A distanza di oltre nove anni dalla chiusura, era infatti il 30 settembre 1997 quando il sindaco del tempo Alberto Argentoni emanò l'ordinanza che ne revocava l'agibilità, la chiesa dedicata a San Ferdinando Re, è tornata a disposizione delle duemila anime della parrocchia che oltre a Torre di Fine comprende anche Eraclea Mare. Per l'avvenimento è stata celebrata una Santa Messa solenne dal parroco don Giampaolo Girardello, con 17 sacerdoti concelebranti. E per dare un particolare segno al futuro è stato somministrato il battesimo a due bimbi: Manuel e Benedetta. Ora che la chiesa è stata riaperta al culto, anche se effettivamente per completarla mancherebbero alcuni dettagli interni ed esterni, come il giardino, si può finalmente tirare un sospiro di sollievo, pensando alle vicissitudini che hanno portato al restauro, costato 835mila euro, e al qaule hanno contribuito: la Diocesi Patriarcato di Venezia con 206mila euro, la Camera di Commercio di Venezia (94mila euro), la Provincia (52mila euro), la Regione (279mila euro) e la Cei (181mila euro). Inizialmente don Girardello, sostenendo che il dissesto dell'edificio, costruito tra il 1927 e 1928, fosse stato causato dal terremoto che colpi nel 1997 l'Umbria, propose una soluzione radicale: l'abbattimento e la ricostruzione aumentando la capienza. Al progetto si oppose la Soprintendenza ai beni ambientali del Veneto Orientale che vincolò la chiesa come monumento storico, iniziativa a cui si oppose il parroco, preoccupato degli alti costi del restauro, che fece ricorso due volte al Tar, ottenendo sempre soddisfazione, ma alle fine desistendo dal proseguire l'oneroso contenzioso amministrativo. Determinante l'intervento del Patriarca Angelo Scola che spinse ad affidarsi all'iniziativa di Don Aldo Marangoni, che nella veste di Direttore dell'Ufficio beni culturali ecclesiastici della Curia è riuscito a recuperare i fondi.