Non so se esista un progetto Moratti ma so che, da qualche tempo, sento parlare con insistenza di museo per i bambini. Non so cosa si intenda, ma temo di conoscerne il metodo e i principi ispiratori. E siccome ogni intellettuale, critico d'arte, storico dell'arte che viene intervistato magnifica il progetto e plaude all'impresa di fare esprimere ai bambini la loro naturale creatività, gli autori delle inchieste che, per riviste o convegni, cercano diversificati pareri, trovano un solo Erode: Vittorio Sgarbi. Sembro l'unico a uscire dal coro, manifestando preoccupazione e perfino schifo per il nobile progetto formativo. Alcuni ricordano infatti che io mi pronunciai contro le gite scolastiche, attribuendo alle scolaresche (come i fatti dimostrano) anche comportamenti iconoclastici, e perfino vandalici E mentre a un grande artista è consentito mettere i baffi alla Gioconda, a un ragazzo della III C della scuola media di Trebaseleghe non è consentito di mettere una benda sull'occhio del duca Federico da Montefeltro di Piero della Francesca. Così al giovane creativo e insofferente non resta che fare qualche innocuo buchetto a una tela di Matisse, come avvenne in Campidoglio, proprio perché, legittimamente non gli frega nulla di Matisse e tanto meno di andare a Roma a vedere una mostra di Impressionisti. Così disegnai un quadro un po' sinistro e un po' malandrino di giovani non incivili ma non chiamati dall'arte che, come la poesia, non contempla alcuna obbligatorietà (se è vero che degli infiniti studenti che hanno letto l'Ariosto una percentuale minima lo rilegge in età adulta per proprio, e sicuro, diletto). Sia dunque lasciata alla poesia e all'arte la libertà. Si insegni ai giovani la buona educazione: a non mangiare il chewing gum e a non sputarlo per terra magari su gradini di edifici cinquecenteschi, a non abbandonare lattine di coca-cola sui gradoni dell'Arena di Verona dopo un concerto, non si capisce perché autorizzato, di Lenny Kravitz (vidi un vero e proprio immondezzaio alla fine dell'esibizione del noto cantante rock), a vestire con sobrietà e grazia, a non tatuarsi come lupi di mare, a non forarsi lingue e orecchie con piercing di ambiguo significato erotico. Insomma, si insegni loro a essere educati come la mia segreteria Emanuela che probabilmente non ha frequentato un museo per bambini. E non si imponga la bellezza che chiede soltanto di essere cercata e scelta. Ma, mi si dirà, cosa c'entrano queste considerazioni con il museo dei bambini? C'entrano, perché già mi vedo alcune sale a terreno con scatolette e giocattoli alla Munari, con ogni sorta di bamboleggiamenti per mettere a loro agio i bambini. Entro, e mi fanno orrore, come il Museo Archeologico-Didattico di Campobasso, con le pareti rosa, arancione, azzurre, violette, con i fumetti di egizi, greci, romani e barbari vari. Ma perché bisogna considerare i bambini idioti? Perché trasformare i musei in sale giochi? È sufficiente che i bambini vedano i quadri, perché gli artisti, soprattutto i più grandi, indipendentemente dal loro mestiere, sono bambini che hanno rifiutato il mondo brutto e utilitaristico degli adulti, per continuare a godere della contemplazione della bellezza. Perché dobbiamo ridurre il museo alla misura presunta, diminutiva e divertente, che gli adulti attribuiscono ai bambini? Basta vedere i programmi televisivi per bambini, con adulti atteggiati a idioti nelle pose più incredibili, cercando di riprodurre comportaménti inesistenti di bambini con vocine chiocce e artefatte, e mossette sceme da burattini. Nessun bambino è così, neanche quando fa i capricci, neanche se è un bambino stupido. Il più stupido dei bambini è più intelligente dell'adulto che lo imita. E d'altra parte perché tentare una «riduzione»? A quanti anni ha iniziato a suonare Mozart? E a quanti anni ha iniziato a disegnare Raffaello? Rimbaud e Radiguet avevano compiuto la loro opera entro i diciotto anni, e nessuno si sognerebbe di considerarle opere di bambini; tanto meno, per bambini. È per bambini il Diavolo in corpo? È per bambini Una stagione all'inferno. Poco più che bambini, adolescenti, hanno scritto capolavori Leopardi, D'Annunzio, Gozzano, Corazzini. Pascoli ha addirittura elaborato, perfettamente adulto, la poetica del fanciullino. Cosa sono dunque questi musei per bambini? Nient'altro, devono essere, che i musei così come sono, e meglio se non sono intervenuti in tempi recenti architetti per «ristrutturarli» prevedendo zone, isole, per bambini. Esse, infatti, altro non sono che ghetti E, salvo che nella nostalgia di una storia delle vittime, divina storia delle minoranze che hanno patito la condizione di emarginazione, i ghetti non sono cosa buona, sono l'ombra della storia, la vergogna delle civiltà.
Agli artisti bambini non serve un museo
Vittorio Sgarbi esprime preoccupazione e schifo per il progetto di un museo per bambini, che ritenga di poter educare i giovani attraverso l'arte. Sgarbi sostiene che i bambini non sono idioti e che non devono essere ridotti alla misura degli adulti. Secondo di lui, i bambini sono creativi e possono apprezzare la bellezza senza doverla imitare. Sgarbi critica anche le gite scolastiche e le mostre di arte per bambini, che ritenga di poter trasformare i musei in sale giochi. Invece, sostiene che i musei dovrebbero essere spazi per la contemplazione della bellezza, dove i bambini possano apprezzare l'arte senza doverla imitare.
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