Meraviglioso nella sua veste riccamente decorata, il gesto solenne lo sguardo dolcemente rivolto verso il basso, verso i fedeli a cui mostra un libro aperto. E' il busto di San Gregorio Magno, collocato nell'omonima chiesa cittadina. Il papa, figlio di una famiglia patrizia romana, trasformò i suoi possedimenti sul Celio a Roma e in Sicilia in altrettanti monasteri e luoghi di preghiera, fu colui che a Roma, in occasione di una pestilenza, fece andare per tre giorni consecutivi il popolo in processione alla Basilica di Santa Maria Maggiore, fino a che l'Arcangelo Michele non apparve sulla mole Adriana (da quel giorno detta Castel Sant'Angelo) rinfoderando la spada in segno di accoglienza delle preghiere dei fedeli. Divulgatore di fede, San Gregorio Magno si dedicò con grande assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio e alla lettura della Bibbia. La magnifica opera d'arte bolognese lo rappresenta mentre, benedicente, si rivolge ai bisognosi di cui fu grande protettore, lui che di certo per la corporatura esile e la salute cagionevole era stato scelto "idealmente" per un luogo dedicato alla salute. L'opera appartiene infatti all'Azienda Ospedaliera Sant'Orsola Malpighi sorgendo, la chiesa, nell'area dove poi si è sviluppato il Policlinico. L'opera è stata recentemente oggetto di un accurato restauro da parte di William Lambertini dell'Accademia di Belle Arti, sollecitato dall'attribuzione fatta qualche tempo fa da Massimo Ferretti della Scuola Normale Superiore di Pisa, che lo assegnò alla felice mano di Vincenzo Onofri (attivo tra il 1493 e il primo quarto del XVI secolo). Il restauro ha messo in luce tutta la bellezza del busto, prima abbandonato e coperto da una serie di vernici, probabilmente rifacimenti del XIX secolo. Professor Ferretti, il restauro ha confermato la sua attribuzione? «Quando lo vidi, qualche tempo addietro, in una foto, mi fu subito chiaro che dietro alle pesanti riverniciature c'era un autore di grande spessore. Così decisi di fare un articolo sperando di sollevare l'interesse per un auspicabile restauro, di cui l'opera aveva grande necessità e urgenza. Il risultato appoggia la mia intuizione e ringrazio la solerzia di Graziano Campanini dell'Istituto dei Beni Culturali della Regione, che l'ha fatto restaurare. Plaudo altresì la competenza, ma anche la grande passione di Lambertini, grazie al quale oggi ci viene restituita un'opera di Vincenzo Onofri, altrimenti irrimediabilmente compromessa». Il busto è esposto a Santa Maria della Vita in via Clavaure, qual è la sua destinazione? «Ritornerà nel luogo originario come dovrebbe essere, se le condizioni sono favorevoli, per tutte le opere che vengono realizzate e destinate a una collocazione precisa, come in questo caso. Il San Gregorio Magno non era mai stato spostato dalla Chiesa dei Mendicanti, anch'essa oggetto di ristrutturazioni, e presto vi farà ritorno». Il restauro segue il percorso delle arti della salute, catalogazione del patrimonio storico artistico di proprietà delle aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna. Una parte di contributi legati a questa iniziativa era appunto rivolta al recupero e alla conservazione dei materiali. Dunque la scelta condotta da Graziano Campanini, «tra gli altri oggetti, è caduta anche su San Gregorio, decisamente bisognoso, e del quale adesso sono stati portati, in luce i colori originali che gli hanno fatto recuperare valore, com'è successo per molti altri brani della storia della nostra sanità».
Bologna. Quel San Gregorio riportato all'antico splendore
Il busto di San Gregorio Magno, opera d'arte bolognese, rappresenta il papa mentre benedice i bisognosi. L'opera è stata recentemente restaurata da William Lambertini dell'Accademia di Belle Arti, grazie all'attribuzione fatta da Massimo Ferretti della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il restauro ha messo in luce la bellezza del busto, che era stato coperto da una serie di vernici del XIX secolo. Il busto è stato spostato nella chiesa di Santa Maria della Vita in via Clavaure, dove è esposto. Il restauro segue il percorso delle arti della salute e ha portato a recuperare i colori originali dell'opera.
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