Ad agosto ricorreranno i dieci anni dalla riscoperta del «, [sic] [Tesoro di Priamo], scavato da Heinrich Schliemann nel 1873 a Hissarlik (Turchia), trafugato dall'Armata Rossa durante la battaglia di Berlino nel maggio del 1945, risepolto nei sotterranei del museo Puskin di Mosca per cinquant'anni, restituito all'umanità nel 1993 dall'annuncio fatto dall'allora Presidente russo, Boris Eltsin, durante una visita ufficiale ad Atene. Abbiamo voluto ripercorrere le vicissitudini di una delle meraviglie nella storia dell'archeologia con il professor Louis Godart, micenologo di fama internazionale e Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico della Presidenza della Repubblica. Tesoro o tesori, che cosa ha scoperto Schliemann? «Un insieme di tesori. Il primo nucleo, quello più consistente, fu trovato ai piedi del muro della rampa che porta alla Troia II, ma gli altri da vari luoghi dello stesso sito. Siamo nella seconda metà del III millennio a.C, ben lontani nel tempo dalla Troia omerica che Schliemann credeva di aver scoperto». Perché Schliemann volle quasi subito disfarsi del tesoro? «Perché voleva fare soldi. Schliemann era un personaggio strano, un uomo implacabile che aveva costruito molto della sua avventura commerciale, spirituale e scientifica sulla bugia. Si lanciò alla ricerca dei mondi scomparsi dell'epopea omerica anche allo scopo di imporsi nella buona società di San Pietroburgo». I grandi musei europei, Louvre, British, l'Italia stessa, rifiutarono il tesoro. Le ragioni? «I turchi non appena seppero che lui aveva portato via l'oro di Troia intentarono un processo. Gli stati europei non volevano entrare in collisione con il governo turco, fu il caso della Grecia, della Francia, dell'Italia. Motivi, diplomatici e giudiziari, che impediscono ancora oggi l'esposizione del tesoro fuori dalla Russia. La Gran Bretagna era meno scrupolosa, ma la cifra eccessiva richiesta da Schliemann non consentì al British di acquisire il tesoro». Schliemann infine "donò" il suo tesoro alla Germania di Bismarck. Nel maggio del 1945, a Berlino infuria la battaglia. Il tesoro, custodito presso il bunker di Hitler o consegnato ai Russi. «Cerchiamo di capire la situazione di Berlino: l'autorità era scomparsa». E poi? «Nei primi anni dopo il '45, del tesoro si sa tutto. Era stata costituita una commissione da parte degli Alleati per la restituzione delle opere trafugate durante il conflitto. Questa commissione stava funzionando bene, poi i suoi lavori furono interrotti dallo scoppio della guerra fredda. Poi tutti si sono dimenticati di quello che era avvenuto nel 1946. All'allora direttore del Puskin, Segej D. Merkurov, fu ordinato di custodire il tesoro e basta, per il resto erano affari di stato! I russi poi pensarono di gestire fin da subito questo tesoro come moneta di scambio per recuperare quello che a loro era stato sottratto». Potrebbe entrarci la famosa Sala d'ambra trafugata dai nazisti a San Pietroburgo nel 1941, mai restituita, e di recente ricostruita nel Palazzo d'Estate? «Questo è possibilissimo, I Russi chiesero nel '46 la restituzione del gabinetto d'ambra dello zar e delle molte icone trafugate. Erano in buona fede, volevano veramente restituire a loro volta il tesoro, lo si sa dalle carte. In cambio attendevano di recuperare quello che a loro era stato sottratto. Quando videro che non avrebbero avuto niente, la situazione si bloccò». Cosa rappresenta per la cultura la scoperta di Troia ed II? [sic] «Schliemann malgrado i suoi immensi difetti era un genio e ha insistito su di una cosa fondamentale: ogni leggenda, ogni mito affonda le radici nella storia. Questo ha permesso il proseguimento dell'avventura dell'archeologia omerica, la scoperta di Micene e poi di tutto il mondo minoico miceneo fino al palazzo di Minosse a Creta». Dopo le rivelazioni del 1993 e la grande mostra del 1996-97, il « [sic] si è inserito prepotentemente nell'annosa questione relativa alle richieste di restituzione avanzate da Germania e Turchia. Qual è il suo pensiero? «Sono d'accordo che un oggetto trafugato cento o duecento anni fa da un paese non debba essere restituito altrimenti si andrebbe a sconvolgere il panorama museale europeo. Secondo me l'arte guadagnerebbe moltissimo se si procedesse in casi molto particolari alla contestualizzazione dei reperti. Aggiungo un'altra cosa: se uno pensasse un po' alla necessità di creare uno spazio museale europeo, di consentire alle opere d'arte di circolare in modo molto snello attraverso i paesi europei, senza parlare di restituzione, sono certo che la convinzione di appartenere ad un'unica grande cerchia culturale europea gioverebbe a tutti i paesi. Ritengo invece che la richiesta greca, quella di Melina Mercouri, di restituire i frammenti del Partenone, monumento [che] è rimasto in Grecia sia una richiesta in sé sacrosanta. Si tratta qui di contestualizzare i reperti, non di restituire».
II Tesoro di Priamo è di tutta l'Europa
Il tesoro di Priamo, scoperto da Heinrich Schliemann nel 1873, è stato trafugato dall'Armata Rossa durante la battaglia di Berlino nel 1945 e restituito all'umanità nel 1993 dall'allora Presidente russo, Boris Eltsin. Il tesoro era composto da un insieme di tesori, tra cui un nucleo trovato ai piedi del muro della rampa che porta alla Troia II. Schliemann voleva fare soldi con il tesoro e lo "donò" alla Germania di Bismarck. Nel 1945, il tesoro era stato custodito presso il bunker di Hitler o consegnato ai Russi.
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