VENEZIA. «La mancanza di un Agnelli, un Moratti o un Tronchetti Provera pesa, eccome se pesa. Non c'è in questa città una classe imprenditoriale che abbia la consistenza finanziaria per affrontare i colossali problemi che abbiamo. Ma ce la faremo». Riposato e in gran forma dopo un Natale passato in bicicletta sul Garda, il sindaco Massimo Cacciari traccia un bilancio dell'anno appena trascorso. Con una promessa: «Entro il 2009», dice, «il tratto principale del tram sarà completato. E il traffico di Mestre ridotto del 50 per cento, anche grazie al Passante». Sindaco Cacciari, la città sta meglio o peggio di quando Lei è stato eletto, un anno e mezzo fa? «Molte cose stanno andando a realizzazione. Non c'è da inventare nulla, stiamo realizzando l'idea di città nata negli anni Novanta: la nuova Marghera e il riuso dell'Arsenale, la città bipolare, il porto e l'aeroporto, il Vega. E una Mestre bella». Venezia invece sta diventando più brutta, più turistica e meno abitata. «Ma Venezia sta insieme a Mestre, mi rifiuto di discuterla separatamente». Il turismo non è un problema? «Certo che lo è. E' la risorsa numero uno e il problema numero uno. Il pharmacon, come dicevano i greci. Fa bene, ma bisogna prenderlo razionalmente. Per questo stiamo studiando una nuova organizzazione dei flussi e della Venice card, una nuova agenzia pubblico-privata per la gestione degli eventi. Per non essere travolti da 25 milioni di turisti». Cosa augura ai veneziani per il 2007? «Di capire le possibilità che hanno. E ai mestrini di guardarsi intorno. Di pensare a com'era la città dieci anni fa. Con tutti i problemi, stiamo realizzando l'idea di Mestre bella che insieme a Gaetano Zorzetto avevamo pensato negli anni Novanta. La storia di San Giuliano ne è l'esempio». In che senso? «Vent'anni fa il progetto delle nuove darsene sarebbe stato uno dei più belli di Mestre. Oggi invece ha sollevato la reazione dei mestrini, che vedono ormai nel parco un simbolo della città, l'idea che Mestre deve essere bella. Messe da parte le miserie e le polemiche strumentali dei soliti noti, ne ho preso atto. Troveremo un'alternativa». Cosa ci dobbiamo aspettare di buono dal 2007? «Ci sono tanti progetti che andranno a realizzazione. Il piano della residenza con le nuove case a sant'Elena, alla caserma Manin e in terraferma, la nuova piazza Barche». Il tram? «Speriamo si possa procedere adesso in tempi rapidi per ultimare una infrastruttura che ritengo essenziale per la città. Mi rendo conto dei disagi che abbiamo causato agli abitanti di Favaro. Ma avevamo ereditato una situazione in cui non si erano previste operazione come lo spostamento dei sottoservizi. E questo ha ritardato tutto. Entro il 2009 i lavori saranno conclusi, e la viabilità di Mestre ne trarrà grande beneficio». Il tram arriverà in Marittima? «E' l'unica ragione per pensare che arrivi a Venezia. Abbiamo già sottoscritto un accordo con il Porto per attrezzare il nuovo terminal». Mestre si aspetta molto sul piano della cultura. «Il Candiani è già in piena attività, adesso arriveranno i nuovi spazi di via Poerio, la biblioteca di villa Erizzo. Non più progetti, ma cantieri». Una scommessa riguarda l'ex ospedale Umberto I. «C'è una commissione al lavoro che valuterà i progetti migliori per la città». Anche l'ospedale del Lido cambierà presto volto. «Per finanziare il palazzo del Cinema si dovranno pensare nuove destinazioni che valorizzino l'area. I servizi sanitari non verranno penalizzati, anzi. Ma saranno trasferiti negli altri immobili meno pregiati». L'accordo per il nuovo palazzo del Cinema è concreto? «E' un fatto molto positivo. Il ministro Rutelli si è impegnato a nome del governo a trovare i finanziamenti. Così ha fatto la Regione. C'è stata in questo caso una grande collaborazione tra istituzioni». Un caso isolato? «Non direi. Anche per la chimica è andata così. Con la Regione al di là delle battute e di alcune diversità c'è un ottimo rapporto di collaborazione, che ci consentirà di sbloccare anche la partita delle bonifiche e dei nuovi investimenti su Marghera. E' l'unica strada se vogliamo fare qualcosa, visti i mille poteri che stanno sopra il Comune». Su Punta della Dogana la collaborazione è meno evidente. «Qui davvero non ho capito il gioco della Regione. Comunque facciano. C'è una gara in corso, vincerà il migliore». I privati a Venezia. Sono più i rischi o le opportunità? «Mi pare che in questo momento i privati stiano svolgendo un ruolo molto marginale sui progetti strategici di questa città. Sul palazzo del Cinema i capitali sono interamente pubblici, i privati entreranno forse per la gestione. Anche sull'Arsenale l'operazione è pubblica. La mancanza di una classe imprenditoriale comunque si sente». Il 2007 sarà l'anno del partito democratico? «Mah, non lo so. Sono all'opera molte correnti che tendono a limitare il progetto, o a depotenziarlo a federazione tra Ds e Margherita. Cosa che non avrebbe alcun senso». Che conseguenze potrebbero esserci? «Il governo vivacchierà, senza un ubi consistam non va da nessuna parte. In ogni caso prima bisogna fare la riforma elettorale. Con il sistema proporzionale il partito democratico non si farà mai». Rifondazione a Venezia è ancora all'opposizione. «Sono problemi loro. Si sapeva che il Consiglio comunale sarebbe stato squilibrato, ma con il gruppo unico il problema non esisterà più». Dunque un bilancio positivo di questo anno e mezzo di governo? «Assolutamente sì».