Da Angela a Tozzi, ecco tre idee dautore Hanno partecipato in nove alla gara pubblica indetta a giugno dalla Regione, coordinata dal direttore del Patrimonio Maria Grazia Ferreri: sono rimasti in sei. Oltre alle tre "star", il giornalista Andrea Monti, che da tre anni conduce "Sfera" su "La 7", Jan Achterberg, astrofisico e realizzatore di mostre interattive per lUniversità di Utrecht, e Luciano De Simone, regista del video «Torino ti sorprende». Grande escluso Francois Confino, per avere dimenticato di inserire un documento. Pare invece abbia rinunciato Alessandro Cecchi Paone, in un primo tempo deciso a partecipare. Scelto il "regista" (della commissione tecnica, presieduta dal direttore del museo e capo gabinetto della Regione Roberto Moisio, fanno parte tra gli altri il magnifico rettore Pelizzetti e il professor Mezzalama del Politecnico) si potrà partire. Dopo anni di semi chiusura, di feroci polemiche e lungaggini burocratiche, con le sterminate collezioni di botanica, entomologia, mineralogia, paleontologia e zoologia, sette milioni di pezzi in tutto, per lo più nascoste al pubblico (fatto questo che aveva suscitato nel '96 le ire dello storico dellarte Federico Zeri e una sua veemente denuncia nella trasmissione di Raiuno "Arte negata"), si volta dunque pagina. Duemila i metri quadrati a disposizione degli allestitori, tra il piano terreno e il primo (queste le misure del fatidico lotto XIV, ora messo a concorso, per anni occupato da un cantiere interminabile e più volte interrotto), 8 milioni linvestimento regionale. «Dopo il progetto esecutivo, il vincitore avrà 400 giorni di tempo per finire lopera - spiega Maria Grazia Ferreri. - Le aspettative sono molte, non sarà un museo allantica». Ma come agiranno i maghi della comunicazione scientifica, come rivoluzioneranno un museo in realtà mai decollato (data al 1980 la convezione per il passaggio delle collezioni universitarie alla Regione,), che necessita da tempo di una buona "regia"? Avranno libertà di espressione, dovranno però attenersi alle linee guida del bando, rivolte al processo di comunicazione dei messaggi scientifici, tra interattività e dialogo materiale e virtuale con il pubblico, ma anche alla valorizzazione delle raccolte. Preferisce mantenere il silenzio Piero Angela: «Parlerò solo a buste a aperte». Aveva già ricevuto un anno fa un invito dallassessore Gianni Oliva a pensare a una soluzione per il museo, quando ancora non si pensava di indire una vera e propria gara. Allora aveva parlato della necessità di bandire la noia, perché «è come per una trasmissione televisiva, per un giornale o un libro: nel museo il pubblico deve essere interessato, trovare risposte alle sue curiosità». «Questo è un museo monumentale, che deve essere riordinato. Si devono eliminare le strutture fisse, come i soppalchi: sono superate, oggi è bene disporre di spazi aperti, in cui esporre periodicamente parte delle raccolte o una mostra. Vedo insomma un museo tematico che faccia vivere quelle splendide collezioni» è il pensiero di Giorgio Celli. Mario Tozzi è invece convinto che loriginalità del museo di via Giolitti si giochi nel legame con il territorio: «Ne ho visti tanti di musei del genere in giro per il mondo, questo ha la particolarità di legarsi, anche attraverso le pietre, alla storia locale. Per non finire nel repertorio, nella collezione di francobolli, penso a due fili conduttori: la dimensione temporale, che relativizzi la nostra presenza nelluniverso, e il tema dellambiente, dalle condizioni del pianeta alla possibilità delluomo di modificarle. Benvenuti insomma nellAntropocene». E mentre si aspetta il nuovo museo, non mancano le preoccupazione del mondo scientifico. In una lettera inviata alla presidente Mercedes Bresso, i professori Baccio Baccetti e Augusto Vigna Taglianti, presidenti dellAccademia Nazionale di Entomologia e della Società Entomologica Italiana, denunciano «lazzeramento della sezione di Entomologia del Museo, a seguito del pensionamento dellultimo conservatore a essa preposto», e limpossibilità di accesso a tali collezioni, «non una semplice proprietà della Regione, ma un patrimonio dellumanità».