City Life. Parla l'architetto che riqualificherà la Fiera. Una minicittà ecologica, completa e a misura di pedone Paolo Mastrolilli «Ma perché, quando fu costruito, il Duomo non era un edificio senza precedenti? E la Galleria? E il grattacielo Pirelli? Milano è sempre stata una città all'avanguardia e deve guardare al futuro». Daniel Libeskind risponde ai critici del progetto «City Life» usando le loro stesse armi. Per l'architetto che ha progettato la ricostruzione di Ground Zero a New York, il suo piano per riqualificare l'area della Fiera è allo stesso tempo radicato nella storia della città e affacciato sul dinamismo contemporaneo che ispira Milano. City Life ha riunito lei, Zaha Hadid, Arata Isozaki e Pier Paolo Maggiora, per rivoluzionare un' area urbana molto particolare di 365.748 metri quadrati. La vostra idea include la costruzione di tre grattacieli, che secondo alcuni critici offendono la tradizione urbanistica meneghina. «È vero il contrario. Milano non è un museo, ma una città molto attiva. La sua tradizione è stata sempre quella di andare oltre, proporre nuovi modelli, innovare. Il nostro progetto è radicato nella sua storia, proprio per questa ragione: rispetta il passato, ma lo fonde con il futuro. Il capoluogo lombardo è un centro globale, caratterizzato proprio da una serie di attività dinamiche, dalla finanza alla moda, che ne fanno un punto di riferimento delle tendenze internazionali. Anche per questo abbiamo scelto architetti che vengono da realtà così diverse, e rappresentano davvero lo spirito globale. Milano non può voltare le spalle alla contemporaneità, ma deve trovare il modo di immergersi in essa senza perdere le proprie caratteristiche. È una città seconda a nessuno, in Europa e nel mondo. È un paradigma dell'esistenza moderna, che per molti versi ha stabilito gli standard della qualità della vita a livello internazionale. Non può rinunciare a essere sempre all'avanguardia, perché questa è la sua natura storica». I suoi critici dicono che City Life aumenterà l'inquinamento e il traffico, trasferendo una grande quantità di persone dentro un'area non attrezzata a riceverle. «Anche qui, è vero il contrario. Noi abbiamo progettato una città dove la gente può venire a vivere, lavorare e divertirsi, senza nemmeno salire in auto. Al centro ci sarà il terzo parco cittadino, un polmone di cui Milano ha bisogno, contornato da ristoranti, negozi, cinema, teatri, musei e impianti sportivi. Il tutto pensato utilizzando tecnologie ecologiche e rispettose dell' ambiente». I critici dicono che non ci sono le infrastrutture adatte, dai parcheggi alla fermata della metropolitana. «Non è vero. Nel progetto c'è tutto, ma l'idea è proprio quella di facilitare l'accesso e la mobilità interna, evitando l'uso di molti mezzi di trasporto». Perché ha scelto di lavorare a Milano? «Perché è una città che amo moltissimo. Ci ho vissuto diversi anni e ci è nata mia figlia, che si considera italiana a tutti gli effetti». Cosa non le piace di Milano? «Nulla. Amo il suo dinamismo, la sua vivacità, la capacità di fondere passato, presente e futuro». Come New York, insomma, è un luogo destinato a rinnovarsi in continuazione? «Esatto. Perciò noi abbiamo pensato di offrirle la città del XXI secolo. Un luogo aperto e attivo 24 ore al giorno, per 365 giorni l'anno. Un posto che attirerà gli abitanti per vivere, lavorare, incontrarsi, divertirsi, fare sport, visitare musei. Un luogo che continuerà a proiettare Milano verso il futuro». Daniel Libeskind è nato nel 1946 in Polonia, da genitori ebrei sopravvissuti all'Olocausto. La famiglia sì è poi trasferita a New York, dove Daniel ha preso la cittadinanza americana e studiato architettura alla Cooper Union. La consacrazione internazionale di Libeskind data dal 2003, quando il suo progetto della Freedom Tower è stato scelto per ricostruire Ground Zero.
Libeskind: "Milano ti amo e ti cambio"
Paolo Mastrolilli, architetto, ha presentato il progetto City Life, una minicittà ecologica che riqualificherà l'area della Fiera di Milano. Il progetto, che include la costruzione di tre grattacieli, è stato criticato per offendere la tradizione urbanistica meneghina, ma Mastrolilli sostiene che Milano non è un museo, ma una città attiva che deve andare oltre. Il progetto è stato realizzato in collaborazione con altri architetti, tra cui Zaha Hadid, Arata Isozaki e Pier Paolo Maggiora, e prevede la creazione di un centro urbano con ristoranti, negozi, cinema, teatri, musei e impianti sportivi.
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