Stefano De Caro, direttore regionale per i beni culturali in Campania, un'interrogazione parlamentare la chiama in causa. Lei avrebbe consegnato alla Regione, ed ai privati, dal primo gennaio le chiavi di siti che appartengono invece allo Stato centrale. «Dal primo gennaio non accade assolutamente nulla. Scabec non muove passo senza la firma del ministero. E la firma del ministero sulla convenzione ancora non c'è. Quindi io, che rappresento il ministero, non ho consegnato alcuna chiave. Mi ero limitato a scrivere alle Soprintendenze competenti segnalando che era opportuno, aggiungerei sensato, rinviare l'assegnazione di piccoli appalti, tipo pulizie o depliants, alla luce dell'accordo ministero-Regione che si stava trattando. La data del primo gennaio per un passaggio di consegne non è mai esistita». Lei ha comunque preso un'iniziativa. «Nessuna iniziativa personale. Segnalo, anzi ricordo, che un primo accordo di programma del 2001 fra il presidente Bassolino e l'allora ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri concordava sulla necessità di trovare "forme innovative di gestione". La vicenda è dunque iniziata sei anni fa e il ministero l'ha sempre seguita, pur nella persona di diversi ministri. Lo stesso ministro Rutelli, in visita a Napoli a settembre, ha sottolineato la necessità di aggiornare questo accordo alla luce delle difficoltà oggettive di gestire siti aperti al pubblico». Da qui ad individuare una lista di siti da affidare ai privati, dicono i suoi critici... «La lista dei siti, una prima lista, fu individuata in una commissione mista Stato Regione, composta per parte ministeriale dai direttori generali competenti ed anche a me come Sovrintendente regionale. Era il 2003». Il codice Urbani, che regola la materia, è del 2004. «Mi aiuta a dire. La vicenda inizia sei anni, tre governi e una legge fa. E non vorrei dimenticare neppure la modfica del titolo V della Costituzione. La Campania, Regione che ha investito nei beni culturali più di ogni altra, ha competenze nuove sulla valorizzazione. Inoltre le competenze, nell'Europa delle regioni, si stanno distribuendo dal livello centrale a quello regionale». Insomma la Regione rivendica i suoi spazi. «Non è un problema di rivendicazione. Già ora le Regioni sono le interlocutrici dell'Unione Europea per il finanziamento di programmi di valorizzazione turistica. La struttura europea si sta regionalizzando. Inoltre Bruxelles, prima di finanziarie chiede garanzie sulla gestione. Io stesso, come altri soprintendenti territoriali, ho dovuto scrivere nelle schede di siti di nuova costituzione o ampliati che il ministero non avrebbe potuto assicurare la gestione se non ricorrendo a forme innovative. Percorso lungo, come di vede. E io, da funzionario del ministero, attendo che il ministero mi dica l'ultima parola».