«Volevo raggiungere il centro dellisola, quello da cui cominciava tutto..». Così Peter Robb uno degli ultimi romantici viaggiatori nella Sicilia anni Settanta descrive la parte più nascosta dellisola, quella ancora non attraversata dalle autostrade. Lo scrittore australiano a Palermo per il convegno "Gran Re-tour" racconta lesperienza di viaggiatore alla ricerca di archetipi e luoghi-simbolo che possano svelare gli enigmi della Sicilia di sempre. Quella Sicilia torna spesso nei diari di viaggio degli scrittori contemporanei con gli stessi enigmi posti da Goethe, Riedesel, Houel e lord Brydone al tempo del Gran Tour settecentesco. Tra le due epoche cè tuttavia una stagione in cui gli stessi isolani, alla ricerca delle proprie radici, cercano nella parte più interna conferme e smentite alla propria identità culturale. Il carteggio tra Giovanni Verga e Giuseppe Pitrè, disvela sul finire del diciannovesimo secolo la passione autentica di chi cercasse riscontri al proprio sentire isolano. Una moda culturale iniziata dai francesi, dai naturalisti a Zola, che pure trovò ampi consensi nel verismo e di cui rimangono tracce indelebili nelle fotografie di Verga e Capuana (miracolosamente salvate dal Garra-Agosta e pubblicate solo pochi anni fa). Catania in quegli anni era una città viva, pulsante di fremiti culturali, aperta alle avanguardie europee. La città progressista del sindaco De Felice-Giuffrida ospitava viaggiatori e intellettuali, li conduceva nei luoghi del mito, a Taormina a Siracusa, ad Acitrezza; ma cera chi da Catania si muoveva verso linterno, per le tortuose salite della Val Dèmone, «tra luoghi inaccessibili, romiti, nidi daquile, cui fan corona giogaie, picchi e selve quasi vergini, asili un tempo del brigante, non tocche ora che dal piede di qualche ardito cacciatore o dai carbonai nella buona stagione.». Queste ed altre sensazioni di riscoperta dellinterno dellisola, sono contenute nella cronaca di viaggio dei fratelli Alberto e Giovanni Paternò-Castello, rampolli della nobiltà etnea, nel volume da poco ristampato "Nicosia. Raccolta di immagini depoca e pagine disperse "(Edizioni Il Lunario, pagine 94, a cura di Salvatore Lo Pinzino). Il volume è tratto dalla ristampa di un opuscolo della collana Italia Artistica: "Nicosia, Sperlinga, Cerami, Troina, Adernò"(1907) con 125 illustrazioni fotografiche depoca. La parte riguardante Nicosia è certamente la più documentata (le foto sono di Alberto e i testi sono di Giovanni). Per alcuni anni lopuscolo originale ebbe notorietà per le descrizioni auliche dellentroterra siciliano, ma già nel dopoguerra studiosi del patrimonio artistico ne intuirono il valore sobriamente documentario: le foto di Alberto Paternò-Castello messe a confronto con le immagini scattate, a partire dagli anni Quaranta, dalla Soprintendenza ai beni storico-artistici di via Incoronazione, danno una stima precisa del patrimonio culturale nicosiano, ancor più se lo stesso venga messo a confronto con le immagini multimediali doggi, rese disponibili da un software realizzato dalla Diocesi di Nicosia (che ha curato, prima tra le diocesi italiane, la catalogazione completa delle opere darte del territorio). Sfogliando il diario di viaggio a Nicosia si può avere cognizione di ciò che è scomparso dal centro storico (ad esempio il loggiato cinquecentesco del Mercato vecchio e il Pantocrator di San Michele), come di ciò che si è salvato. Desta sorpresa la mancanza dimmagini relative al tetto ligneo medievale del Duomo (ora in restauro, ma la scoperta di Leopold nel 1907 non era ancora nota). La riedizione del volume reca immagini dei manoscritti e dei codici miniati conservati nella Biblioteca comunale della cittadina di origine normanna, nonché le schede elaborate dallequipe Scuola-Museo, nellambito dei progetti di Educazione permanente, per la conoscenza «didattica» del patrimonio artistico (laffresco di Borremans a San Vincenzo, il Crocifisso di Fra Umile e quello attribuito a Vincenzo Calamaro, la Cona del Gagini a Santa Maria Maggiore). Siamo certi che il volume ristampato potrà essere da stimolo ad analoghe operazioni di confronto, nei centri minori, tra il patrimonio documentato nel passato e quello rilevato oggi.
SICILIA: Nicosia, la scoperta di un paese
Nel testo, Peter Robb descrive la sua esperienza di viaggiatore nella Sicilia degli anni Settanta, alla ricerca di archetipi e luoghi-simbolo che possano svelare gli enigmi della Sicilia. Lo scrittore australiano racconta le sue avventure nella parte più nascosta dell'isola, quella ancora non attraversata dalle autostrade. Il testo cita anche il carteggio tra Giovanni Verga e Giuseppe Pitrè, che rivelò la passione autentica di chi cercava riscontri al proprio sentire isolano. La città di Catania era una città viva e pulsante di fremiti culturali, aperta alle avanguardie europee.
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