ROMA E' polemica in Val Badia per la nuova cabinovia ad aggancio automatico che attraversa l'antica zona rurale di San Martino, piccolo e intatto borgo delle Dolomiti, ancora non assalito dal turismo di massa e dalle "settimane bianche". Le telecabine del nuovo impianto, scherzosamente chiamato "Piculin", lambiscono infatti i tradizionali insediamenti di pascoli e masi e ciò che resta della cultu-raladina, secondo quanto riporta il reportage del National Geographic sul numero in edicola da domani. A San Martino, oggi a rischio di essere stravolto dall'arrivo di masse di sciatori (la nuova cabinovia ha una portata di 2400 persone l'ora, e serve a collegare la zona con gli impianti di Pian de Corones) sorge il museo ladino di Ciastel de Tor e l'istituto di cultura ladina "Micurà de Ru". A loro è demandato il compito di tenere viva la lingua di una minoranza che ha due millenni di storia alle spalle, frutto della contaminazione tra le parlate retiche locali e il latino volgare dei legionari romani giunti lassù nel I secolo avanti Cristo. Un luogo unico, quindi, e che oggi, così sostengono gli abitanti, rischia di essere inglobato nel carosello delle settimane bianche: San Martino dista solo una manciata di chilometri da Corvara e dalle piste di Coppa del Mondo. «Per noi non c'erano alternative», spiega nel servizio del National Geographic il sindaco di San Martino, sostenendo che l'impatto ambientale «è tutto sommato modesto e in termini di indotto ci saranno ricadute positive per tutto il paese». Secondo molti, però, la cabinovia non serve assolutamente a nulla, tanto più che a San Martino c'è piena occupazione, l'artigianato tira e il fenomeno dell'abbandono dei masi è pressochè inesistente.