Secondo il Los Angeles Times la statua in mostra al "Getty museum" sarebbe stata acquisita illegalmente". Qualsiasi serio professionista avrebbe capito dal primo colpo d'occhio l'origine illecita di quell'opera LOS ANGELESAccorsero in folla ad ammirarla quando, nel dicembre 1987, l'antica statua, liberata dall'imballaggio, arrivò al J. Paul Getty Museum. Alta circa due metri e venti, aveva un volto sereno in marmo e una veste di calcare delicatamente scolpita. Si riteneva rappresentasse Afrodite, la dea greca dell'amore. Secondo alcuni sarebbe diventata il pezzo più importante della collezione di antichità. Altri però già avvistavano guai. Ad esempio Luis Monreal, direttore del Getty Conservatìon Instìtute: qualche piccolo indizio gli suggeriva che l'oggetto era stato trafugato. Nelle pieghe della veste s'annidava terra e il busto presentava fratture a suo avviso recenti: la statua forse era stata portata alla luce da poco e fatta a pezzi per essere trafugata con facilità. «L'origine illecita di quel pezzo sarebbe balzata agli occhi di qualsiasi professionista», ha detto Monreal in una recente intervista. Tanto che ricorda d'aver messo in guardia il direttore del museo, chiedendogli di eseguire un test sul polline prelevato dal terriccio sulla statua, per avere una prova della data di scoperta. Il test non fu mai eseguito. Oggi l'Àfrodite di 2400 anni fa, l'opera più rinomata fra le antichità del Getty Museum, è al centro di una contesa fra il Museo e l'Italia sul traffico clandestino di opere d'arte. Sin dall'acquisto, nel 1988, per la cifra record di 18 milioni di dollari, il Getty ne ha difeso la legalità: la statua proveniva da un collezionista svizzero, ripeteva. E l'uomo aveva garantito che la statua era proprietà della sua famiglia dal 1939, anno dopo il quale divenne illegale esportare antichità senza il permesso del governo. Per reclamare la statua, le, autorità italiane avrebbero dovuto documentare che l'Afrodite è stata trovata in Italia e rimossa in data posteriore al 1939, cosa mai dimostrata in modo convincente secondo il Getty Museum. Però grazie alle informazioni raccolte dal Times, la ricostruzione ufficiale si rivela infondata. L'inchiesta non solo rafforza la tesi che l'Afrodite sia stata trovata nel corso di scavi illegali in Sicilia ma dimostra che il museo l'ha comprata nonostante gli avvertimenti che si trattasse di un illecito bottino. Intanto s'incrina la certezza sulla proprietà originaria dell'opera, poiché vari famigliari del collezionista svizzero, intervistati dal Times, negano d'aver mai avuto notizia dell'Afrodite prima del polverone suscitato dal Getty. A questo s'aggiungono le affermazioni di due testimoni che hanno visto parti dell'Afrodite in Sicilia alla fine degli anni Settanta, e perciò decenni dopo il varo della legge del 1939. Infine, il loro resoconto suggerisce che la dea greca possa essere il risultato di un assemblaggio in tempi recenti. Insomma l'Afrodite, che un tempo pareva dovesse primeggiare su tutta la collezione Getty, oggi è l'icona del controverso passato del museo. Le indagini in Italia sono rimaste quasi arenate fino al 1994, quando gli inquirenti riesaminano una ricevuta che identifica il primo proprietario della statua. Emessa nel 1986, essa dimostra che il mercante antiquario Robin Symes, fra i più quotati di Londra, ha acquistato l'opera per 400 mila dollari da un cittadino svizzero, Renzo Canavesi, il quale certifica in poche righe l'origine di quel pezzo straordinario. "Sono l'unico proprietario di questa statua che appartiene alla mia famiglia dal 1939", scrive Canavesi, padrone di una tabaccheria e di un cambiavalute a Chiasso. La dichiarazione, scritta a mano su carta intestata del negozio, desta sospetti. I Carabinieri indagano sul conto di Canavesi. Ma quando un giudice italiano vola in Svizzera a interrogarlo, lui si rifiuta di rispondere. La causa arriva in tribunale nel 2001. Canavesi viene condannato per aver trafugato la statua, ma l'accusa cade in prescrizione. L'uomo, 85 anni, ci nega un'intervista. «E' una faccenda troppo delicata», ci grida dal balcone della casa di Sagno, ai piedi delle Alpi. I parenti, tuttavia, dubitano che l'Afrodite sia appartenuta alla loro famiglia. «Non ne ho mai sentito parlare», dice il fratello Ivo, 71 anni. E la nipote Cinzia ride: «Se in famiglia ci fosse stata una statua di tanto valore, non lavorerei qui», dice nella vecchia tabaccheria. L'anno scorso finalmente il Getty assume degli investigatori privati per indagare su Canavesi, che ribadisce la propria versione. Pochi mesi fa gli inquirenti presentano il fratto delle loro indagini al consiglio di amministrazione del Getty: le prove artistiche e scientifiche indicano che l'Afrodite proviene dalla Sicilia. Crolla così il resoconto ufficiale sulla proprietà della statua. Il Getty non fornisce altri dettagli. Soltanto un consigliere, anonimo, rivela come il Consiglio sia stato informato dei legami fra la statua e "pericolosi individui": possibile riferimento a Orazio Di Simone, sospettato d'essere il primo trafugante della statua in Sicilia, e d'avere legami con la mafia, cosa che Di Simone nega attraverso il suo legale. In definitiva il Getty è giunto alla conclusione che l'Afrodite sia stata riportata alla luce illegalmente, anche se non è chiaro da quale sito. In novembre il Museo s'è detto pronto a trasferire a pieno titolo l'Afrodite al Ministero dei beni culturali di Roma, purché la statua resti in California per consentire uno studio congiunto. Respinta l'offerta dall'Italia, il Getty ha interrotto le trattative. Adesso procederà a una propria analisi della statua, e soltanto in seguito ne deciderà le sortì. «E' per cautelarsi contro ogni imprevisto», dice Louise Bryson, presidente del consiglio di amministrazione del Getty. «E' nostra intenzione restituire l'Afrodite, interamente e fisicamente». Se ciò accadesse il museo perderà il suo investimento. (Copyright Los Angeles Times-la Repubblica; traduzione di Anna Bissanti). La contesa. Le statue rubate Per l'Italia sarebbero quarantasei le statue rubate che il Getty espone. E dalle "aperture" recenti del museo resta escluso l'Atleta bronzeo attribuito a Lisippo e recuperato nelle acque di Fano (nellafoto) IL VIAGGIO. Enna. La statua proviene dagli scavi di Morgantina, in provincia di Enna, unadelle zone archeologiche più ricche al mondo. Svizzera. Fu rubata da"tombaroli" alla fi ne degli anni 70 per ricomparire in Svizzera ametà degli anni'80, nelle mani di Renzo Canavesi Malibu. Canavesi la vendette per 400.000 dollari a una società di antiquariato di Londra. Da lì arrivò poi in California, al Museo Getty Il documento. False generalità Assieme alla fattura con cui Renzo Canavesi vendeva la Venere in data 18 marzo 1986 c'era una sua dichiarazione autografa che sosteneva che la statua apparteneva alla sua famiglia dal 1939. Ma la sua famiglia nega LE TAPPE L'affondo di Rutelli. Il 23 novembre il ministro dei Beni culturali Rutelli reclama la restituzione delle opere ritenute trafugate: "Sono tutte italiane, non possono esporre opere rubate" Restituire la Venere. Una settimana dopo spiraglio nelle trattative. Il Getty è pronto a restituire la Venere se entro un anno non riuscirà a provare che l'opera gli appartiene