Piazza Duomo, ancora piazza Duomo. Il cuore di Milano offre l'occasione per la prima notizia civile dell'anno: il prossimo 11 gennaio avrebbe dovuto essere posta sotto la Madonnina la fiaccola delle Universiadi, destinata poi a Torino. Ma c'è sempre un ma in ogni storia che si rispetti la sovrintendenza dice «no», perché tale presenza rovinerebbe la scenografia del celebre luogo. E questo avviene in una città che nel trascorso periodo di Natale ha ospitato di tutto, trasformando le zone limitrofi al Duomo in qualcosa che ricordava i suk arabi. Non spetta a noi stabilire chi debba e possa decidere quel che deve accadere nello spazio-simbolo di Milano, ma certo questo divieto ci sembra una storia tutta italiana, dove i ruoli sono sempre incerti e le sorprese non mancano. Insomma, crediamo che il cittadino contribuente, oltre a pagare le tasse e a sopportare le decisioni di lor signori, abbia almeno il diritto di capire chi stabilisce quel che deve accadere in piazza Duomo. La sovrintendenza, il comune, la curia? Altri ancora? Ci sembra ragionevole credere che l'arcivescovado abbia la possibilità di disporre del sagrato e la municipalità eserciti il suo mandato sul resto della piazza. Insomma, quel che si può fare negli spazi della città dovrebbe ragionevolmente essere approvato dal Comune, che detiene un potere ricevuto attraverso un'elezione. La sovrintendenza può indubbiamente avvalersi del suo mandato, ma non è facile capire per lo scrivente (e crediamo per molti contribuenti) sino a che punto e per che cosa c'entra con eventi effimeri. Se le tre autorità ricordate non trovassero un accordo, allora ci dica la politica chi deve e può decidere. Ci vuole forse un quarto elemento preposto alla bisogna? Insomma, una specie di sceriffo per piazza Duomo che abbia il potere di concedere o negare i permessi? Sono le prime domande dell'anno, ma è certo che nel Paese del diritto le normative che regolano la vita civile hanno una logica speciale, tutta loro. Un tempo il pasticcio si creava per comprendere il «comune senso del pudore», oggi per sapere quel che è possibile fare nei luoghi storici. Comunque, un miglioramento c'è stato.