Inchiesta «Disneyland al pesto» nelle Cinque terre Cosa si nasconde dietro due progetti di costruzioni nel parco delle Cinque terre? Cittadini e ambientalisti si dividono Una scuola in una riserva naturale e un villaggio turistico in una zona dichiarata «patrimonio dell'Unesco». E su una vecchia frana. Dopo il caso Monticchiello, altre opere fanno discutere e spaccano la sinistra. Nascono comitati, i gestori del parco difendono le opere. E il clima si fa incandescente Nella perla della Liguria Una pineta disboscata su un'area di oltre 3mila mq per far posto a una scuola materna, elementare e media della quale, secondo i comitati, non ci sarebbe alcun bis Alessandra Fava Riomaggiore Dove prima c'era una dolce collina rivestita da una pineta e da macchia mediterranea ora c'è un enorme piazzale stile autogrill con prato all'inglese. Nel mezzo del Parco nazionale delle Cinque terre, dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco e anche riserva marina protetta, sono stati sdradicate più di 500 piante disboscando un'area di oltre 3 mila metri quadri. Tutto per costruire una scuola materna, elementare e media che servirà i comuni di Vernazza e di Riomaggiore, Monterosso e Pignone in prospettiva. Da Pianca, così si chiama la località sulle alture di Vernazza, si partiva per le gite a cavallo o calesse ancora pubblicizzate dal sito del parco, ora sospese perché «le stalle sono in ristruttuzione», come riferiscono in uno dei chioschi turistici. «La scuola è incombenza dei comuni. Non siamo coinvolti direttamente - mette le mani avanti il presidente del parco, Franco Bonanini, nel suo ufficio a Riomaggiore - Comunque la sostanza è che si sta costruendo un plesso unico, a norma, che sarà un esempio di bioarchitettura per tutta la regione in quanto sfrutterà le biomasse. D'altra parte le scuole nei paesi non hanno gli accessi per i disabili, quella materna di Riomaggiore non è raggiungibile in macchina per cui rischiamo di avere problemi in un domani col Provveditorato». Quanto ai pini, «non sono certo quello il problema, nel piano paesaggistico e negli studi vegetazionali il pino non è una specie autoctona. Certo fosse stato un lecceto ci avremmo pensato». Bonanini decanta che il sito ricavato grazie a «uno sbancamento di superficie» diventerà «una sorta di campus che potrà in futuro ospitare anche una sessione dei periti d'agraria». Sulla costruzione della nuova scuola però più di un abitante mugugna. Prima di tutto la trovano inutile: per arrivarci il pulmino ci metterà delle mezz'ore a raccattare tutti i bambini di paese in paese e intanto verranno abbandonati gli edifici sparpagliati nei diversi villaggi. L'associazione nazionale per la protezione ambientale Vas onlus (Verdi ambiente e società, nata nel '94) ha fatto anche un ricorso al Tar in cui sostiene che l'approvazione del progetto non è avvenuta in modo regolare e perciò chiede il blocco dei lavori e la nullità della procedura amministrativa. La prima udienza è fissata per l'11 di gennaio. In un atto di quasi sessanta pagine, gli avvocati Michele Casano del Foro di Genova e Daniela Granara del Foro di Chiavari spiegano che alla Conferenza dei servizi della fine di settembre del 2005 che dette il via ai lavori, mancavano rappresentanti titolati dei Comuni interessati (in primis Vernazza, nel cui territorio ricadono Pianca e Riomaggiore, che sarà proprietario della costruzione). Non c'erano la Sovrintendenza, la Comunità montana e l'Ente parco. E, fatto strano, la Regione, tra gli enti pubblici a disporre dei finanziamenti, non è stata neppure convocata al dibattito. Il sì definitivo così è stato messo nero su bianco solo da un geometra, responsabile del settore tecnico del Comune di Riomaggiore. E poi non si sa come mai i lavori sono stati affidati a una certa ditta di Spezia che ha iniziato lo sbancamento la scorsa primavera. Stando alla delibera di quella Conferenza l'edificio nel mezzo di una riserva naturale avrebbe «indiscutibili valenze sotto il piano sociale» perchè è un «investimento finalizzato al mantenimento della popolazione al suo interno residente» e «il progetto andrà a qualificare a livello ambientale un'area su cui era già stato approvato un accordo di programma per un suo utilizzo a carattere pubblico». Peccato che l'accordo di programma tra il Comune di Vernazza e quello di Riomaggiore del 14 dicembre del 2002 stabiliva che lì dovesse nascere un laboratorio per la lavorazione di erbe aromatiche costruito e gestito da privati. Comunque in quell'incontro di compatibilità del progetto-scuola in un'area soggetta a vincolo paesistico-ambientale non si è parlato. E così via la pineta. Tutto questo per servire una popolazione scolastica che abita a 10-25 chilometri di distanza: «Quando è partita la costruzione della scuola siamo trasecolati - dice il presidente del Vas, Guido Pollice, da Roma - nei vari paesi ci sono cinque scuole praticamente vuote perché purtroppo non nascono più bambini. Chiaramente gli è saltato il progetto del laboratorio officinale da realizzare con fondi regionali ed europei e per non perdere i contributi si sono inventati la scuola, che è in un posto impossibile. La verità è che lì fanno quello che vogliono». Ma la scuola non è la sola materia di dibattito alle Cinque terre. Un altro nodo dolente è un progetto privato su un'area privata (6 mila metri quadri, acquistata per 195 mila euro) che si trova tra il mare e la stazione ferroviaria di Corniglia, nel bel mezzo del sentiero costiero delle Cinque terre. Su un preesistente villaggio costruito negli anni Sessanta è stato fatto un progetto per il «Villaggio Marino Europa». In un dibattito che si è tenuto a Spezia recentemente sia il presidente del parco Franco Bonanini che il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta si sono dichiarati favorevoli perché incrementerebbe il turismo e bonificherebbe le vecchie costruzioni che contengono anche amianto. La pensa molto diversamente un neonato comitato «Per le 5 terre», che ha ribattezzato il progetto come un «ecomostro»: «Noi vorremmo un'area pubblica con area giochi, un campo da calcio e un ristorante gestito dal Parco - dice il portavoce Pierpaolo Guelfi mentre mostra le baracche chiuse da assi inchiodate - e invece ci propongono una cementificazione massiccia, un edificio di quasi 6 mila metri cubi di cemento che chiuderà il sentiero attuale e attirerà moltissime auto senza nessun parcheggio». Ci sono anche molti dubbi sulla destinazione finale del Villaggio: il progetto dello studio De Mastri di La Spezia non prevede infatti né una hall, né una zona ristorante. Appaiono invece diversi monolocali con angolo cottura. Insomma sembrerebbe un residence con mini-appartamenti, da vendere in un domani a 10-12 mila euro a metro quadro. In tal caso, una bella speculazione. Quelli del Comitato che volevano mostrare agli abitanti della vicina Manarola che cosa vuol dire «Villaggio Europa» carte alla mano non hanno potuto parlarne al bar: «Si rischiava che il barista finisse nei guai». Alla fine sono andati giù al mare, tra le barche. «Da allora Manarola la chiamiamo Corleone», dice con l'amaro in bocca uno del comitato. Eppure paradossalmente il progetto del Villaggio Europa è oggetto di un poster appeso in molte stazioni ferroviarie delle Cinque terre con il «prima» (il vecchio villaggio fatiscente) e il «dopo» (la balena di cemento con piccoli angoli di verde). Quindi perché non dovrebbero discuterne gli abitanti? Tra l'altro, il Villaggio tapperebbe definitivamente lo scarico di una vecchia frana che la Provincia di Spezia di recente ha declassato da P4 a P2, cioè quella che era classificata come frana ad alta probabilità d'inondazione parametrata tra i 20 e i 50 anni è diventata una frana a bassa probabilità d'inondazione, che si muove dopo 300-500 anni. Della frana «i nostri vecchi ne hanno sempre parlato», dicono gli abitanti. E' forse per quei vecchi che Guelfi e gli altri se la prendono tanto a cuore: «Noi qui ci vogliamo vivere, vogliamo che si recuperino davvero i sentieri, le fasce che stanno cadendo a pezzi. Vogliamo che le Cinque terre continuino a offrire il loro paesaggio speciale, non alberghi che chiunque può trovare altrove e anche più belli». Sulla gestione del parco si è anche aperto un blog tenuto dagli «Amici di La Spezia, Sarzana e Provincia» sul MeetUp di Beppe Grillo, che in un anno è diventato una specie di tazebao. In una decina di pagine compaiono i commenti più disparati. Alcuni difendono il parco che «dà tanti posti di lavoro». Chi invece dice che si sta trasformando in una «Disneyland delle trenette al pesto». Molti chiedono maggior trasparenza al presidente del parco chiamato «Il Faraone» facendo notare che non sono mai stati resi noti i bilanci, il numero preciso dei visitatori e quindi gli introiti delle Card (5 euro e rotti a testa al giorno, dall'agosto 2001 a tutto il 2006, ora sospesa col 2007 e sostituita con un ticket sentieri a 3 euro escluso il treno). Il blog, di cui è paladino un certo Brunello, non deve essere piaciuto a tutti se in una mail si arriva a minacciare lo stesso Brunello di querela per diffamazione sostenendo che la polizia postale sia già sulle sue tracce. Insomma il mugugno sale e tra le brume della sera, quando si vede solo il mare scuro davanti, il monte nero alle spalle e qualche luce a destra o a sinistra, qualcuno spiffera che i russi avrebbero già messo gli occhi proprio sul villaggio turistico ai piedi di Corniglia. Spasiba che vista!
il manifesto
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Alessandra Fava
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