A poco più di due anni dalla riforma del ministero per i Beni e le attività culturali che istituiva i Dipartimenti e sopprimeva il Segretariato generale (Dpr 100604, n. 173), una nuova legge ha ora abolito i Dipartimenti e ricostituito il Segretariato generale (Dl 31006, n. 262). Non si può dire che il ministero abbia vita tranquilla e non solo per ristrettezze di bilancio! Si è però tentati di aggiungere che, messa mano a una nuova riforma, forse sarebbe stato opportuno porsi il problema se valesse la pena conservare le Direzioni regionali che salvo rari casi non hanno dato l'esito sperato, creando spesso intralci burocratici e sovrapposizioni di competenze. Intanto si profila ancora un'altra riforma: creato anzi risorto il Segretariato generale c'è chi pensa di far afferire a questa struttura tutti gli istituti centrali del ministero, sottraendoli alle competenze delle direzioni generali. Se la proposta avesse seguito, si verifìcherebbe la discutibile situazione di un organo squisitamente amministrativo preposto alle attività di istituti che hanno finalità scientifiche, tecniche e didattiche e che prima dell'istituzione dei Dipartimenti oggi aboliti rientravano tutti nelle competenze delle rispettive direzioni generali preposte a quei beni che costituiscono il contesto proprio delle attività degli istituti. Privare le direzioni generali di competenze essenziali alle loro attività e far afferire tutti gli istituti alla Segreteria generale significherebbe oscurare la loro fisionomia di enti di ricerca e formazione, sottraendoli al loro ambiente storico e culturale. Il segretario generale infatti (stando alla definizione data nel Dl 201098, n. 368) «assicura il mantenimento dell'unità dell'azione amministrativa», «coordina gli uffici e le attività del ministero, vigila sulla loro efficienza» e proprio per questo sembra difficile attribuirgli competenze nel governo di istituti dotati di una propria autonomia scientifica e amministrativa. il fatto positivo, ma del tutto occasionale che dal primo gennaio il segretario generale sia uno stimato archeologo particolarmente attento ai problemi del restauro, non può giustificare la proposta afferenza: al suo posto potrà domani essere nominato un funzionario di tutt'altra amministrazione, proprio perché il profilo del segretario generale è amministrativo e non scientifico. E poiché si parla insistentemente di nuovi «accorpamenti», vorrei ricordare le motivate reazioni, culturali e politiche, al progetto di «accorpare» l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze (di origine medicea, i88, dotato di autonomia nel 1975) con altri istituti in un nuovo Istituto superiore per il restauro. Accorpamento accantonato, sembra, ma significativo anche per le critiche che ha suscitato: vorremmo da parte nostra aggiungere che forse invece di parlare di «accorpamenti» quasi si trattasse di materiali amorfi da ammucchiare in depositi unici sarebbe meglio parlare di "sistema" per realizzare una sinergia fra istituti ed enti che operano in contesti diversi, rispettandone l'autonomia, le competenze, le metodologie. Soprattutto non si costruiscano nuove rischiose strutture amministrative: gli enti di ricerca nascono nella storia, rispecchiano esperienze diverse, non nascono per decreto. Fortunatamente le posizioni assunte dal ministro Rutelli e dal sottosegretario Marcucci nella polemica sull'Opificio delle Pietre Dure indicano la loro attenzione alla concreta realtà e specificità degli istituti che costituiscono un punto di forza del ministero.
Misteri e Ministeri - Caro Rutelli, non ti serve un Segretario
Il ministero per i Beni e le attività culturali ha abolito i Dipartimenti e ricostituito il Segretariato generale. La riforma è stata motivata dalle ristrettezze di bilancio, ma si è anche discusso sulla necessità di conservare le Direzioni regionali, che spesso hanno creato intralci burocratici e sovrapposizioni di competenze. Un'altra riforma si profila, che prevede di far afferire tutti gli istituti centrali del ministero alla Segreteria generale, privando le direzioni generali di competenze essenziali. Questa proposta è stata criticata per oscurare la fisionomia di enti di ricerca e formazione, e per sottrarre loro l'ambiente storico e culturale.
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