Piano delle mostre in ritardo. Per ora e 'è solo Cezanne. Le promesse del direttore Bradburne A CHE FINE ha fatto la neonata Fondazione Palazzo Strozzi, la felice unione di capitale pubblico e privato tutta da dedicare all'organizzazione di eventi culturali in città? Per mesi e mesi sono state fatte congetture e si sono consumati scontri politici. Sono saltate teste (di amministratori, presidenti, assessori) tutto per lasciare spazio alla nuova «creatura» culturale che aveva l'ambizione di regalare a Firenze un ente forte e sicuro e autorevole come Palazzo Grassi a Venezia. Basta con la sequela di debiti di Firenze Mostre, da più parti attaccata e condannata per gli imbarazzanti bilanci in profondo rosso. Basta. Dopo lunga gestazione a luglio scorso è stata ufficialmente varata la nuova Fondazione e più precisamente il 10 luglio è stata presentata alla commissione cultura di Palazzo Vecchio, il 24 al consiglio comunale e qualche giorno dopo a quello provinciale. Un consiglio di amministrazione ricco di nomi illustri (presidente: Lorenzo Bini Smaghi, membro del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. Consiglieri: Cristina Acidini, Jacopo Mazzei, Enzo Cheli, Diego Della Valle), e con un autorevole consiglio di indirizzo (Antonio Paolucci, Maria De Peverelli Luschi, curatore della Fondazione Thyssen, Paolo Leon, ordinario di economia pubblica, Henry Loyrette, presidente e direttore del museo del Louvre, Christoph Vitali, direttore Fondazione Bayeler). Fin qui tutto bene, compresi i fondi accantonati dalla Fondazione per l'organizzazione di eventi e la praticamente già pronta (e largamente finanziata dalla Fondazione Ente Cassa di Risparmio) mostra su Cezanne. L'evento della primaveraestate fiorentina dovrebbe aprire i battenti al piano nobile di Palazzo Strozzi dall'inizio di marzo alla fine di luglio. E dopo? Il 'dopo' era una lunga sequela di caselle vuote. Con tempi e costi già calcolati, sia chiaro, ma nessuna scelta compiuta su artisti, sia pur generalissimi temi, qualsivoglia tipologia. FRA I PRECISI impegni della Fondazione c'era quello di presentare entro novanta giorni (così almeno recitavano le regole istitutive) un programma di alto livello valido per i primi tre anni. A fine ottobre, quindi, Firenze avrebbe dovuto avere la sua programmazione. Utile anche per consentire a tutti gli operatori del settore turismo di lavorare di conseguenza. Magari per lanciare sul mercato offerte speciali per i cosiddetti periodi di bassa stagione e cercare di aumentare la percentuale annuale di occupazione delle camere nelle strutture ricettive di ogni ordine e stella. Quattro mesi dopo, invece, non ci sono ancora notizie certe. Diciamo che i tempi si sono un po' allungati, anche perché il nuovo direttore generale della Fondazione, l'anglo-canadese James Bradburne, si è insediato solo dopo il 10 settembre (con un compenso di 120mila euro e l'alloggio pagato in città) e ha incontrato per la prima volta il consiglio di indirizzo solo alla fine di ottobre. Forse c'è stato un secondo incontro nella prima metà di dicembre. Sul tavolo del consiglio sono finite più o meno diciotto proposte di lavoro (qualcuna addirittura ereditata dall'assessorato di Palazzo Vecchio), idee abbozzate, di fatto altre caselle vuote da riempire. A giorni dice qualcuno si dovrebbe riunire nuovamente il consiglio d'indirizzo e dovrebbero essere varate le proposte definitive. Altri sostengono che il consiglio si sia già riunito e il via ai lavori sia già stato dato. IL RISERBO sul tema è alto. Su tutte però spicca la gioiosa voce del direttore generale James Bradburne che ha già annunciato due conferenze stampa per cercare di recuperare almeno un po' sui ritardi accumulati. Lui si è detto «orgoglioso per il lavoro svolto in questi quattro mesi», ma non ha voluto aggiungere altro. Il primo annuncio è fissato per il 10 gennaio e riguarda l'ingresso di nuovi soci (si parla di una cordata di imprenditori locali, immobiliaristi e imprenditori legati al settore alberghiero) e quindi di nuovi capitali. Con l'ingresso di un altro consigliere nel cda della Fondazione. Per il programma triennale, invece, bisognerà aspettare almeno la fine di gennaio. I rari boatos riferiscono di una mostra sulla Cina (il fenomeno economico-social-culturale del momento) per il 2008 e delle più volte annunciate iniziative galileiane per il 2009. Rinviato anche, almeno per ora, il progetto della «card musei». L'idea di un unico biglietto di ingresso per 18 musei (non quelli statali) che coprirebbero un bacino di utenza di circa tre milioni di visitatori ogni anno non rientra negli orizzonti finora approssimativamente definiti dalla Fondazione Palazzo Strozzi. E molte riserve ci sono anche sull'utilizzazione di Forte Belvedere giudicato economicamente troppo oneroso da gestire. La Fondazione preferirebbe decisamente che ad occuparsene fosse Palazzo Vecchio. Dalla fine di settembre scorso, del resto, il Forte, nonostante la splendida stagione autunnale e un inverno che finora non ha fatto registrare temperature troppo basse, è rimasto chiuso. Anche la proposta degli albergatori di provvedere direttamente ai costi per l'apertura di una delle terrazze più belle di Firenze, si è finora arenata nelle difficoltà burocratiche di rito.
FIRENZE: Fondazione Strozzi, ancora un oggetto misterioso
La Fondazione Palazzo Strozzi, nata dalla fusione di capitale pubblico e privato, ha promesso di organizzare eventi culturali in città, ma è in ritardo nella presentazione del programma triennale. Il direttore generale James Bradburne ha annunciato due conferenze stampa per recuperare sui ritardi, ma non ha fornito dettagli sul programma. La Fondazione ha già presentato una mostra su Cezanne, ma non ha ancora deciso su artisti e temi per le altre mostre. Il progetto della card musei e la gestione del Forte Belvedere sono stati rinviati. La Fondazione ha anche ricevuto fondi per l'organizzazione di eventi, ma non ha ancora utilizzato tutti i fondi.
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