Da Cremona a Noto, i lettori ci segnalano palazzi e chiese a rischio. Una coscienza civile che cresce Fu mio padre a portarmi per la prima volta a Roma. Andammo in automobile, una Fiat 124 aziendale color giallo canarino. Arrivati nella Città Eterna fu del tutto naturale per il mio genitore-autista fare una cosa che oggi lascerebbe inorriditi: parcheggiare la macchina in Piazza San Pietro all'ombra del colonnato. Al principio degli anni Settanta questa era la sensibilità dell'italiano medio e della classe dirigente nei confronti del patrimonio artistico nazionale. Piazze monumentali tranquillamente usate come parcheggi, palazzi storici ricoperti di insegne pubblicitarie al neon (ricordate cos'era piazza del Duomo a Milano?), musei eternamente «chiusi per restauri» e centri storici abbandonati al più deprimente degrado come lo erano, fino a non moltissimo tempo fa, quelli di Genova, Napoli, Palermo o Catania, tanto per fare qualche piccolo esempio. è fuor di dubbio che negli ultimi trent'anni la sensibilità degli italiani rispetto al patrimonio artistico nazionale è molto cambiata. La nascita del ministero dei Beni Culturali nel 1975 col suo apparato difunzionari sparsi nel territorio, le attività di agguerrite associazioni ambientaliste come Italia Nostra o il Fai e una maggior attenzione dei media attorno ai temi della salvaguardia artistico-ambientale hanno contribuito in modo radicale al cambiamento di rotta. Oggi non si parcheggia più in Piazza del Plebiscito a Napoli e tutti i palazzi che vi prospettano sono perfettamente restaurati. Oggi i tram di linea non sfiorano più le sedici colonne romane di San Lorenzo a Milano facendole tremare come in passato. Con il cambio di mentalità di amministratori e cittadini, possiamo affermare che i grandi e medi centri storici italiani sono stati messi in sicurezza. Increduli? Fate due passi nell'isola di Ortigia a Siracusa o nel quartiere di Santa Maria di Castello a Genova e toccherete con mano la mirabile metamorfosi. Attenzione però. L'invito ad andare a sedersi sulle panchine in ceramica del nuovo e bellissimo lungomare di Palermo non deve coincidere con l'invito a sedersi sugli allori. Per la salvaguardia del patrimonio artistico e ambientale in Italia c'è ancora moltissimo da fare. Basta uscire dal cono di luce delle grandi città e dei grandi monumenti per osservare quante antichità, chiese, ville, palazzi e reperti di archeologia industriale sparsi sul territorio siano ancora malamente pericolanti. Le fotografie inviate dai lettori da ogni angolo d'Italia al nostro «Croll Center» sono documenti parlanti. In Italia l'arte è dappertutto, ma non tutti se ne rendono conto. Una ricerca realizzata lo scorso anno dall'Istituto Astra per conto del Fai ha rivelato che il 38 dei giovani italiani tra i 15 e 24 si è dichiarato «totalmente disinteressato all'arte». Il primo nemico del «patrimonio diffuso» è dunque l'indifferenza, il non rendersi minimamente conto di ciò che ha un valore artistico, il non capire ad esempio che l'autofficina nel centro del proprio paese è stata ricavata da una ex chiesa barocca sconsacrata che, se recuperata, potrebbe rendere assai più bello, attraente e prezioso il centro del suddetto paese. Consola il fatto che questi indifferenti almeno non fanno danni. Perché il vero pericolo viene dagli indifferenti alle pietre antiche che però amano come pazzi i mattoni moderni. Se osservate, l'Italia è tutta un cantiere, molte vecchie cascine, vecchie fabbriche o vecchie ville liberty hanno generosamente regalato le loro cubature a condominietti a sei, otto, dodici piani: è il modo più veloce ed efficace per demolire quel che resta del Bel Paese. Indifferenza e affarismo pendono come spade sull'arte sparsa per la Penisola. Per questo gli occhi e gli obiettivi dei telefonini vanno tenutipiù che mai aperti, nei piccoli come nei grandi centri italiani, dove un «Croll Center» come il nostro potrebbe essere utile quanto un 118. Servirebbe per segnalare da un lato i guai ad esempio, la splendida Villa Reale di Monza con tre facciate ancora cadenti e dall'altro gli avvenuti recuperi: come quello del convento dell'Annunziata ad Abbiategrasso vicino a Milano, dove una chiesa fatiscente è stata restaurata e ha restituito un'inattesa sorpresa, un ciclo d'affreschi di Nicola Moietta datato 1519. Mai snobbare e tantomeno abbattere l'architettura "minore".