Sindaci felici e terrorizzati dall'aumento esponenziale dei turisti che affollano le loro città, sindaci acrobati dei bilanci comunali, sindaci che rischiano di precipitare nel vuoto delle loro casse e che, spinti dalla necessità, hanno cercato un appiglio nelle tasse di scopo a carico dei turisti; continuano a cercarlo negli oneri di urbanizzazione, nell'Ici prodotta dalle grandi cubature. Sindaci affetti dalla sindrome del faraone, intenti a erigere obelischi a futura memoria. Per farsi ricordare. Anche. E per far quadrare i conti. Soprattutto. Esigenza innegabile, la loro, non c'è dubbio, ma il rischio è che - in nome di questa esigenza - si elargiscano licenze a piene mani per l'edificazione di questa o quella mega-struttura, che sia alberghiera o commerciale poco importa, con il pericolo di soffocare un territorio fragile come quello veneto sotto metri cubi di cemento. Che porterebbero certo un beneficio immediato ai bilanci comunali grazie agli oneri di urbanizzazione e al versamento costante dell'imposta sugli immobili, ma stravolgerebbero - dal punto di vista urbanistico - le nostre coste, le città d'arte, le località della nostra regione.Alcuni tra questi primi cittadini possono avere, assieme all'esigenza di far cassa, il desiderio di lasciare il segno, magari commissionando ad architetti di fama mondiale complessi faraonici da catapultare in piccoli centri. Comprendiamo il loro bisogno (un po' meno certe loro aspirazioni); capiamo le difficoltà in cui i primi cittadini si trovano in questo momento. Ma non possiamo non esprimere il timore, fondato, che certe scelte possano poi ritorcersi contro gli stessi sindaci e le loro comunità. Uno dei rischi più probabili è che con la cementificazione del territorio continuino a prevalere le ragioni dell'edificazione di una regione già ampiamente colonizzata, e si affievolisca l'appeal turistico di luoghi ora apprezzati per l'equilibrio di un tessuto fatto di piccole e medie strutture, saliente caratteristica dell'accoglienza veneta. E ci chiediamo dove sia finito quel bel principio dello sviluppo sostenibile da più parti invocato, a ragione, anche per il settore del turismo. L'espandersi incontrollato dell'offerta ricettiva complessiva cozza contro il principio di sostenibilità, soprattutto in quei centri storici veneti nei quali una possibile tendenza all'incremento della ricettività turistica in ogni sua forma rischierebbe tra l'altro di isterilire il tessuto economico urbano. Per questo Federalberghi Veneto ritiene ormai necessario attivare la possibilità di controllo del flusso dei processi ricettivi, troppo spesso abbandonati alla casualità, alla contingenza, alla politica del fatto compiuto. In tal modo, ad una continua integrazione dell'organizzazione e dell'offerta turistica veneta corrisponderà una migliore tutela immobiliare e paesaggistico-ambientale, non attuandosi peraltro un ulteriore consumo urbanistico di territorio. Perciò, sindaci dai faraonici progetti non siate miopi: le scelte di oggi, miscela di sogni e bisogni, potrebbero, come un boomerang, tornare al mittente domani, cariche di conseguenze. E fargli tanto male. presidente Federalberghi Veneto
Federalberghi Veneto: necessario il controllo del flusso dei processi ricettivi
I sindaci delle città venete sono spinti dall'esigenza di far cassa, ma questo può portare a scelte negative per il territorio. Molti di loro cercano di far quadrare i conti con l'aumento dei turisti, ma questo può soffocare le città d'arte e le località della regione. La cementificazione del territorio può affievolire l'appeal turistico di luoghi apprezzati per l'equilibrio di un tessuto fatto di piccole e medie strutture. Federalberghi Veneto ritiene necessario attivare il controllo del flusso dei processi ricettivi per una tutela migliore dell'immobiliare e paesaggistico-ambientale.
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