Molti storici dell'arte, archeologi, architetti, bibliotecari e archivisti del ministero peri Beni culturali iniziano il nuovo animo di pessimo umore. E non per ragioni economiche (che pure ci sono) ma perché vedono ridursi la capacità di controllo tecnico-scientifico su quel che il dicastero programma e fa. Temono un rafforzamento del controllo politico - a prezzo della loro autonomia - per volere del ministro Francesco Rutelli. Il nervo scoperto riguarda i comitati tecnico-scientifici, detti burocraticamente anche di settore. I quali, a parere di molti, verranno svuotati del loro potere di verifica. Perché il titolare del dicastero e vicepremier - nel regolamento sulla riorganizzazione del dicastero passato al consiglio dei ministri del 22 dicembre - vuole ampliare il numero dei membri esperti a sua nomina riducendo al contrario gli esperti eletti dai tecnici e quelli scelti dai docenti universitari. Dopo la già contestata riforma del ministro Urbani che aveva fatto dimagrire i comitati da 8 a 5 partecipanti i membri dei comitati erano: due eletti dai tecnici-funzionari del ministero (prima di Urbani erano tre), due eletti dai docenti universitari, infine un esperto nominato dai ministro. Rutelli invece, nella sua riorganizzazione in corso del dicastero, vuole la formazione di quelle squadre dimagrita a quattro persone: un rappresentante dei tecnici, uno designato dal coordinamento universitario nazionale, infine due scelti dal ministro stesso tra i quali pescherebbe il presidente del gruppo. Uno dei due esperti di nomina ministeriale verrebbe dai tecnici del ministero, ma funzionari e studiosi ribattono: cambia poco, lo sceglie sempre il rappresentante politico e ciò si traduce in un'indipendenza scientifica ristretta e in una maggior dipendenza dal ministro di turno e quindi dalla politica. Inoltre, aggiungono, se già cinque persone sono poche, per esprimersi su pareti delicati, figuriamoci quattro. Cosa sono i comitati di settore? Sono quegli organismi tecnici che danno consulenza e appoggio ai direttori generali di settore su faccende dove un giudizio tecnico è importante o fondamenta le. Sono formati da persone esperte nel loro campo - storici dell'arte, archeologi, architetti, archivisti, bibliotecari - e danno il loro parere su questioni piuttosto cruciali. Gli storici dell'arte ad esempio devono preventivamente dire sì o no ai prestiti di dipinti e sculture, devono pronunciarsi sull'acquisto di opere d'arte, sulla tutela e l'eventuale rimozione di affreschi danneggiati; i tecnici dei beni architettonici hanno compiti delicatissimi, come dire la loro su licenze, modifiche d'uso di edifici storici, sul paesaggio... Intervengono a costo quasi zero, nel senso che non ci sono gettoni di presenza bensì rimborsi spese di viaggio per chi viene alle riunioni da fuori Roma. Su questa «riforma» di Rutelli sono presto partite le proteste. Hanno protestato con documenti interni gli studiosi e i tecnici, associazioni come la Bianchi Bandinelli e Assotecnici, hanno espresso critiche i sindacati, i professori universitari. Il progetto sembrava uscito dalla porta ma pare rientrato dalla finestra nel testo sulla riorganizzazione del ministero approvato dal consiglio dei ministri del 22 dicembre. D'altronde che questo passo sarebbe stato compiuto lo aveva comunicato pubblicamente il sottosegretario Daniele Mazzonis a dicembre, a una giornata romana in cui si erano dati convegno archeologi da tutta Italia. Su un altro punto contestato invece Rutelli sarebbe tornato indietro: nel consiglio nazionale superiore prevedeva di ridurre da tre a due i rappresentanti del personale tecnico del ministero, ma su questa mossa hanno dato parere negativo le commissioni cultura di Camera e Senato e il «taglio» sarebbe saltato. Tuttavia Giuseppe Sassatelli, presidente del comitato tecnico scientifico sull'archeologia, contesta anche altro: far durare il Consiglio superiore 3 anni invece di 4 è un errore, ma ancor più grave lo è il mantenere una struttura troppo legata al ministro, voluta da Urbani con 8 esperti scelti dal ministro, più i 6 presidenti dei comitati di settore, anche loro indicati dal ministro.