Meluzzi: «Una guerra nei salotti della sinistra». Vietti: «Moretti ha fatto esplodere le contraddizioni di un ambiente vecchio e stantio» Lo denuncia Leo. promotore, ai tempi della giunta Ghigo, di una stagione di rinnovamento «Una certa Sinistra si è resa conto che è ora di porre fine all'egemonia delle baronie rosse sulla cultura torinese. Complimenti, meglio tardi che mai». Commenta così, il consigliere di Forza Italia, Giampiero Leo, la presa di posizione di Gianni Oliva, che in questi giorni ha pronunciato parole dure nei confronti di una certa élite intellettuale torinese, di «questi grandi vecchi - ha detto l'assessore alla Cultura - che sono vecchi ma non sono grandi». Leo ricorda che «il centrodestra aveva individuato questa esigenza di rinnovamento già cinque o sei anni fa, e la giunta Ghigo aveva agito supportando la nascita di nuove fondazioni, come la Sandretto Re Rebaudengo e Palazzo Bricherasio, ma anche di centri studenteschi e centri culturali». Erano gli anni in cui venne nominato Marco Boglione alla Film Commission, Agostino Re Rebaudengo al Teatro Stabile e anche Alberto Barbera alla direzione del Museo del Cinema. «Ma quando si è trattato di porre la questione di un generale rinnovamento -spiega Leo - è arrivato il colpo di mannaia della sinistra più estrema». Anche secondo il portavoce nazionale dell'Udc, Michele Vietti, «il caso Moretti ha fatto esplodere tutte le contraddizioni di una sinistra che, abituata a cullarsi nella sua egemonia culturale, non si è accorta di essere diventata vecchia e stantia e di rappresentare ormai un tappo rispetto alle nuove energie della città». Per il senatore Enzo Ghigo, «questa vicenda, gestita con approssimazione e arroganza culturale, è il riflesso di un atteggiamento tipico di un certo modo di fare della sinistra».