La notizia che uno spietato software potrebbe cancellare dagli scaffali delle biblioteche pubbliche americane i grandi classici per far posto agli odiati best sellers ha messo in allarme il mondo della cultura italiana. Ma come, via Melville e dentro John Grisham? Hemingway in cantina e Stephen King a portata di mano? Faulkner in uno scatolone polveroso e Dan Brown esposto con tutti gli onori? La contea di Fairfax (Virginia), come segnalato da Libero tre giorni fa, ha messo in moto un programma informatico che conta quante volte un certo titolo viene preso in prestito dai lettori. Se un volume negli ultimi due anni non è mai stato sfogliato, viene rimosso dallo scaffale e sostituito con un altro ritenuto più appetibile dagli utenti. E, sorpresa, mentre Hemingway pare interessare a pochi, Grisham è al centro dell'attenzione. Quindi addio Hemingway e benvenuto Grisham. Dov'è lo scandalo? In sostanza, commenta il Washington Post, si introduce nella biblioteche pubbliche lo stesso criterio (tecnicamente si chiama "indice di rotazione") utilizzato dalle catene della grande distribuzione libraria come BarnesNoble o Borders. In bella vista ci sono soltanto i titoli che vendono. E' previsto anche un incentivo per i bibliotecari Usa più lesti nel procedere alle sostituzioni: avranno più fondi da spendere per nuovi acquisti. Insomma, il software è il trionfo della logica di mercato là dove il mercato non dovrebbe essere ammesso. Ribatte Sam Clay, direttore della rete di 21 biblioteche di Fairfax: «Sì, siamo spietati. Un libro non è per sempre: è un costo insostenibile avere metri e metri di scaffali di libri sui tulipani per poi scoprire che uno solo è stato preso in prestito». Ieri Walter Veltroni ha scritto preoccupato al quotidiano Repubblica, l'iniziativa americana lo ha fatto rabbrividire. Guai se idee simili prendessero piede nel nostro Paese. Quel software - dice il sindaco - è un segno dei nostri tempi, abituati ad inghiottire tutto quanto a velocità sempre maggiore. È un mondo in cui contano soltanto «organizzazione, efficienza, visibilità, calcolo del rapporto fra costi e benefici, appetibilità dei prodotti». È un mondo che lascia decidere «a meccanismi simili all'auditel, alle «indagini di mercato» quale sia la «qualità», «la ricchezza culturale», il «restare nel tempo» dei libri, gli oggetti più sacri che ci siano. Parole sante. Chi osa negare la grandezza dei capolavori del passato? Però il problema delle biblioteche italiane sembra un altro, ed è un po' più grave. I nostri bibliotecari non sono tormentati dalla scelta dei titoli da riporre sugli scaffali. I poveretti non si chiedo no se mettere a disposizione Hemingway o Grisham. Si chiedono piuttosto se avranno i fondi necessari per acquistare l'ultimo Grisham. Fate una prova, andate alla vostra biblioteca pubblica. Un tempo c'era un grosso tomo compilato dai lettori: era l'elenco delle richieste d'acquisto. La direzione lo sfogliava di tanto in tanto e sceglieva quali domande accogliere. Beh, quel tomo ormai non c'è più. Rimosso per manifesta inutilità. I dati parlano chiaro e riportano la discussione dall'Olimpo delle questioni- culturali ai più prosaici ma realistici conti della serva Così Tullio Gregory ha fotografato la situazione sul Sole 24 Ore: «La Finanziaria 2006 aveva ridotto lo stanziamento per acquisto libri del 40, portandolo a 4.900.000 euro, da dividere fra le 35 biblioteche statali (più le 11 presso i monumenti nazionali): gli acquisti sul mercato internazionale sono da tempo impossibili, le nuove accessioni bloccate, con un irreversibile invecchiamento dei patrimoni esistenti». La Finanziaria 2007 non ha migliorato la situazione. Anzi contiene nuovi tagli. Tagli che non vanno a colpire solo il personale delle biblioteche (con conseguenti riduzioni d'orario d'apertura) ma anche la possibilità di rinnovare il catalogo delle acquisizioni. Mentre ci scandalizziamo per il software americano, assassino di classici, nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, tempio della cultura italiana, si lotta contro i topi. Non è il caso di prendersela troppo col governo Prodi. Anche gli esecutivi precedenti (di qualsiasi colore) hanno dimostrato scarsa sensibilità verso le difficoltà di biblioteche, musei e archivi. In realtà i sacrifici previsti dal decreto Bersani e dalla finanziaria si inseriscono in una lunga e pessima tradizione. Va però sottolineato che in campagna elettorale l'unione aveva promesso con molta chiarezza di rilanciare gli investimenti in questo settore. Per porre rimedio, diceva Prodi, ai danni provocati dal centrodestra rozzo e ignorante. Di recente, il ministro Rutelli, intervistato sui tagli a musei e biblioteche, ha preferito nascondersi dietro a un muro di precisazioni e distinguo. Ma di provvedimenti concreti, ai quali pure aveva accennato quest'estate, non ha parlato proprio. Tanto vale rassegnarsi
Classici o best seller sugli scaffali? Le biblioteche hanno altri problemi
Un software americano sta cancellando i classici dai scaffali delle biblioteche pubbliche per far posto agli odiati bestseller. La contea di Fairfax (Virginia) ha implementato un programma che conta le prestito dei libri e, se un volume non viene preso in prestito per due anni, viene rimosso dallo scaffale e sostituito con un altro ritenuto più appetibile dagli utenti. I titoli di autori come Hemingway e Faulkner sono stati cancellati, mentre quelli di autori come Grisham sono stati messi in evidenza. Il Washington Post ha commentato che il software introduce nella biblioteche pubbliche lo stesso criterio utilizzato dalle catene della grande distribuzione libraria, che è quello di vendere.
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