Dalle macerie del Festival al dibattito sulle attività finanziate in maniera determinante con i contributi pubblici Dopo la querelle sul Tff, Bresso chiede precise garanzie Della Casa lavora su un progetto mentre si attende il ritiro delle dimissioni di Barbera Intanto Rondolino confida ancora su un tavolo di mediazione con il sindaco Nel pasticciaccio brutto del Torino Film Festival, è lora della politica che analizza i motivi dello sfacelo e le iniziative per rimuovere le macerie. Alcuni dei protagonisti si sono presi una pausa di riflessione almeno fino al giorno dellEpifania. Con laccortezza, questa volta, di annunciare i risultati soltanto quando i problemi sono stati risolti. La nomina di Nanni Moretti a direttore artistico e la sua rinuncia 48 ore dopo sono stati un errore di strategia attribuito in primo luogo al dimissionario direttore del Museo del Cinema, Alberto Barbera, fino allaltro giorno amicissimo di Moretti, e agli assessori Gianni Oliva e Fiorenzo Alfieri. Gianni Rondolino, presidente dellesautorata Associazione Cinema Giovani, confida ancora in una mediazione ma dice che se non arrivasse «cè un evidente problema legale». Luso del marchio, la convenzione con gli enti locali: temi per una possibile lunga, cavillosa disputa in tribunale. Sostiene la presidente regionale Mercedes Bresso: «Quello che è emerso è il solito problema di unattività finanziata in maniera determinante con soldi pubblici mentre la titolarità giuridica è di altri. Ora noi faremo una verifica approfondita e vedremo se potremo organizzarle noi direttamente o se chiedere precise garanzie. Nel caso del Tff la diffida sul taglio dei finanziamenti è stata mandata il 23 dicembre. La nomina di Moretti riguarda altro, non quellevento». Restano i nodi politici di questa vicenda, già sottolineati da Sergio Chiamparino («cera bisogno di altro accompagnamento politico»). Il segretario regionale Ds, Sergio Soave, nota: «Sono legittimi i desideri di innovare una manifestazione giunta alle venticinquesima edizione. Ma se il risultato finale è lo sfascio, simpone quanto meno una riflessione, da parte di chi ha condotto loperazione». Parole che sembrano esprimere una critica verso il compagno di partito Gianni Oliva, il più duro nel voler troncare i rapporti con Rondolino. Difeso da Stefano Esposito, capogruppo provinciale della Quercia: «Oliva ha espresso la necessità di un cambiamento generazionale, come fece un gruppo di iscritti alcuni mesi fa, dicendo no alla riconferma di Alfieri come assessore. Rondolino difese Alfieri». Ci sono poi i malumori della Margherita: «Noi abbiamo sempre trascurato il filone della cultura, tutto in mano ai Ds», fa notare Gavino Olmeo, presidente della quinta commissione comunale che a metà gennaio ascolterà Fiorenzo Alfieri. Marco Steffenino, responsabile del dipartimento cultura della Margherita, afferma: «Tutti hanno commesso errori, non solo Rondolino. Si è agito in fretta. Si dovevano valutare bene tutti gli aspetti del festival, non solo la visibilità ottenuta sui mass media. Le oligarchie in questa città esistono, non soltanto nel cinema, tutto il sistema culturale avrebbe necessità di uno svecchiamento». Resta linterrogativo: si farà ledizione 2007? E come sarà? Il Museo del Cinema, cui era stato affidato il mandato dellorganizzazione il 23 dicembre, qualche idea per un nuovo progetto ce lha: diminuzione delle sezioni, coinvolgimento di molti ospiti da utilizzare in maniera diversa rispetto a Roma. E ancora: più spazio al cinema di animazione, coinvolgimento dellUniversità. Un festival targato Barbera-Della Casa.