Non si è più parlato del «previsto radicale restauro» annunciato nel 1987 dal Rotary club Verona Est. E il degrado avanza Un gioiello sepolto dalla polvere È ciò che resta della chiesa romanica Soprintendenza archeologica, intervento inutile Palazzo Maffei, piazza Erbe, diciassettesimo secolo. Al lussuosissimo piano nobile c'era l'Azienda di promozione turistica, poi abolita. Appena dietro, ecco piazzetta Monte con il Monte dei Pegni, fondato nel 1400 dal francescano Michele d'Aqui nell'ex convento benedettino. Ora c'è Unicredit, ex Cassa di Risparmio. Dopo 600 anni è pure scomparso il Monte di Pietà (trasferito in viale Colombo 127). Resta l'umile chiesa di San Benedetto al Monte, già romanica, ricostruita nel 1617. E sotto la chiesa? Una seconda chiesa, un'altissima cripta di suggestiva bellezza e desolante abbandono, squallore, polvere, casse di ossa umane, pavimenti distrutti, buche, pilastri in cotto smangiati, tanti puntelli di legno e due accessi murati. Da un lato, in piazza Erbe, il fasto affrescato, qui sottoterra la vera testimonianza, la storia, l'arte, la fede. La cultura; che nessuno cura. «Mostra invece l'alta sua antichità la cripta, ora magazzino, con volte a vela e capitelli assai antichi, probabilmente romanici, o anteriori all'anno 1141, in cui la chiesa è per la prima volta ricordata»: così ne scrive Luigi Simeoni nella sua splendida guida storico-artistica di Verona del 1909. Nessuno ha mai pensato di restaurarla a dovere, di farne un uso rispettoso. È quanto rimane della chiesa originale romanica, è grande e alta, non sembra una cripta, è una chiesa inferiore a due navate con volte a crociera, con colonne dai capitelli anche di spoglio che, nel 1715, furono inglobale in pilastri di mattoni dai Malaspina. Ma nel 1806 la parrocchia venne cancellata da Napoleone, la grande raccolta buia cella venne abbandonata, poi tornò la rettoria di San Benedetto, sopra. Arrivò un decennio fa la Soprintendenza ai beni ambientali e volle svellere tutto il pavimento in lastroni di pietra di Prun, alla ricerca di mosaici. Che non trovò. Lasciò tutto lì, buche e pietre addossate ai muri. Voleva anche aprire i due accessi simmetrici, le scale che scendono dalla chiesa superiore, senza garantire un restauro definitivo, solo un graticcio di assi. Il rettore si oppose. Rimase l'impiantito sconvolto con tante tante ossa e teschi sparsi. In un andito ci sono due campane del '700, castello ligneo compreso, esposte alla mostra di Castelvecchio del 1979. Sono adagiate su cumuli di detriti. I puntelli da provvisori sono diventati definitivi. Nessuno ha mai parlato del «previsto radicale restauro» annunciato nel 1987 dal Rotary club Verona-Est, per «riportarla all'originario splendore». Nel 2003 è intervenuta la Soprintendenza archeologica: vi sono murate pietre scolpite e lapidi del sottostante foro romano che rifece i rilievi. Evidentemente fra i due enti non si passano le piante e gli alzati. E se ne andò. Adesso potrebbe arrivare la Soprintendenza ai beni storici, artistici e demoantropologici per saggiare la presenza di affreschi d'alta epoca sotto gli intonaci. E fare i rilievi. Nella bella piccola chiesa superiore, San Giovanni Calabria, canonizzato il 9 aprile 1999, è stato rettore dal febbraio 1907 fino al 1912. Qui la sera del 26 novembre 1907, benedisse all'altare della Celeste Madre l'Opera Buoni Fanciulli, la sua grande creatura. Lo ricorda in una piccola lapide il suo successore nell'Opera, don Luigi Pedrollo.
VERONA: La cripta di San Benedetto al Monte si trova in stato di totale abbandono
La chiesa romanica di San Benedetto al Monte a Verona è stata trasformata in un magazzino e la sua cripta è stata abbandonata. La chiesa originale è stata ricostruita nel 1617 e la sua cripta è stata utilizzata come deposito di ossa umane. La Soprintendenza archeologica ha intervento inutile e la Soprintendenza ai beni ambientali ha voluto svellere il pavimento per cercare mosaici. Il rettore si è opposto e rimane l'impiantito con tante ossa e teschi sparsi. Nessuno ha parlato di un radicale restauro annunciato nel 1987. La chiesa è stata utilizzata come deposito di oggetti e la sua antichità è stata trascurata.
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