Siamo i precari della Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico demoetnoantropologico di Milano. Prestiamo servizio in qualità di addetti ai servizi di vigilanza presso la Pinacoteca di Brera. Domenica 29 giugno abbiamo letto sul Sole-24 Ore con una nota di disappunto le dichiarazioni rilasciate dal ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani. Il ministro ha sempre detto dì avere buone intenzioni nei nostri riguardi, di avere a cuore la nostra situazione. Ma a questo punto ci sorge un dubbio: «Ministro, è davvero così?» Non ci sembra, considerando quanto da lei dichiarato. A suo dire, per noi precari non ci sarà nessuna assunzione ape legis: di questo invece si era tanto discusso. Lei parla addirittura di concorso. Noi, avendo già superato una prova selettiva per la quale siamo risultati idonei al servizio di addetti ai servizi dì vigilanza, ora dovremmo partecipale a un concorso pubblico per conseguire una nuova idoneità a una mansione che già svolgiamo, chi da quattro, chi da sei, chi da dodici anni? Inoltre, i precedenti precari, come noi addetti ai servizi di vigilanza, sono stati assorbiti dal ministero tramite un decreto legge speciale: perché oggi a noi dovrebbe toccare una sorte diversa? II titolo dell'intervista pubblicata dal Sole-24 Ore è «Largo ai giovani nei musei». Noi non siamo più giovanissimi (ma siamo molto lontani dall'età pensionabile), lo eravamo però all'inizio della nostra "carriera" di precariato. Agnese Lanfranchi Milano (seguono altre 13 firme)