Parla lassessore che ha sostituito Borgna. Ieri è stato presentato in Giunta Ieri pomeriggio Silvio Di Francia ha avuto il suo battesimo in Giunta, con la presentazione ufficiale da parte del sindaco Veltroni del nuovo assessore alla cultura, successore di Gianni Borgna. Ma già dalla mattina la sua giornata si è svolta a ritmi frenetici, tra lincontro con i dipendenti della sede di piazza Campitelli, una corsa a Cinecittà alla presentazione del Capodanno con la musica di Sparagna e poi agli ex Mercati Generali, per un altro appuntamento di Capodanno, il concerto di Fiorella Mannoia. E in questo giro vorticoso di incontri, saluti, auguri Silvio di Francia trova anche il tempo di scherzare: «Gianni mi ha lasciato il vuoto», dice, mostrando le pareti nude del suo ufficio, «si è portato via tutto». Poi però torna serio: «Dicono che raccolgo uneredità difficile. Io la trovo entusiasmante. La sfortuna è iniziare un lavoro e trovare il deserto. Qui non è proprio così. Trovo tante cose che già funzionano, tanti protagonisti ai quali sono legato, per primo il sindaco, ma anche Bettini, Borgna. E poi Zètema: è uneredità ricca». Come intende affrontarla? «Intanto questa è la prima intervista, ma sarà anche lultima per alcuni mesi. Per un po preferirò lavorare che parlare, evitare la politica degli annunci. Continuerò quello che è già stato avviato, che non è poco. Ho la scrivania piena di dossier che mi ha lasciato Borgna. Il 2007 sarà lanno del PalaExpo, che riaprirà i battenti. Cè il completamento del Macro e il grande progetto del Circo Massimo, con lapertura di un nuovo ingresso ai Fori da via dei Cerchi: e già questo da solo vale unesperienza amministrativa. E poi cè il trentennale dellEstate Romana». Qual è la sfida maggiore da affrontare? «Il decentramento nelle periferie. Primi esempi importanti sono il Teatro di Tor Bella Monaca, quello di Ostia, quello che aprirà questanno al Quarticciolo. Cè una domanda diffusa di spazi culturali in periferia, unurgenza direi anagrafica, perché i giovani sono in periferia. Vorrei lavorare con gli altri assessorati per la creazione di centri culturali polivalenti nei municipi periferici. Penso a una collaborazione con Touadi, per coinvolgere le Università, e con Morassut, per le politiche del territorio». Altre idee? «Molte cose verranno da sé, Roma è una città molto più vivace di una volta, offre essa stessa spunti. Lassessorato alla cultura non deve essere mosso dalle idee di uno solo. La formula vincente è quella di un pluralismo che coinvolga le forze e i progetti di tutti. Io sono un uomo di squadra. Non a caso ho fatto per tanto tempo il coordinatore della maggioranza. E lantagonismo che si è voluto creare tra la cultura nelle istituzioni stabili e gli eventi mi sembra un modo sbagliato di vedere le cose. La crescita delle istituzioni permanenti è andata di pari passo a quella dei grandi eventi. È lintuizione del sindaco Veltroni, quella di un assessorato alla cultura il cui lavoro è favorire momenti di aggregazione e la difesa di uno spazio pubblico alternativo al modello di fruizione della televisione. La cultura come occasione di coesione sociale e di sprovincializzazione dalle esperienze personali».