Vandali scatenati, la Lupa perde uno dei gemelli Forse sono saliti a cavallo della Lupa, forse hanno preso l'antico bronzo a bastonate. In un modo o nell'altro, uno dei due gemelli è finito in terra ed è stato recuperato il giorno dopo. Il raid dei vandali in piazza Giuliani e Dalmati, sulla Laurentina. Nel mirino la celebre «Lupa de Pola», copia della più famosa Lupa capitolina, dono della «Madre Roma a Pola fedele». Secondo il segretario dell'Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia, la Lupa danneggiata risale addirittura al periodo augusteo, «ce lo rivela la perizia di un'archeologa della Sapienza». Ma al di là del valore storico-artistico, c'è anche quello simbolico: per gli esuli istriani, che portarono la Lupa via da Pola nel 1947 dopo che la città fu sottratta all'Italia, il bronzo rappresenta da sempre il legame fra le «due patrie», quella perduta e quella ritrovata. Per questo Zoia lancia un appello al sindaco Veltroni e al presidente del XII Municipio Patrizia Prestipino per un restauro veloce. Sotto la Lupa di bronzo ora resta un gemello solo. L'altro, piuttosto malconcio, è finito in terra ai piedi del basamento marmoreo probabilmente nella notte fra il 27 e 28 dicembre scorsi, anche se il fatto è stato denunciato solo qualche giorno dopo, la mattina di Capodanno. Da ringraziare per il danno, come sempre in questi casi, qualche ignota masnada di dementi che non ha trovato di meglio da fare, passando per piazza Giuliani e Dalmati, nell'omonimo Quartiere sulla via Laurentina, di accanirsi sull'antica «Lupa de Pola», secondo recenti studi dono d'epoca augustea della «Madre Roma a Pola fedele» e copia della più celebre Lupa Capitolina simbolo della città eterna. Una ferita al patrimonio artistico della Capitale, certo, ma anche una ferita -forse più profonda ancora - al sentimento d'appartenenza alla Patria di centinaia e anzi migliaia d'esuli istriani. Gli stessi che, nel lontano 1947, sfidarono la sorte e rischiarono in prima persona per portare in Italia quel simbolo che oggi a molti giovani, fra questi certamente ai teppisti dell'altra sera, dirà poco o nulla di più del gagliardetto calcistico. Di certo ignoravano, i vandali, che nell'immediato dopoguerra il bronzo venne «trafugato» da una Pola ormai perduta all'Italia, trasportato a bordo della motonave Toscana e poi «nascosto» in un magazzino dell'Arsenale militare di Venezia fino al 1971. Nel frattempo il dramma delle migliaia di esuli in fuga da Fiume e da Pola, metabolizzato dalle istituzioni italiane, aveva portato alla nascita sulla via Laurentina del Villaggio Giuliano-Dalmata di Roma, oggi quartiere a tutti gli effetti. Venticinque anni dopo, nel maggio del 1972, l'inaugurazione della chiesa di San Marco Evangelista e la posa della Lupa sul cippo marmoreo originario, simbolo di Roma anche in terre così lontane, quando sorgeva davanti alla splendida arena d'età imperiale. Questioni non solo ignote, ma eventualmente anche indifferenti ai giovinastri di cui sopra. Vandali «per fortuna», cioè a dire non dei professionisti intenzionati a sottrarre uno dei due gemelli. Che infatti, staccato dalla base e scaraventato al suolo, lì è rimasto fino al ritrovamento. A prendersene cura Oliviero Zoia, segretario nazionale dell'Anvgd, l'Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, che ha recuperato il bronzo custodendolo in ufficio. Il 31 dicembre la denuncia ai carabinieri della Cecchignola, che ora indagano sulla vicenda, e le lettere indirizzate a Comune e XII Municipio. La speranza, al di là dei risultati dell'inchiesta e della remota possibilità d'individuare i responsabili, è che ora il restauro sia veloce ed accurato. Non solo i figli e i nipoti degli esuli ne sarebbero felici. Uno dei due gemelli staccato dal basamento per fortuna è stato recuperato da Oliviero Zoia segretario dell'associazione che unisce gli esuli