Qui o si forma un movimento forte, un'alleanza tra Università, Città e Regione - dice Franca Taddeo, presidente del Comitato "Sos Castello" -oppure il Castello dei Carraresi sarà venduto ai privati e risulta infatti iscritto nel secondo elenco della patrimoniale di Tremonti. Questo monumento che incarna la storia della città, che ne fa testimonianza, in cui le pietre sono pagine che racchiudono la memoria di fatti lontani che comunque danno le coordinate per capire l'oggi, pur nella competenza del Ministero di Grazia e Giustizia, appartiene ai padovani. Non è giusto quindi che la sua sorte sia decisa altrove. E poi quale uso ne faranno i privati che non investono senza una speranza di profitto? Castello con annesso centro commerciale?» «O sarà un ristorante medievale con distribuzione di castellini-omaggio dentro una boccia di vetro?» Viene da chiedersi allora se tutto il lavoro svolto in questi anni sia stato inutile: l'impegno delle associazioni, le interrogazioni dei parlamentari, le promesse di Sgarbi che, sottosegretario alla Cultura, aveva assicurato che il passaggio del grande complesso sotto la giurisdizione del Ministero dei Beni Culturali era cosa fatta. Sarà inutile e inutilizzabile anche lo stanziamento di due miliardi di vecchie lire da parte della Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo. «No, una conquista importante l'abbiamo fatta - dice Franca Taddeo - c'è stata una vasta opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, si sono stati convegni e assemblee. Anni fa i padovani non sapevano nemmeno che cosa fosse il Castello, per i più anziani era il vecchio carcere della città, i giovani, invece, manco sapevano che esistesse. Ora, se non altro, siamo in grado di promuovere un'ampia mobilitazione, ma bisogna cambiare obiettivo: non si tratta più di incalzare il ministro Urbani, qui c'è l'indicazione di Tremonti e lo stop dato dal ministro Castelli al trasferimento del bene a altro ministero. E' su questo passaggio che dobbiamo lavorare. Come è possibile una dismissione patrimoniale di così ampio respiro? A che interessi fa capo? Il principio della privatizzazione si estende a macchia d'olio, tra l'altro c'è bisogno di denaro. Pensi che stava passando una legge che prevedeva l'alienazione di 5000 immobili del Ministero della Difesa, un'operazione da miliardi di euro. E' stata bloccata dai voti contrari di An e Rifondazione Comunista». «C'è un altro handicap -fa notare Taddeo - ne ho parlato con la Sovrintendente Rubin De Cervin e con Guglielmo Monti: qua! è il progetto per il Castello? Si è parlato di Museo della Scienza, di Museo dell'Arte Contemporanea, di luogo per spettacoli d'eccellenza. Si è detto di tutto e non s'è detto nulla di preciso. La Soprintendenza, in realtà, non sta con le braccia incrociate e sono in corso i lavori di restauro agli affreschi del Guariento. Ma mi domando se non sia un lavoro vano, destinato a essere cancellato dalla rovina dell'intero complesso, dall'umidità che pervade ogni angolo. La chiesa costruita nel 1820 che, fino a pochi anni fa, funzionava ancora come luogo di riunione - il deputato Piero Ruzzante ricorda di esserci stato - sta cadendo a pezzi. Insomma c'è un grande progetto da fare subito perché serve per mettere qualcosa di sostanzioso sul tavolo delle trattative e c'è un piano di messa in sicurezza che va realizzato domani. Per questo sarebbe più che sufficiente lo stanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio. Sono stata a Torino, ho visto il castello di Rivoli di Filippo Iuvarra, splendidamente restaurato. Anche questo capolavoro dell'architettura settecentesca ha avuto una storia travagliata: ha ospitato militari, è diventato stalla e segheria e poi deposito per la rottamazione. Alla fine si sono mossi Comune e Regione, il restauro è stato finanziato con i soldi di Italia '71. Ciò dimostra che se c'è una volontà politica compatta i risultati arrivano. Mi viene in mente che lo scorso dicembre, c'era anche il deputato Andrea Colasio, abbiamo assunto un impegno anche davanti alla famiglia Papafava e Novella Papafava dei Carraresi, ci ha ringraziato. Ora, non possiamo lasciar andare in rovina un pezzo importante della nostra storia».