«Una perdita grave per la memoria della Resistenza, una lotta per un appartamento che sta durando da troppi anni. Ora mi piacerebbe proprio sapere, per motivi morali, perché la pratica si è bloccata». Giuliano Vassalli (presidente emerito della Corte costituzionali, ex deputato e ministro) ha conosciuto le torture della Gestapo in via Tasso 145, in quella che i tedeschi avevano trasformato in una prigione per i partigiani e che ora è il Museo della liberazione. Il Museo torna alla ribalta ma non per una ricorrenza: questa volta uno degli appartamenti (l'interno 7) che rischia di essere venduto facendo perdere per sempre la memoria storica di un luogo di dolore ma dove è nata la democrazia. La storia dell'appartamento al secondo piano è semplice e anche l'epilogo sembrava di facile soluzione. Anni fa i proprietari decisero di vendere la casa affidandola a un'agenzia immobiliare. Nel 2004 intervenne la Regione con 300mila euro per acquistare l'immobile da donare al Museo. Lo scopo era quello di recuperare anche quella parte della prigione nazista. Invece, un ritardo burocratico dell'Agenzia per il demanio "Roma capitale", sta mandando in fumo l'allargamento del museo e la restituzione alla memoria delle celle dei partigiani. «Abbiamo avuto molta pazienza - dice l'avvocato Saveria Mobrici che rappresenta i proprietari dell'immobile -. C'è stato un lungo scambio di lettere e dopo parecchio silenzio è stato ripreso il dialogo: il 6 dicembre il Demanio ha chiesto, ad esempio, informazioni sull'immobile riferite agli ultimi venti anni. Ora abbiamo diffidato per la seconda volta il Demanio e credo che la strada del tribunale sia l'unica percorribile per rimettere in vendita la casa». «Oltre al danno c'è la beffa - commenta Alessio D'Amato, capogruppo alla Regione di "Ambiente e Lavoro" che ha sollecitato ieri gli enti pubblici interessati -. La Regione, la Provincia e il Comune si sono impegnati con i loro soldi per contribuire all'acquisto dell'appartamento ma i ritardi del Demanio rischiano di far sfumare tutto nonostante sia stata già pagata una caparra di 300mila euro». Per raggiungere la cifra della compravendita il Campidoglio ha aggiunto 62mila euro e la Provincia 38mila. Da quel momento è rimasto tutto fermo e i legittimi proprietari minacciano di chiedere i danni per la mancata vendita. Un'analoga situazione si era verificata anche nel giugno scorso quando Antonio Parisella, presidente del Museo, disse: «Abbiamo già perduto l'appartamento dell'interno 10 dopo undici anni di trattative. Ora siamo vicini alla seconda sconfitta». In Museo della Liberazione ospita per ora le cinque celle dove nei nove mesi dell'occupazione nazista della capitale, tra il 1943 il 1944, furono rinchiusi e torturati centinaia di partigiani della Resistenza. In quelle celle, tra i tanti, venne rinchiuso anche don Pietro Pappagallo che ispirò il personaggio interpretato da Aldo Fabrizi nel film di Roberto Rossellini "Roma Città Aperta". Nel 1957 la principessa Ruspoli donò quattro appartamenti allo Stato per realizzare il Museo che ogni anno viene visitato da circa 16mila persone.
Roma, via Tasso: ancora in pericolo il museo della Liberazione
Il Museo della Liberazione di Roma è in pericolo di perdita della memoria storica a causa di una lotta per l'appartamento al secondo piano che rischia di essere venduto. L'appartamento, che era stato acquistato dalla Regione con 300mila euro nel 2004, è stato affidato a un'agenzia immobiliare, ma i ritardi burocratici dell'Agenzia per il demanio "Roma capitale" stanno mandando in fumo l'allargamento del museo. I proprietari dell'immobile hanno diffidato per la seconda volta il Demanio e credono che la strada del tribunale sia l'unica percorribile per rimettere in vendita la casa.
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