La bozza di statuto per la Fondazione del Museo Egizio è pronta, in attesa della riunione plenaria, fra Roma e Torino, e della firma definitiva del ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani. Ieri si è riunita la componente subalpina della futura gestione (Regione, Provincia, Comune, Compagnia di San Paolo e Fondazione della Cassa di Risparmio) per valutare il documento, una ventina di articoli, approvandolo all'unanimità. Dovevano esserci anche i rappresentanti del dicastero Urbani, ma il direttore generale del settore Antichità, professor Giuseppe Proietti, era impegnato in Iraq, dove si sta occupando del riordino del Museo nazionale di Baghdad, devastato durante il conflitto. Il summit è quindi slittato di una settimana. Nel documento che darà avvio alla nuova Fondazione museale sono indicati, innanzi tutto, i soci che daranno subito il via al bando di concorso per la sistemazione delle mummie e dei reperti ospitati nell'attuale sede di via Accademia delle Scienze. Sono: lo stesso ministero ai Beni e alle Attività culturali, la Regione, la Provincia, II Comune, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione della Crt, con porta aperta ad eventuali altre partecipazioni di privati. L'assemblea sarà formata dai «soci fondatori: il ministro, i presidenti di Regione, Provincia e delle Fondazioni bancarie e il sindaco. Questo stesso organismo nominerà il presidente (su proposta del ministro) e il Consiglio di amministrazione formato da nove membri: tre ministeriali, uno ciascuno per Regione, Provincia e Comune e tre per i privati. La bozza prevede inoltre la figura del direttore del Museo, che verrà scelto dal Cda, «fra persone con grandi competenze sia sui contenuti dell'Egizio, sia sulla sua gestione culturale». La nuova Fondazione avrà il compito di «riqualificare» il Museo, preparando, come detto, il bando di concorso internazionale integrato per la ristrutturazione dell'edificio e per il nuovo allestimento. Le spese saranno così ripartite: quelle del restyling e dell'allestimento a carico degli enti locali e dei soci torinesi, mentre lo Stato (oltre agli spazi e ai reperti) garantirà le attuali risorse. Gli eventuali costi in più per la gestione del «Nuovo Egizio», dovranno essere stanziati dai soci locali. Nel bando per il concorso internazionale dovranno essere indicati gli spazi da migliorare: fra di essi, oltre alle stanze attualmente occupate, anche quelle occupate dalla Galleria Sabauda che si trova al piano superiore. Per disporne sarà necessario il trasferimento della Galleria nella manica di Palazzo Reale che si affaccia su via XX Settembre. Ma in quei locali, di proprietà del Demanio, ci sono uffici della Regione. Di qui la necessità che la giunta Ghigo restituisca la disponibilità al Demanio, e che quest'ultimo tratti la questione con il ministero dei Beni culturali. Una partita fra Tremonti e Urbani, dunque, che tutti sperano possa risolversi a breve. «Anche perché - dice l'assessore municipale alla Cultura, Fiorenzo Alfieri - vorremmo partire con la ristrutturazione, senza chiudere l'Egizio nemmeno per un giorno».