Settemila anni di storia per far sentire più vicina la Turchia ad un'Europa che rimane scettica sull'ingresso di Ankara nell'Unione. Molte le opere provenienti dai maggiori musei di Istanbul, tra cui il celebre Topkapi Sarà il presidente della repubblica turca, Ahmet Necdet Sezer ad inaugurare, il 10 gennaio, la mostra Turchia. 7000 anni di storia. A fare gli onori di casa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche perché la mostra è allestita nelle sale delle bandiere del palazzo del Quirinale. Dopo il grande (in termini di organizzazione e costi più che di successo) evento organizzato in Friuli Venezia Giulia, I Turchi in Europa, ora tocca a Roma ospitare un'altra importante iniziativa culturale. Perché sembra che proprio sulla cultura la Turchia voglia puntare per farsi per così dire conoscere meglio da quell'Europa che è ancora molto scettica sull'ingresso di Ankara nella Ue. Già due anni fa era stata organizzata a Londra la più grande mostra dedicata ai turchi e alla loro storia. Turks (così si chiamava l'iniziativa) era stata seguita da un'altra mostra dedicata ai vestiti dei sultani ottomani allestita a Washington. Dalla prossima settimana (e fino al 31 marzo) si potranno ammirare quarantatré opere provenienti da quattro musei turchi. Sono reperti che il segretariato della presidenza della repubblica (curatore della mostra) ha selezionato per raccontare le civiltà che si sono succedute sul territorio anatolico. A partire dall'insediamento urbano di Catal Höyük, la più vecchia e più grande città di età neolitica mai ritrovata. Gli oggetti esposti dunque rappresentano l'ampio arco cronologico che va dai primi contadini della piana di Konya nell'VIII millennio a.C. fino ai fasti della corte imperiale racchiusa nelle mura del palazzo di Topkapi, all'inizio del '900. Da Topkapi provengono alcuni dei pezzi che saranno esposti dalla prossima settimana, accanto a quelli provenienti dal museo delle civiltà anatoliche di Ankara, dal museo archeologico e dal museo delle arti turche e islamiche di Istanbul. Nel messaggio di presentazione della mostra, il presidente Napolitano ricorda «il mare che bagna le coste italiane e turche antico crocevia di civiltà accatastate, che si sono influenzate a vicenda nel corso dei millenni. Spesso - prosegue Napolitano - queste civiltà si sono opposte, ma all'indomani di ogni scontro le tessere del mosaico mediterraneo si sono ricomposte, dimostrando così che la collaborazione e gli scambi tra i popoli che compongono quell'affascinante universo hanno sempre saputo sconfiggere la barbarie». Napolitano conclude dicendo che «le collezioni di Topkapi dimostrano che la grandezza di una civiltà dipende dalla sua capacità di apertura alla cultura dell'altro. L'Italia e la Turchia, celebrando i loro 150 anni di relazioni diplomatiche, sentono di dover fare proprio questo insegnamento della storia». La mostra, organizzata in modo cronologico, parte dai ritrovamenti degli scavi di Catal Höyük, da cui proviene la statuetta femminile nell'atto di partorire. La dea madre dell'insediamento neolitico è in realtà la madre terra, la grande divinità venerata da tutti i popoli che hanno imparato a lavorare i campi. Accanto alla dea madre c'è il dio toro, onnipresente nell'arte pre e protostorica, simbolo di forza e coraggio ma anche l'animale che tira l'aratro. Dal neolitico si passa all'età del bronzo (3000-1200 a.C.) in un viaggio ideale che prosegue fino alle colonie assire (1950-1750 a.C), all'epoca degli Ittiti (fino al 1200 a.C.). C'è poi una finestra dedicata alla città di Troia e quindi si passa ai regni dei neo-ittiti. Naturalmente una parte della mostra è dedicata alle colonie greche d'Anatolia fino ad Alessandro e quindi all'Anatolia romana. Il viaggio si conclude con Bisanzio, l'impero selgiuchide, l'impero ottomano fino alla nascita della Turchia moderna (1923).