Avete già ammirato tutte le bellezze artistiche, archeologiche e paesaggistiche del Paese? Potere cominciare daccapo con l'esplorazione di tutto quello che c'è sotto. Sì, proprio sotto, nel senso letterale della parola, vale a dire nel sottosuolo, nelle viscere della terra sopra la quale si estende l'Italia che vediamo tutti i giorni, ma che, come la luna, ha una faccia nascosta che non vediamo mai. Per esempio, dopo Natale e Capodanno si può festeggiare l'Epifania partecipando alla fiaccolata notturna a Fondi, a quasi 1.500 metri di altezza nella Val di Scalve, provincia bergamasca pura e dura. Torce alla mano, tutti in fila per una suggestiva visita a quelle che fino a una cinquantina d'anni fa erano le miniere Berbera, Gaffione e Schilpario della storica via del Ferro inaugurata dai longobardi. A Gaffione si sale anche sul trenino, quello dei minatori, per provare il gelido brivido dei cunicoli da cui una volta si estraeva l'allora famoso "ferro di Milano". Non lontano da qui fervono i progetti per rendere accessibile al turismo i 300 chilometri di gallerie nel ventre della montagna del complesso di miniere chiamato Monica. Contrariamente alle apparenze, non si tratta però di campanilismo. La via del Ferro, patrocinata da tutti i comuni delle valli citate, fa parte infatti di una ben più grande via Europea Alpina dei Metalli, alla cui realizzazione e lancio turistico sono interessare varie regioni e non solo italiane: dalla Val d'Aosta ricca dell'"oro di Cogne" come veniva chiamata la magnetite ferrosa del paesino oggi famoso per tutt'altro motivo) - alla Lombardia, dal Friuli Venezia Giulia alla Slovenia e a un bel pezzo d'Austria: tutte regioni con il sottosuolo trapanato per secoli più di una forma di gruviera per alimentare il benessere, lo sviluppo e la storia che scorrevano in superficie, ma oggi quasi totalmente abbandonato. «Un museo sterminato che si snoda per migliaia di chilometri sotto terra, teatro di giacimenti minerali che stanno diventando giacimenti culturali, spiega il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. La Sardegna, con le sue 42 miniere al tramonto, è la regione che più si è mossa. "Il suo Parco geominerario, nato con il patrocinio anche dell'Unesco, è il primo che è stato istituito nel mondo' ,ricorda l'ex ministro dell'Ambiente Willer Bordon, firmatario del decreto che lo ha istituito. Sparsi tra le province di Cagliari e Nuoro sono ben 125 i comuni dell'area del Parco, suddiviso in Otto distinte aree. Tutte molto interessanti, assicura il presidente della Regione Renato Soru. Quella più bella è forse il complesso minerario del Sulcis-lglesiente-Guspinese, che si estende su 2.445 chilometri quadrati, pari al 65 per cento dell'intera area. La vista del complesso di Porto Flavia, nel Cagliaritano, in località Masua, è di grande e suggestiva bellezza sia per la parte sotterranea che per la parte panoramica affacciata sul mare. A chi li va a trovare in Costa Smeralda, nella loro villa Certosa, Silvio Berlusconi e consorte Veronica Lario raccomandano di farci almeno una escursione. Un nastro trasportatore depositava nelle navi in attracco in mare il minerale estratto da due gallerie scavate per oltre 600 metri nella montagna. La Costa Verde, detta anche Costa del Silenzio, nel territorio di Arbus, con Guspini una delle zone di miniere più importanti d'Europa, allinea cuori di tenebra sotterranea sormontati da panorami di luce abbagliante come Montevecchio, lngurrosu, Fontanazza, Piscinas, Naracauli, Scivu e Pistis. In Sicilia, 724 miniere in gran parte chiuse, per far funzionate quelle di zolfo e quelle di salgemma, cioè di sale non estratto dal mare, non bastano più neppure le decine di migliaia di immigrati extracomunitari disposti, come i nostri dimenticati avi, a rompersi la schiena per un tozzo di pane. E così nel a 2003 l'assessorato regionale dei Beni culturali e ambientali ha concluso l'acquisto della solfara di Trabia-Tallarita, tra Sommarino e Riesi, straordinario esempio di archeologia mineraria nel sottosuolo e industriale sul suolo, che da sola produceva il 12 per cento dello zolfo dell'isola ovvero il 10 per cento di quello prodotto in tutto il mondo. L'esempio del Parco minerario di Grottacalda e Floristella, in provincia di Enna, non resterà certo isolatio. La miniera di sale di Realmonte, con i suoi incredibili giochi di luci e trasparente delle pareti nel profondo della terra, è di una bellezza suggestiva che aspetta solo di essere meglio valorizzata. Parlare dell'estrazione di zolfo fa venire in mente la Sicilia, quasi un suo sinonimo, e i "carosi", i bambini sfruttati a migliaia nelle strette e gialle budella della terra. Difficile associare lo zolfo a qualche altra regione. Particolarmente interessante, quindi, appare l'iniziativa del Parco museo minerario delle miniere di zolfo delle Marche. Il minerale che da sempre evoca immagini infernali lo si scavava a Perticara, nel comune di Novafeltria, a Cabenardi, dove è rimasto intatto il villaggio-dormitorio per minatori a Cantarino, e a Percozzone, un comune vicino a Sassoferrato, infine a Fermignano, nell'Urbinate. Il Piemonte non rinuncia neppure a valorizzare le miniere di talco, a costo di ricostruire all'esterno, in superficie, un pezzetto di galleria a Prali, visitabile con prenotazione telefonica al locale pastore vallese. La Toscana, ricca non solo di ferro e pirite fin dal tempo degli etruschi, procede alla grande, quasi come la Sardegna. Il Parco minerario dell'Isola d'Elba offre musei, mostre mercato di minerali, escursioni in trenino ai cantieri di valle Giove, Falcacci e Bacino, visite alle miniere di Rio Marina, Rio Albano e Capoliveri, un laboratorio didattico per scolaresche, con tanto di martelletto per ogni studente desideroso di fingersi minatore per qualche minuto, e perfino un anfiteatro all'aperto da 700 posti per conferenze e avvenimenti ad hoc. Un'altra arena all'aperto, chiamata il Teatro delle Rocce e dotata di 2 mila posti a sedere, la troviamo sulla terraferma, nel Parco minerario naturalistico di Gavorrano, venuto alla luce il 19 luglio 2003 dopo anni di difficile gestazione. La valorizzazione turistica dei Bacini di San Giovanni e delle budella del Monte Calvo ha già prodotto l'apertura al pubblico dell'ex area di estrazione e lavorazione della pirite a Ravi Marchi e del Parco delle Rocce, sede anche dell'omonimo teatro. La sola provincia di Grosseto ha varato, oltre al parco di Gavorrano, il museo del Ferro e della Ghisa nell'edificio del Forno di San Ferdinando a Follonica, il Parco delle Colline Metallifere, in piena Maremma, nei comuni di Follonica, quello già menzionato di Gavorrano e in quelli di Massa Marittima, Monterotondo, Marittimo, Montieri, Roccastrada e Scarlino, il Parco Museo delle Miniere dell'Amiata. Nelle Colline metallifere la scelta offerta al turista è già notevole. Si va dalle miniere di carbone di Ribolla e Casteani, a quelle di piombo, argento e rame di Castello di Pietra a Gavorrano, dalle miniere di pirite di Ravi e Niccioleta a quelle di Boccheggiano o Campiano. "Le 2.990 miniere italiane, per oltre il 98 per cento realizzate sottoterra, hanno quasi tutte spento l'attività classica e cercano di riciclarsi in miniera se non d'oro almeno di argento turistico", conclude il presidente dei geologi lombardi Daniele Ravagnani. Ma Luigi Furia, figlio di minatore e sindaco delle 2.100 anime di Gorno, in val Seriana, non è contento: « Per la via dei Metalli si fanno solo chiacchiere e si spendono molti quattrini per progetti che restano sulla carta. La via del Ferro? Avanti di questo passo dovremo chiamarla la via del Ferro arrugginito! Spero che nelle altre regioni vada meglio». Lo speriamo anche noi.
L'Espresso
5 Gennaio 2007
Lo show è in galleria
GI
Giuseppe Nicotri
L'Espresso
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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