Beni culturali. Affluenza raddoppiata nel giorno di Natale - Sul tappeto il tema della vigilanza al sito ma Paralizzata sotto la lava del Vesuvio quasi 2inila anni fa. Bloccata adesso, da una valanga di polemiche e attriti che, di fatto, ne rendono molto difficile la gestione amministrativa e artistica. È il destino di Pompei che ha chiuso il 2006 con un piccolo boom natalizio (nella sola giornata del 25 dicembre i visitatori sono stati 900, il doppio dello scorso anno) ma su una lunga scia di polemiche, tra scontri e riappacificazioni reali o presunte. Protagonista la Soprintendenza archeologica (Sap). Oggetto del contendere: le dimissioni del soprintendente in carica da dodici anni, Pietro Giovanni Guzzo minacciate, formalizzate al ministro per i Beni culturali Francesco Fni-plli ai pruni di dicembre, e poi ritirate dopo poche ore. Un terremoto arrivato in un momento delicato per la Sap in stagione di gare d'appalto per servizi come la biglietteria e che si trova ad affrontare una questione, quella della vigilanza agli scavi (aperti comunque anche a Capodanno), che, tra pensionamenti e mancate assunzioni da parte del Ministero, sta diventando un serio problema. Ad appesantire una situazióne già critica per contrasti interni al Cda della Soprintendenza che bloccano lo sviluppo di progetti e hanno portato al ritiro da parte del Governo di 30 milioni di fondi perché non spesi (si veda «II So-le-24 Ore» del 21 ottobre 2006), si sono aggiunte ulteriori incomprensioni interne, che sono sfociate in dimissioni e rimozioni a catena tra i funzionari amministrativi: dal responsabile delle risorse umane al suo successore, fino al vicedirettore amministrativo. Ma torniamo alle dimissioni del soprintendente: quale il vero motivo? Guzzo, contattato dal Sole-24 Ore, aveva risposto a caldo: «Le mie motivazioni sono scritte nella lettera di dimissioni della quale non voglio anticipare i contenuti, aspetto le valutazioni del ministro; comunque sarà un documento sulla situazione di Pompei». E, anche quando da-Rutelli una risposta l'ha avuta (là famosa telefonata che l'ha convinto a ritirare le dimissioni) è stato piuttosto generico: «Di fronte a un'apertura ho deciso il ritiro delle dimissioni. Il ministro ha accettato di incontrarmi per parlare dei problemi di Pompei». Su una cosa, però, è sempre stato fermo: «Di certo la questione del direttore amministrativo Luigi Crimaco non c'entra». Questione che, invece, era messa al centro di un duro attacco da parte di alcuni sindacati a Ruttili Secondo Cgil, Cisl e Uil Guzzo avrebbe deciso di dimettersi proprio a causa della conferma di Crimaco nominato dal Governo precedente da parte Hi RntP.11) Diversa la posizione della Ugl, che difendeva l'operato di Crimaco e dei city manager precedenti e lanciava l'allarme: se Guzzo (uno dei tre membri del consiglio di amministrazione della Sap) avesse continuato a fare opposizione ai progetti sugli scavi, Pompei avrebbe perso nuovi fondi, com'è successo con i 30 milioni di euro ritirati dal Governo perché inutilizzati. E giù veleni e accuse fino al colpo di scena: il ritiro, appunto, delle dimissioni. Con dichiarazioni rassicuranti dei protagonisti e polemiche (momentaneamente) smorzate: «Pagina chiusa rassicurava Rni-plli . Ho avuto con il professor Guzzo un cordiale chiarimento telefonico nel corso del quale ho riaffermato la stima e l'altissima considerazione per la sua preparazione scientifica ed il lavoro svolto. All'origine di questa vicenda c'è stato un difetto di comunicazione». Seguivano apprezzamenti da parte di Guzzo («Ringrazio il ministro per la sua cortesia») e dichiarazioni di soddisfazione da parte di Crimaco («Sono lieto di apprendere che il soprintendente Guzzo ha ritirato le dimissioni. Il mio au-spicio si è avverato»). Così tra dichiarazioni di stima e apprezzamenti reciproci si è infine concluso il balletto delle dimissioni. Ma non i malcontenti e le proteste con una serie di assemblee sindacali (Cgil, Unsa e Uil) sulla questione della dirigenza della Sap. Nel frattempo lo sviluppo di Pompei il secondo sito archeologico italiano per visite e introiti dopo il Colosseo attende tuttora provvedimenti.