Gli archeologi? Gente che aspetta la primavera e i primi caldi... È allora, quando i prati del Palatino si ricoprono di anemoni e margherite, che arrivano qui, sul colle più importante di tutta la roma antica, loro, gli scavatori. Frotte di appassionati, guidati da studiosi illustri come Andrea Carandini che nel cuore dei Fori cerca le Vestali e i riti più antichi, oppure Clementina Panella che dall'altra parte, di fronte al Colosseo, cerca nelle viscere del colle e trova meraviglie come lo scettro dell'imperatore Massenzio. La Panella è una donna piccola ma tenace, docente alla Sapienza, a suo agio soprattutto all'aria aperta con quel drappello di ragazzi entusiasti con gli elmetti gialli in testa, studenti e ricercatori, che pendono dalle sue labbra. Gli scavatori, appunto. A guidarli è lei, la studiosa che da anni si applica a quella fetta di territorio illustre che sono le pendici del Palatino, in quell'angolo superbo di storia che sta tra il colle, la via Sacra e il Colosseo davanti all'Arco di Tito. È lì che lei ha fatto le sue grandi scoperte. Come la fontana augustea della Meta Sudans, poi reinterrata (con suo grandissimo disappunto). O come lo scettro dell'imperatore Massenzio, portato come esempio dei nostri beni ritrovati dal ministro Rutelli a New York. O ancora come l'ignota via Trionfale. O infine, ma qui bisogna abbassare la voce perché lei non si è ancora deciso ad annunciarlo, come la ritrovata casa natale di Augusto, l'ultimo entusiasmante ritrovamento appena avviato e ora da completare. Eccolo l'appuntamento della Panella al Palatino. Con la nuova primavera, lei spera in cuor suo di veder di nuovo meraviglie inaspettate, tipo quei barbagli lucenti come oro che sei mesi fa sono spuntati all'improvviso dal terreno, lo scettro da imperatore che poi grazie alla ceramica ritrovata nel terreno circostante è stato possibile attribuire con fondata certezza a Massenzio. Accadeva nel maggio scorso: il ritrovamento unico ed eccezionale, avvolto in tessuti di seta e di lino ormai mineralizzati dal tempo e chiuso dentro casse di legno macerate e collassate, riguardava le insegne mai trovate finora di un imperatore di età tardo-antica. Quattro lance con le lame in ferro, con le aste in oricalco (una miscela di rame e zinco) a cui erano applicati gli stendardi secondo iconografie ampiamente note, due picche e due alabarde da interpretare come armi da cerimonia, anch'esse con aste in oricalco, e soprattutto tre scettri muniti all'estremità di «globi» in vetro e in calcedonio. Erano in una fossa nascosta in un sottoscala, accanto alla via Sacra, percorsa ogni giorno da migliaia e migliaia di turisti ignari che dal Colosseo salgono al Palatino. Nascoste probabilmente dopo la sconfitta di Massenzio a Ponte Milvio, per evitare che il vincitore Costantino se ne impossessasse. Straordinario, no? Lì vicino Clementina Panella nel 2003 aveva riportato già alla luce la straordinaria fontana della «Meta Sudans» augustea. Siamo nel Pomerio che fa da raccordo quasi mistico delle regioni centrali di Roma e che accoglie negli strati più profondi la zona votiva e sacra ritrovata dalla PaneUa, forse le Curiae Veteres, con un nuovo tempietto d'età flavia e un «pozzo» che ha restituito anch'esso un deposito votivo costituito da vasi rituali, offerte, antefisse e astragali bruciati, riconducibili ad un culto femminile, ctonio e forse oracolare. Il «pozzo» sporgeva dal bordo della strada, rintracciata per una lunghezza di cento metri, che dall Vili secolo s'incuneava di sbieco tra Palatino e Velia, incrociando l'attuale via Sacra. Clementina Panella è certa: quella è l'antichissima via Trionfale che dall'età di Ser-vio Tullio arriva fino a Nerone, una strada che univa la valle del Colosseo al Foro, una strada finora ignota. E quest'anno conta dio riportarla alla luce nel suo asse centrale. Ecco cosa trova, nel silenzio generale, l'archeologa. Ma il suo prossimo, segreto, obiettivo riguarda soprattutto Augusto. Nel Pomerio infatti c'è anche un isolato che prima dell'incendio neroniano ospitava case aristocratiche, di cui una è stata scoperta sulle pendici del colle, con fasi edilizie che dal VI secolo a.C. raggiungono la prima età imperiale. La parte finora scavata (gran parte di essa è sotto le sostruzioni della Vigna Barbe-rini e le Tenne di Eliogabalo) sembra ubicata nel punto in cui Svetonio e Festo collocano la casa natale di Augusto. Nella domus c'è un mirabile mosaico a disegni geometrici a scacchiera di 3 metri per 7, che è stato «strappato» per essere esposto al Museo di Palazzo Massimo. La Panella sa che cosa deve fare nel 2007: ritrovare tutta la domus di Augusto, tirarla fuori dalle viscere del Palatino.