Sarà soprattutto multidisciplinare la Triennale di Davide Rampello. Ma anche aperta ai giovani talenti. Luogo di incontro rilassato per chi vive a Milano. E futura sede del fatidico Museo del design (articolo sopra). Presidente da circa un mese, Rampello racconta le linee del suo programma che, come lui spiega, vuole riportare la cultura del design tra la gente. «Anche se sono criticato per essere un uomo di comunicazione e spettacolo non smetto dì ripetere che il marketing e la comunicazione sono strumenti imprescindibili per rilanciare il design» afferma. Dall'80 al 2000 è stato regista dì molti programmi televisivi delle emittenti Mediaset. Ma lui ci tiene a sottolineare le altre competenze. Una nata prima ancora di fare il regista televisivo: «Ho sempre avuto l'inclinazione per l'antropologia e le arti applicate che ho esercitato in molte delle mostre che ho curato». Si descrive come un umanista, ma ci tiene anche a definirsi uomo di comunicazione. Classe '47, il presidente, siciliano dì nascita, ma Veneto d'adozione, oggi insegna teoria e tecnica della promozione d'immagine all'Università degli Studi di Padova ed è consulente culturale e gestionale per istituzioni nazionali ed internazionali. Professor Rampello, come sarà la sua Triennale? «Spulciando nella storia della Triennale mi ha fatto molto piacere vedere che nei suoi vecchi comitati c'è stata gente come Sironi, Vittorini, Carrà ed Eco. Ci sono stati anni in cui confluivano scrittori, intellettuali, artisti. Mi ha fatto riflettere sull'idea che oggi la Triennale debba essere il luogo preposto alla cultura e alla diffusione non solo dell'architettura e del design, ma anche del paesaggio, della moda, della arti applicate e delle arti visive. Temi che devono essere dibattuti e offerti alla città e al Paese con un concorso multidisciplinare Con questo voglio dire che se da un lato mi piace sentir parlare gli architetti di architettura dall'altro mi piacerebbe anche sentirne parlare da scrittori, filosofie, perché no, da teologi. In modo che il discorso non sia solo specialistico. Anzi, agli architetti chiederei di parlare della loro visione del mondo, della vita, di quali siano le loro passioni». Quali sono le altre linee strategiche? «Voglio valorizzare il Palazzo della Triennale che è uno degli spazi espositivi più belli in Italia, Dobbiamo restaurarlo e renderlo vitale, un luogo di incontro per ì milanesi. E' un'idea che aveva Morello (presidente della Triennale scomparso a settembre ndr) e che io ho sempre sostenuto, A breve partiranno i lavori per fare una biblioteca e un archivio sotto il bar, con aree di consultazione aperte al pubblico» Per fare tutto questo ci vogliono risorse. Qual è il budget attuato? «Vengono stanziati 2.5 milioni di euro che arrivano dal Ministero della Cultura, dalla Regione e dal Comune, Ma la Triennale da quando è diventata fondazione può anche aprire ai privati, Un grande tema dei prossimi tre anni sarà su come reperire risorse. Faremo marketing culturale e nei progetti dì comunicazione coinvolgeremo le aziende». Qual è il programma delle mostre? «Ci stiamo lavorando. Lo presenteremo a settembre. L'idea comunque è di creare un network fra enti nazionali e internazionali in modo da rendere le mostre itineranti. Daremo molto spazio ai giovani. Allestiremo delle aree per i giovani talenti che non hanno visibilità. E poi ci sarà il museo del design che sarà un motore di iniziative internazionali». Intanto gli altri paesi crescono nel promuovere e far crescere l'industrìa della creatività, L'Inghilterra per esempio. «La concorrenza internazionale è fortissima. Dobbiamo essere veloci, senza più cullarci con le espressioni "Milano, capitale del design'. Perciò è importante individuare nuovi talenti e coltivare in generale la creatività. Dall'ideazione alla progettazione, dalla produzione alla comunicazione fino alla vendita: in ognuna dì queste fasi sì può parlare di design. E il marketing è la comunicazione sono indispensabili per promuovere il sistema».