, Jack Lang (Francia), Manuel Carrillo (Portogallo) e Walter Veltroni. Il documento dovrebbe dar luogo a una serie di iniziative e incontri per la stesura di un manifesto mondiale per la cultura da elaborare a Barcellona durante il forum culturale, una sorta di esposizione universale da maggio a settembre 2004, e da approvare infine in luglio a San Paolo, in Brasile, in occasione del primo forum della cultura mondiale, manifestazione che avrà cadenza triennale. In Campidoglio, per l'Appello, erano così presenti anche i direttori dei due Forum, Jaime Pages e Rebecca Raposo. «Ci siamo incontrati - ha spiegato Veltroni - per la grande amicizia che ci lega ad un Paese così carico e ricco di cultura, ma allo stesso tempo di contraddizioni sociali, come quello brasiliano ma soprattutto per rilanciare il tema della centralità della cultura nei processi di mondializzazione. Roma si sente e si pone come crocevia di processi e di temi culturali diversi. La cultura è inoltre un grande strumento - ha concluso il sindaco - per combattere ogni forma di apartheid tra Nord e Sud, ricchi e poveri, centro e periferia». Carrillo ha ribadito che solo dalla cultura può venire la speranza di abbattere ogni forma di discriminazione, da quella razziale a quella economica. Lang ha parlato della necessità di una «resistenza culturale internazionale, in un momento in cui la cultura è messa da parte e, spesso, proprio ostacolata». Quindi ha sottolineato il valore e l'esempio dato dal doppio ruolo assunto da Gil, con un impegno governativo e il suo tradizionale impegno d'artista. Gil, che è in tournée in Italia in coppia con Maria Bethania, si è soffermato sull'importanza della cultura come dinamica anche economica per combattere l'esclusione sociale e sul significato di un'iniziativa come l'Appello nel mondo globalizzato, in cui bisogna cercare di occupare tutti gli spazi disponibili e crearne anche di nuovi. Quindi ha spiegato che l'idea di cultura, che lui e il governo presieduto da Lula vorrebbero da oggi per il Brasile, punta sull'impegno diretto degli artisti e intellettuali, sulla distribuzione di semi di critica e contestazione, sulla complessità e la varietà. Veltroni ha sottolineato che non a caso l'iniziativa nasce in un momento «in cui si parla di guerra e si sentono parole oscure» e ha invitato ad opporsi all'omologazione della mondializzazione proprio con la ricchezza e la diversità delle culture, col loro scambio e dialogo. «Questa manifestazione -ha concluso l'assessore Gianni Borgna - è la dimostrazione che tutti i ministri della Cultura guardano a Roma».