LA MOSTRA Si snoda in sei città l'esposizione dedicata alle opere realizzate nell'Ottocento da pittori e scultori che sentirono il richiamo spirituale della regione «La città di Spoleto è situata su un'altura. La notte ci impedì di vederla; ma tanto, non ne vale la pena. Lì nei pressi è la città di Assisi, che mi guardai bene dal raggiungere, perché temo le stimmate come si teme l'inferno». L'autore di queste righe impertinenti, scritte nel 1740 in una lettera indirizzata al Signor de Neuilly, è il giovane Charles de Brosses, figura emblematica del Grand Tour, ossia di quel viaggio di istruzione che portava i rampolli dell'aristocrazia europea in Italia, sulle tracce del mondo classico. Più tardi anche Goethe nel Viaggio in Italia (1786) appare altrettanto insensibile al fascino dell'Umbria sacra. Recatosi ad Assisi per contemplare l'antico tempio di Minerva trasformato nella chiesa di Santa Maria, liquida la basilica di San Francesco con queste parole: «le enormi costruzioni della babelica sovrapposizione di chiese in cui riposa San Francesco, le lasciai a sinistra con antipatia». Ma nell'Ottocento, col passaggio dall'illuminismo al romanticismo, la percezione dell'Umbria cambia radicalmente e da luogo di transito lungo il tradizionale itinerario del Grand Tour, la regione diviene meta di un pellegrinaggio artistico e spirituale, in un binomio inscindibile che fonde la riscoperta dei pittori «primitivi» col misticismo di ispirazione francescana. Visitata da schiere di artisti provenienti da tutta Europa, dai Nazareni come Overbeck ai Nabis (profeti in ebraico) come Maurice Denis, l'«Umbria Santa» acquista perciò un ruolo di rilievo nel panorama culturale del XIX secolo. Queste vicende sono ora al centro di una vasta ricognizione ad opera della rassegna Arte in Umbria nell'Ottocento, curata da Francesco Federico Mancini e Caterina Zappia, coadiuvati da un ampio gruppo di studiosi. L'iniziativa si articola sul territorio in sei città, riunendo in un percorso unitario oltre trecento opere tra dipinti, sculture, disegni, arredi e suppellettili, che illustrano la storia artistica della regione dal Neoclassicismo al Liberty. Andando con ordine, quattro sezioni della mostra sono dedicate alla pittura. La prima, Dal Neoclassicismo alla Restauazione, è allestita in Palazzo Trinci a Foligno, la città che ha dato i natali all'architetto neoclassico Giuseppe Piermarini, autore fra l'altro a Milano del Teatro alla Scala. Seguono le opere dei Puristi, Nazareni e Romantici esposte a Perugia in Palazzo Baideschi al Corso. Qui spicca la figura del faentino Tommaso Minardi, direttore dell'Accademia di Belle Arti di Perugia dal 1819 al 1821, il quale svolse un ruolo importante, in quanto caposcuola del Purismo religioso e «neoraffaellesco», nel diffondere il gusto per i «primitivi» umbri. Gli anni dell'epopea risorgimentale e dei grandi cantieri decorativi trovano spazio ad Orvieto nel Palazzo Coelli. L'ultima sezione di pittura è allestita a Terni, nel Palazzo Montani Leoni, dove si presenta una scelta di opere dei maggiori artisti attivi in Umbria dal 1870 al prime conflitto mondiale. Spoleto ospita invece, nell'ex Museo Civico, la sezione dedicata alla Scultura, da Canova e Thorvaldsen, attraverso il purismo, il naturalismo fino al liberty. Infine Palazzo Vitelli a Città di Castello accoglie il settore delle arti applicate, dai tessuti alla ceramica, da sempre vanto dell'artigianato umbro. Una sala è poi dedicata alla complessa e discussa personalità di Elia Volpi (1858 -1938), pittore per passione, restauratore di mestiere e antiquario di successo a Firenze, dove diffuse tra i ricchi collezionisti anglosassoni la rielaborazione romantica di quello che si voleva fosse lo stile fiorentino del Quattrocento. Arte in Umbria nell'Ottocento Città di Castello Perugia Foligno Spoleto Terni Orvieto Fino al 7012007 - Catalogo Silvana