«Un'iniziativa come la fiaccola delle Universiadi non credo sarebbe stata fuori posto». Alessandro Balducci è il direttore del Diap, il dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano. Il tema di giornata è il no del soprintendente per i beni architettonici, Alberto Artioli, alla manifestazione per il passaggio da Milano della fiaccola. Secondo il soprintendente, monumenti «simbolo della città civile e religiosa» non possono essere ridotti a «mere quinte scenografiche con annessi inevitabili danneggiamenti». Professor Balducci, in piazza Duomo se ne sono viste d'ogni colore. Era proprio la fiaccola a mettere in discussione i simboli della città? «Io spero che questa possa essere l'occasione per mettere a fuoco una strategia per l'utilizzo di piazza Duomo. Un criterio che sappia selezionare gli eventi significativi per la crescita civile della città». Che tipo di strategia? «Il soprintendente fa riferimento all'unicità di piazza del Duomo in quanto cuore di una città monocentrica. Il che è vero: piazza del Duomo è il simbolo di Milano. E il suo cuore civico da sempre, la piazza delle grandi manifestazioni. Oggi è anche il luogo d'incontro tra la città e la metropoli, tra Milano e la Grande Milano». E dunque? «Dunque, proprio per questa sua valenza simbolica, sarebbe giusto riflettere su quello che può e quello che non può essere accolto in piazza Duomo». Ma la fiaccola stonerebbe? «Io penso di no. Il punto è proprio questo. Se dobbiamo trovare la collocazione per una gara tra gruppi rock, piazza Duomo forse non è la sede più opportuna. Al contrario, un evento come il passaggio della fiaccola potrebbe a buon diritto essere accolto». Sorge il dubbio che il no della soprintendenza sia il seguito della polemica con il Comune, e l'assessore Sgarbi, per le installazioni promozionali di queste settimane. «Io questo non lo so, non ho elementi per esprimermi. Certamente, questo tema tocca una corda importante: quella del rapporto tra eventi, sponsorizzazioni e utilizzo degli spazi della città. Un problema che a oggi resta irrisolto. In particolare a Milano. Perché? «In altre città si svolgono iniziative pagate dalla città. Qui, non accade più o quasi. Eppure, Milano si è dimostrata pronta a rispondere a iniziative di qualità. Penso per esempio alle letture di Dante curate da Vittorio Sermonti». Insomma, lo sponsor non è tutto. «A San Paolo del Brasile si è deciso di non esporre alcuna pubblicità, qui da noi sembra che non sia possibile alcun evento se non si autopaga con le sponsorizzazioni". La via giusta quale è? «Quella di cui parlavamo prima. La città dovrebbe stabilire quali eventi siano adeguati a occupare il proprio cuore storico e simbolico, e quali possono invece essere destinati ad altri spazi. Anche per evitare accuse di arbitrarietà nelle scelte». Il soprintendente fa riferimento alla «vulnerabilità» dei luoghi. «Che ci siano stati maltrattamenti, è senz'altro vero. Peraltro, anche oggi in piazza Duomo ci sono giganteschi pannelli pubblicitari che certamente sono più invadenti di un evento di poche ore». Insomma, la fiaccola non avrebbe stonato? «Credo di no. Tra l'altro, Milano si candida a un evento di grande rilevanza come l'Expo 2015. Non vorrei che si arrivasse a dire che piazza Duomo debba essere esclusa dalle manifestazioni».
Milano, piazza Duomo. L'urbanista Balducci: un errore il divieto. Ma l'uso della piazza va ripensato
Il direttore del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano, Alessandro Balducci, sostiene che la fiaccola delle Universiadi non avrebbe stonato in piazza Duomo. Il soprintendente per i beni architettonici, Alberto Artioli, aveva espresso il suo dissenso, affermando che monumenti simboli della città civile e religiosa non possono essere ridotti a mere quinte scenografiche con annessi danneggiamenti. Balducci sostiene che la piazza del Duomo è il simbolo di Milano e che il suo cuore civico da sempre è il luogo d'incontro tra la città e la metropoli.
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