di SIMONA ANTONUCCI Le finestre del suo nuovo ufficio, l'assessorato alla Cultura di piazza Campitelli, guardano dritte nel cuore di Roma: il Ghetto, il teatro di Marcello, il Campidoglio. I suoi progetti, invece, hanno già preso la metropolitana verso le grandi periferie: «Un teatro da metter su al Quarticciolo, spazi decentrati, nuove opportunità per realtà emergenti in quartieri che spingono verso la città». «Niente proclami - dice Silvio Di Francia, 52 anni, da poche ore sulla poltrona di assessore che per tredici anni è stata occupata da Gianni Borgna - non mi sembra proprio il caso di mettersi ad annunciare chissà cosa. Sono entrato a far parte di una squadra straordinaria che ha fatto per la Capitale cose straordinarie. Ora posso solo inserirmi nel gruppo e lavorare. Con un'attenzione particolare a zone che hanno tanto da dare e da prendere. Il teatro di Tor Bella Monaca ha avuto un richiamo internazionale durante la festa del Cinema di Roma. La sala intitolata a Nino Manfredi a Ostia vanta sempre il tutto esaurito. Il grande regista Ken Loach è presidente di un'associazione di quartiere a Vigne Nuove che produce una buona rassegna di film... tutto questo ci dà delle indicazioni chiare». Una partenza in corsa per l'ex presidente di Zetema, la società di servizi per la cultura del Comune: ieri è stato "battezzato" dalla taranta di Sparagna, durante la sua prima conferenza stampa di presentazione del Capodanno a Cinecittà. Poi la Giunta nel pomeriggio con i saluti di Borgna, commosso per l'affetto di tutti, e l'ingresso ufficiale. Veltroni lo ha accolto scherzando: «Mi sono sbagliato, Gianni dirigerà l'Auditorium, ma anche l'assessorato». E domani? «Domani si pensa a Capodanno. Le vigilie le ho sempre trascorse in strada e quindi non cambierà molto. Mi ricordo il primo evento, a piazza del Popolo. Eravamo tutti impreparati davanti a quella folla di più di centomila persone. Con i vigili che nel bel mezzo della festa, verso l'una e mezza, ci dissero: si è fatto tardi, è ora di andare a casa». La sfida del 2007? «Si riapre il PalaExpo in autunno. Ma prima c'è l'Estate Romana che quest'anno compie trent'anni. Avrà un'appendice nei musei. E poi bisogna garantire una continuità a tutti i progetti avviati: questo lo considero un punto fondamentale. Credo molto nel lavoro collettivo, è il bagaglio che mi porto dietro. I progetti sul decentramento culturale per dare occasioni alle nuove leve li manderò avanti con tutti gli altri assessorati competenti. Occuparsi di cultura significa anche andare a cercare in realtà diverse. Un esempio: l'orchestra di piazza Vittorio non s'inventa, ma bisogna saperle offrire un palco». Cosa ha in comune con Borgna? «Una passione moderatamente laziale. Una piccola malattia privata che esibisco a fatica. E l'amore per la musica. Vezzi a parte, spero di avere in comune con tutti loro questa idea della cultura come momento di aggregazione. Il Festival della Letteratura è riuscitissimo anche perché oltre all'incontro con l'autore crea opportunità di scambio con altri amanti della letteratura. E se poi riuscissi a portare fortuna come Borgna, beh...». Una canzone preferita? «Questa è la domanda più difficile. Vorrei saper suonare La canzone dell'amore perduto di De André. E' perfetta. Ultimamente amo molto Sally, nella versione cantata da Fiorella Mannoia. Ma niente, sono anni che non ho più tempo per la chitarra». Quale sarà il suo contributo alla squadra? «Sono abituato a lavorare con gli altri. Sono stato a lungo il coordinatore della maggioranza in Campidoglio, ma nasco come giornalista, a RadioTre nelle trasmissioni culturali. Ho fatto politica nei movimenti, sono stato ecologista, mi sono occupato del voto agli stranieri, dei diritti dei detenuti. Questo mi porto dietro. Questo sono io». Roma in poche parole. «Pochissime: ha un lago, perché una sponda di Martignano è nel nostro territorio, e una grande pineta davanti al mare. Io vivo ai Prati fiscali, ma sono molto legato a San Lorenzo e da piccolo amavo l'Eur. A ognuno la sua Roma». Cosa manca a Roma «Non manca qualcosa di specifico. Credo che i grandi eventi potranno trovare una sorta di coordinamento. Il cinema ha avuto il suo festival, la letteratura e la storia pure. L'arte anche avrà una sua Fiera, e così i libri e il resto».
Roma: Attenzione speciale verso le periferie. Parla l'assessore alla cultura
Silvio Di Francia è l'assessore alla Cultura di Roma, eletto con il partito di Veltroni. Ha iniziato la sua carriera come giornalista e ha lavorato per RadioTre. È stato anche ecologista e si è occupato del voto degli stranieri e dei diritti dei detenuti. Di Francia è un grande amante della musica e ha una passione per la cultura. Ha già iniziato a lavorare sui progetti di Veltroni, come il teatro da mettere su al Quarticciolo e la creazione di spazi decentrati. Ha anche promesso di continuare i progetti avviati da Gianni Borgna, come il Festival della Letteratura. Di Francia è un grande amante della musica e ha una passione per la cultura.
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