UN BANDO INTERNAZIONALE PER NUOVI SCENOGRAFICI ALLESTIMENTI Al suo posto cassettiere blindate mostreranno mille piccoli oggetti Dopo lo Statuario, trasfigurato dal grande scenografo Dante Ferretti, il Museo Egizio si accinge a valorizzare con degno allestimento, in nuovi spazi, la celebre e visitatissima tomba dell'architetto Kha e di sua moglie Merit. Con i suoi ricchi e intatti corredi funebri costituisce una delle più complete testimonianze esistenti al mondo di vita domestica dell'antica civiltà egiziana. Finora è stata conservata in un ambiente attiguo alla sala 3 del primo piano. Entro il 2007 sarà trasferita nella sala 1, ricollocata in un sacello centrale di vetrine. Riproporranno le proporzioni originarie della tomba, consentendo però ai visitatori di avere più spazio intorno e di scoprire così la ricchezza del patrimonio esposto. Nei locali lasciati liberi da Kha e consorte saranno invece sistemate alcune cassettiere. Il pubblico potrà aprirle a piacere, per ammirare sotto vetri blindati mille piccoli oggetti: papiri, ostraka, amuleti, tessuti. «Entro Capodanno - spiega Eleni Vassilika, direttrice del Museo - sarà bandito un concorso internazionale che prevede la ricollocazione della tomba, l'adeguamento degli impianti di riscaldamento della sala 1 e diversi altri servizi museali di accoglienza». La notizia è stata data a margine del convegno «Ernesto Schiaparelli e l'architetto Kha», organizzato ieri all'Accademia delle Scienze, dall'Università di Torino e dall'«Associazione Amici e Collaboratori del Museo Egizio», presieduta da Beppe Moiso. Vi hanno partecipato egittologi del rango di Sergio e Anna Maria Donadoni, Antonio Loprieno, Alessandro Bongoianni, Rita Lucarelli, Salvatore Settis, Elvira D'Amicone, Silvia Einaudi, Barbara Russo, Silvio Curto e Alessandro Roccati. «L'incontro - ricorda Moiso - ha voluto ricordare i 150 anni dalla nascita dell'archeologo piemontese Schiaparelli che ritrovò la tomba di Kha un secolo fa, il 16 febbraio 1906. L'occasione ha permesso di meditare sulle ipotesi di riallestimento espositivo dei beni che appartennero a Kha e Merit». Vissero fra il 1450 e il 1380 avanti Cristo. Conobbero tre faraoni: Amenofi II, Tutmosi IV e Amenofi III. Morirono entrambi attorno ai 60 anni. Una bella età per l'epoca, ritenuta «giusta» per gente agiata, «dopo venti anni di gioventù, venti di studi e venti di professione», come ricorda il papiro «Insinger» citato da Curto. Merit, «l'amata da Dio», nome che in lingua ebraica divenne Maria, morì per prima. Kha, affranto, come estremo gesto d'amore, le dono il sarcofago che aveva preparato per sè. Lasciarono tre figli: una ragazza e due maschi, uno dei quali divenne decoratore di tombe regali. «I due coniugi - ricorda Curto - portarono nel sepolcro tutto l'arredo di casa»: letti, panche, sgabelli, cofani, tele, tuniche, stoffe, vasellame in ceramica, metallo e pietra. Non dimenticarono unguentari, vetri per profumi e bistro. Kha volle con sè i suoi strumenti di misura, persino il necessaire da viaggio per la toilette. Merit chiese la parrucca, un gioco di pedine e il cofanetto dei cosmetici. «Li ritrovò Schiaparelli - ricorda Anna Maria Donadoni - e li collocò al Museo Egizio di Torino, dove costituiscono uno dei tesori più preziosi. Scelse uno spazio pensato apposta per restituire al pubblico il disegno dell'ambiente originale». «Schiaparelli - sottolinea Moiso - si limitò ad estrarre gli oggetti dai loro cofani, senza disperderli». E' giusto ora ricolocarli in spazi più vasti? Non si rischia di turbare l'atmosfera originaria? «Mi auguro - dice Donadoni - che lo spazio che ospiterà i corredi conservi il raccoglimento necessario. Ma migliorare l'agibilità del pubblico è indispensabile». «Per questo - interviene Vassilika - si ipotizza un dedalo di vetrine, con passaggio interno, posto al centro della sala 1, dove trionferebbe la splendida maschera mortuaria di Merit, al momento non esposta». «Schiaparelli - nota Moiso - scelse di mantenere il corredo ammucchiato perchè allora non aveva altri mezzi didattici per evocare l'intimità di una tomba. Oggi è possibile disporre gli arredi in ambienti più ampi senza alterarne il fascino, perchè esistono tecnologie capaci di restituirci in modo virtuale le atmosfere degli antichi sepolcri egizi».