La metamorfosi di Firenze che incombe. La nuova ondata di dibattiti attorno al restauro del David e alla campagna di monitoraggi sul Ratto delle Sabine. Dopo Domenico Valentino, abbiamo interpellato Cristina Acidini, sovrintendente dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Sovrintendente, nella sua lettera al Corriere ha voluto precisare che il restauro del David «non è questione da lavanderia». Perché? Quando uno dice «a secco sì» e «ad acqua no» sembra si stia parlando di una camicia Ho letto l'intervento di Sgarbi sul vostro giornale, ma lui non sa quello che il David ha addosso: robaccia che alla lunga provocherebbe ulteriori danni alla già molto logora superficie. È un problema di responsabilità, non potrei mai dare al collega Paolucci il consiglio di lasciar le cose come stanno: è mio dovere far presente che ci sono sostanze dannose che andrebbero rimosse. Se qualcuno non lo vuol fare ne sarà responsabile davanti alla storia. Quando si parla di restauri scatta l'allarme rosso... Si parla di conservazione della città. A me piacerebbe una politica di manutenzione. Ci sono restauri eseguiti su statue e apparati decorativi estemi, ma sono ancora troppo pochi gli accordi per la manutenzione. Un caso esemplare è il Perseo del Cellini che ha un protocollo d'intervento preciso, mentre per il Ratto delle Sabine andremo verso una soluzione che potrà essere o lasciarlo all'aperto o metterlo in sicurezza al chiuso sostituendolo con una copia. Certo, se resta fuori bisognerà fornire un certo protettivo. La nostra politica è di attesa e verifica, ma ha anche una componente etica della responsabilità: dobbiamo decidere il futuro di parecchi oggetti d'arte a rischio, ma bisogna avere come criterio guida la conservazione della materia, che è unica e insostituibile. C'è chi è contrario allo spostamento delle opere d'arte dalla sede originaria.. L'opera d'arte che è somma di fattori materiali e immateriali, ha un forte aggancio nella materia. Persa quella rimane la memoria. Può andarmi bene il fatto che una copia sostituisca l'originale, mentre non ha la mia condivisione chi per partito preso dice che bisogna tenere gli originali e consumarli. Quali situazioni la preoccupano di più? Stiamo proseguendo la messa in sicurezza di tutte le opere statuarie di Orsanmichele e delle nicchie marmoree esterne. Un'altra azione la stiamo compiendo con l'Opera del Duomo: il museo ospita ed espone una serie di statue che in origine erano sul campanile di Giotto. Nell'800 le hanno ricoverate al chiuso, decisione saggia, ma non hanno eliminato i rischi. Le sculture sporche e incrostate, già portatrici di sostanze inquinanti, si sono portate tutto questo nel museo e i fattori hanno agito più subdolamente nelle croste nere, con fenomeni di corrosione passati inosservati. Ma anche all'interno le statue subiscono delle sindromi. È iniziato il restauro completo dell'opera delle porte di bronzo del Ghiberti, capolavoro assoluto in dirittura d'arrivo. Mi auguro sia il primo di tre capitoli importanti, per il recupero delle porte di tutto il Battistero che hanno bisogno di trattamenti protettivi. Controlleremo anche gli interni, dove sono esposte, perché ci sono agenti inquinanti che entrano. La porta del Ghiberti essendo di bronzo non sopporta per sua natura un ingrediente vitale: l'ossigeno, che mette in moto elementi e degrado e pericolose reazioni. Per questo le tre porte andranno collocate in un'immensa teca nel museo dell'Opera del Duomo. Che Firenze vorrebbe... A Firenze si soffre per un'overdose di soggetti coinvolti ne gli aspetti di cultura e tutela C'è un eccesso di ricchezza del patrimonio da tutelare e istituzionale di soggetti preposti a realizzarlo. Per cui le competenze vanno da quelle di pertinenza statale, al Comune e alla Regione. Questo impressionante ventaglio di istituti creano qualche problema al coordinamento. Una delle priorità di Firenze è il traffico, non le pare? Sono la responsabile di un padiglione di restauro dentro al Fortezza e le difficoltà legate alla circolazione intorno a essa, in occasioni come Firenze Expo che ci coinvolgono come fruitori di questi spazi sono tante. Quella del traffico, viabilità e trasporti credo sia una priorità fiorentina. Fatto che si riflette sulla nostra vita e anche su quelle delle opere d'arte. Si deve cercare di contenere il fenomeno dell'inquinamento e del degrado anche per questo. I materiali sono esposti alla corrosione e alle sostanze inquinanti, senza perdere di vista la qualità della vita. Serve il coordinamento delle iniziative e l'integrazione col sistema di mobilità. Tramvia e cambiamenti della città, come li vive? Mi preoccupa tutto ciò che va a stabilire degli impianti nuovi molto visibili in un contesto urbano, come il nostro, con equilibi delicati. Con questo non voglio rinunciare a qualsiasi innovazione spero che questi provvedimenti l'abbiano presi esperti. Ma ricordi il famoso piano Winkler che non è stato applicato. La mia opinione è più sensibile all'estetica e dunque mi auguro che non si vada a incrementare una serie di interventi molto forti. Pensi alla segnaletici stradale: se l'immagina riversata a Venezia per le calli? Ucciderebbe il 50 per cento dell'estetica Veneziana. E Isozaki? Guardai con attenzione i progetti esposti e dei sei ritengo che quello di Isozaki fosse il più meritevole Ma non ero nella commissione giudicante per fortuna, anche se l'uscita degli Uffizi non l'avrei lasciata così. È vero che una squadra di vostri restauratori è stata scelta per l'Iraq? C'è già stato un tecnico, ma di questo daremo un resoconto più accurato. È ritornato appena da un giorno. Comunque lavoreremo proprio nel settore dei lapidei.
Beni culturali, manca il coordinamento tra le istituzioni
La sovrintendente dell'Opificio delle pietre dure di Firenze, Cristina Acidini, ha espresso le sue preoccupazioni sul restauro del David e sulla campagna di monitoraggio sul Ratto delle Sabine. Secondo Acidini, il restauro del David non è una questione di lavanderia, ma piuttosto una questione di conservazione della materia unica e insostituibile. Ha anche parlato della necessità di una politica di manutenzione per le opere d'arte e ha menzionato il caso del Perseo del Cellini, che ha un protocollo d'intervento preciso. Acidini ha anche espresso la sua preoccupazione per il traffico e la viabilità nella città, che potrebbe influire sulla qualità della vita e sulla conservazione delle opere d'arte.
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