Ora si può visitare la dimora prima delleruzione Il professor Schiavullo è docente di Tecniche della realtà virtuale alla Federico II A Los Angeles ha imparato a far rivivere i siti archeologici in video. A iniziare da Pompei Con il suo team si è classificato secondo allE-Content Award dopo i Musei Vaticani -------------------------------------------------------------------------------- «Adesso entriamo nella prossima stanza». «Dove vuole andare, nel viridarium, nel quartiere degli schiavi? Ora la porto». Parla così ai suoi ospiti, seduto davanti a uno schermo, Raffaele Schiavullo, trentuno anni, da tre laurea in architettura in tasca. Poche speranze di costruire con i mattoni a Napoli, ma un futuro che già brilla assicurato nel campo della realtà virtuale. Si può progettare anche così, e il lavoro non manca: Napoli ha più di unazienda che lavora sul virtuale, tra gli altri Nicola Barile di Tilapia, o la Capware di Ottaviano, che ha ricostruito parzialmente la Villa dei Papiri e ora lavora al museo virtuale di Ercolano non ancora terminato. Questanno Schiavullo, con il suo team, si è classificato al secondo posto (a pari merito con il portale web della Regione Campania) dopo il sito dei Musei Vaticani allE-Content Award Italy, la costola italiana del World Summit Award, patrocinato dallUnesco, un po lOscar che viene dato ai migliori software del mondo. Nella saletta-ufficio di Monteoliveto tappezzata di poster di famosi film di animazione, il giovane intraprendente architetto ha progettato un software che è già un must: la ricostruzione totale di Villa dei Misteri a Pompei, tutte e sessanta le sue sale su due piani (il secondo fu cancellato dal Vesuvio, resta parte del primo) riproposte in diverse versioni, secondo le ipotesi fatte dagli archeologi. Come in un videogioco si può entrare e uscire dalle stanze, cliccando su una mascherina che accompagna il visitatore si può vedere ogni ambiente nel suo aspetto attuale e trasformarlo come doveva essere prima delleruzione. Il prodotto è allavanguardia: molti musei adottano la tecnologia 3D nel virtuale, ma si fermano allo stadio del girare a 360 gradi intorno al monumento o al far girare le stanze intorno allosservatore che si trova allinterno. La virtualità ha cambiato lapproccio con larcheologia. Cominciò tutto una trentina di anni fa, quando il settimanale "Epoca" pubblicò un gadget alla "Quark": le riproduzioni a stampa di alcuni siti di Roma e di Pompei. Sovrapponendo un trasparente sul quale erano parzialmente dipinte alcune parti "mancanti" del monumento, si poteva vederlo come doveva essere stato al tempo dei romani. Poi arrivò lera del virtuale, e le ricostruzioni degli antichi siti divenne realtà. Raffaele Schiavullo, che insegna Tecniche della realtà virtuale in architettura alla Federico II, non ha ancora pubblicato la sua architettura digitale di Villa dei Misteri - la prima monografia di queste dimensioni dopo lo storico testo in due volumi del 1931 di Amedeo Maiuri. Si può avere unidea però del lavoro che ha fatto, sviluppando in dieci mesi il software - se ci si collega al sito della sua azienda, www. dotmindinmotion. com, dove si può "passeggiare" virtualmente in alcune stanze di Villa dei Misteri. «Ho cominciato il lavoro nel corso di un soggiorno di tre mesi al Cultural and Virtual Reality Lab dellUniversità di Los Angeles - spiega Schiavullo -. Unopera che è stata sviluppata sulla base di rilievi e centinaia di fotografie, e sulle ricostruzioni di Maiuri. Alla fine abbiamo realizzato anche un plastico della Villa dei Misteri completa dei due piani che oggi non possiamo vedere e delle parti distrutte dalleruzione. Nella realtà virtuale appaiono le zone della villa di cui si sa poco, si vede anche laffaccio sulla strada principale, che, come sostenne Maiuri, serviva per il carico e scarico delluva, e i quartieri degli schiavi». Nella saletta tappezzata di grandi poster di film animati, al secondo piano di Monteoliveto, dove lavorano alternandosi anche Maria Rosaria Verdino, Donatella Margarita, Marina Annecchiarico e altri giovani architetti, sono nati anche altri progetti, come quello di "Ambo". Si chiama così il nuovo telefono pubblico (payphone) che presto sostituirà quelli deteriorati delle strade di Napoli e non solo. La "Dot" di Schiavullo lha progettata per lIpm Group di Arzano, una delle due aziende italiane che producono i telefoni di strada. "Ambo", dotato di dispositivi anti-vandalo e autoestinguente se si tenta di dargli fuoco, è stato già installato in Norvegia e presto arriverà anche a Napoli.