«Se poi le iniziative che i volenterosi enti culturali della città producono a tutto spiano aumentassero ci sarebbe bisogno di un coordinamento», questa almeno sembra essere l'opinione di Andrea Landi presidente della Fondazione CrMo. Se il professore di economia pensa ad una struttura permanente (magari una fondazione pubblico-privato a cui conferire in gestione beni culturali pubblici?) non è dato sapere però nel caso alcuni operatori culturali cittadini sembrano d'accordo In passato Angela Vettese, direttrice della Civica, rifletteva sul fatto che se c'è collabo razione Francesca Piccinini «ogni responsabile deve sapere che va incontro ad uno sforzo ulteriore e non deve avere paura del possibile 'controllo' degli altri colleghi». Basta con la gestione armata del proprio orticello, maggiore solidarietà; anche farli sedere intorno ad un tavolo potrebbe essere compito della struttura. Francesca Piccinini, direttrice del museo d'arte, ripensando alle parole di Landi si dice «favorevole ad un tavolo comune salvaguardando la singola autonomia scientifica degli enti, anche perché i fondi sono sempre pochi e gli staff sottodimensionati impossibilitati a svolgere certe funzioni organizzative». Del resto anche un commentatore noto come Edmondo Berselli, invitava questa estate la città a «volare alto perché non c'è l'impressione che la città sia totalmente mobiitata con i suoi mezzi, con tutte le sue risorse, con il consenso». La stessa ipotesi di cui parlò la Gazzetta, alcuni mesi fa. di tentare di unificare due biblioteche specializzate dalle enormi potenzialità in campo artistico come quella della Fondazione e la comunale Poletti - ponendosi come obiettivo la creazione di un piccolo Istituto Germanico dotato di mezzi e in grado di collaborare con Università e musei - venne presa dagli amministratori con sufficienza, quasi il solo proporlo fosse un delitto di lesa maestà. Altra rivoluzione, in termini di coordinamento delle iniziative culturali, marketing culturale, fund raising, rapporti con gli stakeholders, networking specifico e gestione del marchio di "Modena cultura", potrebbe essere anche la costituzione di una impresa strumentale da parte dell'ente cassa medesimo. La legge (decreto 153 del 1999, ne parla diffusamente il Giornale dell'Arte di settembre) le permetterebbe infatti di dar vita ad una società controllata con la possibilità di vendere cataloghi e gadget pur agendo nel terzo settore. Sarebbe alL'avanguardia perché fino ad ora in Italia le imprese di questo tipo sono, tra le 88 fondazioni ex bancarie, una trentina, quelle che operano in campo artistico meno di 10. Però pare funzionino, da Trieste a Genova, da Rimini a Venezia, un solo esempio: Fondazione Montepaschi nel 2005 ha creato "Vernice Progetti Culturali Srl" che ha lo scopo di realizzare iniziative culturali insieme agli enti cittadini.
MODENA. La sfida: iniziative coordinate Ma c'è il coraggio di farlo?
La Fondazione CrMo di Andrea Landi ha espresso l'opinione che le iniziative culturali della città dovrebbero essere coordinate. Landi ha suggerito la creazione di una struttura permanente, come una fondazione pubblico-privata, per gestire beni culturali pubblici. Altri operatori culturali cittadini sembrano d'accordo. Francesca Piccinini, direttrice del museo d'arte, ha espresso la stessa opinione, favorevole ad un tavolo comune che salvaguardi la singola autonomia scientifica degli enti. Edmondo Berselli ha invitato la città a volare alto, sottolineando la necessità di unificare le risorse e il consenso.
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