Creare un'area di convergenza dei professionisti della cultura e della conoscenza, sia a livello italiano che europeo. E' l'impegno che la CIU (Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali) ha assunto per instaurare un dialogo con le istituzioni nazionali e comunitarie. Una necessità che sta diventando sempre più impellente all'indomani delle direttive dell'Unione europea per stabilire standard comuni di definizione delle competenze degli operatori culturali nella società della conoscenza. Parametri difficili da tracciare vista la varietà di professionisti catalogabili in quest'area, dagli operatori della comunicazione agli storici dell'arte, dagli architetti agli archeologi: il coordinatore del centro europeo per il management culturale Emilio Cabasino individua 75 figure professionali. Per capire la strada da imboccare la Ciu ha organizzato a Roma un forum sul profilo del lavoro nella società della conoscenza, Creare una rete delle professioni intellettuali della cultura in Italia e in Europa. «La cultura è il collante per qualsiasi tipo di attività, politica, economica o sociale che sia», spiega Corrado Rossitto, presidente del Ciu e consigliere del Cese (Comitato economico e sociale europeo), organismo consultivo per tutte le istituzioni comunitarie. «In sede europea è il leit-motiv di ogni dibattito. La coesione e l'identità nazionale e comunitaria non si realizza solo con strumenti economici ma disegnando una linea comune per realizzare una rete di conoscenza. E' con la comunicazione e la condivisione culturale che si costruisce un'identità e il valore aggiunto. Noi siamo coinvolti in quest'operazione per il nostro enorme patrimonio culturale. Entro il 2008, anno del dialogo interculturale, organizzeremo nella Ciu una federazione delle associazioni dei professionisti della cultura, uniti nel dialogo alle istituzioni a qualsiasi livello. Occorre aggregare le energie intellettuali disperse, realizzando microimprese del sapere o delle cooperative della conoscenza». La Ciu è un'organizzazione che tutela gli interessi di quadri, professionisti dipendenti, ricercatori, operatori intellettuali e culturali ed è membro del Cnel oltre che Cese. Sta lavorando con l'Unci (Unione nazionale cooperative italiane) e con le organizzazioni di impresa per stabilire norme e parametri per una corretta collocazione del professionista intellettuale nel mercato del lavoro. Regole che si possono stabilire solo in un contesto collaborativo a 3 60 gradi, sia sul fronte degli ordini professionali che delle associazioni. Un modello, quello del network di competenze che è già stato adottato, rimanendo nel settore artistico culturale, dal nucleo dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale, che risponde al ministero dei Beni culturali. Un corpo operativo di 300 persone che in 35 anni di lavoro ha recuperato 250mila opere e 500mila reperti archeologici trafugati. «Grazie alle innovazioni tecnologiche, alla formazione e ad una rete capillare di collaborazioni arriviamo anche dove non siamo direttamente presenti», spiega il colonnello Ferdinando Musella, comandante del reparto operativo. «Ci avvaliamo di esperti istituzionali per il riconoscimento delle opere, e siamo in continuo contatto con le università italiane e con organizzazioni di polizia internazionali, istituzioni con cui c'è uno scambio ininterrotto di informazioni e di competenze. Una comunicazione puntuale e costante che ci consente di mantenere intatto, o quasi, l'enorme patrimonio culturale».
Nasce il network europeo degli operatori culturali
La CIU (Confederazione Italiana di Unione delle Professioni Intellettuali) ha l'obiettivo di creare un'area di convergenza dei professionisti della cultura e della conoscenza a livello italiano e europeo. La Ciu ha organizzato un forum a Roma per discutere il profilo del lavoro nella società della conoscenza e ha stabilito la necessità di creare una rete delle professioni intellettuali della cultura in Italia e in Europa. La cultura è considerata il collante per qualsiasi attività, politica, economica o sociale. La Ciu lavora con le istituzioni nazionali e comunitarie per stabilire standard comuni di definizione delle competenze degli operatori culturali.
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