Al Sud su 624 immobili di valore culturale ben 368 possono essere venduti ai privati Più che dimezzati i beni culturali sottoposti a tutela. Su un elenco di 624 edifici esaminati, tutti localizzati nelle regioni meridionali, ben 368 perdono la tutela di bene di valore storico artistico e, pertanto, diventano alienabili. Per il 13 di questi beni è stata avviata la procedura di vendita. Questo il quadro che emerge dalla «Relazione definitiva sulla verifica dell'interesse culturale delle cose immobili e mobili appartenenti allo Stato agli Enti pubblici territoriali e ad altri Enti pubblici (articolo 12 decreto legislativo numero 42 del 2004)» della Corte dei conti, relativamente alle regioni del Mezzogiorno. Si tratta di una verifica fatta a due anni dall'entrata in vigore dell'articolo 12 del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio, meglio conosciuto come «Codice Urbani». La Magistratura contabile ha elaborato la valutazione, curata dal ministero dei Beni culturali, sull'effettivo interesse culturale rivestito dai beni, allo scopo anche di favorire «la loro circolazione e messa a reddito». Il ministero ha valutato caso per caso i beni dello Stato, degli Enti pubblici territoriali e di persone giuridiche private che non hanno scopo di lucro finora "pronti" e ha selezionato 368 edifici che si ritiene non debbano più esere sottoposti a tutela per il loro valore storico o artistico e che possono pertanto essere venduti, fino alla emanazione del Codice Urbani vigeva una sorta di «preunzione di "culturalità"si legge nella Relazione della Corte dei Conti degli immobili realizzati la oltre cinquant'anni e di autore non più vivente». Ora i 368 immobili sono "vendibili" ai privati, ma gli enti proprietari hanno presentato richiesta di cessione in soli 46 casi, cioè per il 3 per cento. Poiché, se non indotti alla alienazione da una forte esigenza, preferiscono conservarne a proprietà. Mentre, infatti, la procedura di verifica di interesse culturale (Vic) è obbligatoria per tutti i beni, non lo è quella relativa alle richieste di alienazione di immobili. Altri 80 edifici sono ancora in fase di valutazione, io non soggetti a verifica perché realizzati da meno di cinquant'anni o a autore vivente, mentre restano da censire gli stabili della Conferenza episcopale italiana e del Demanio militare. La procedura parte dalla richiesta (obbligatoria) degli enti interessati. Questi trasmettono alle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, gli elenchi contenenti i beni da sottoporre a verifica. Il ministero dei Beni culturali, a sua volta, acquisisce tali elenchi e procede alle valutazioni, che avvengono distintamente, per i beni immobili appartenenti al demanio dello Stato e per i beni immobili nella disponibilità di enti pubblici e di persone giuridiche private senza fini di lucro. Tutte le volte che non pervengono richieste dalle Direzioni regionali, il ministero provvede alle verifiche d'ufficio, finora limitate per la esiguità di risorse disponibili. La regione in cui è stato effettuato il maggior numero di verifi-i che è la Campania con 378 immobili valutati di cui 201 di non interesse e 21 da vendere. Segue la Puglia con 112 beni verificati e 75 di non interesse (di cui 11 alienabili). La Basilicata ha il numero più alto di beni di non interesse ( 88 su 99 verificati) e 10 da vendere. In Calabria su 35 beni verificati solo 4 sono di non interesse e sono tutti alienabili. È esclusa dall'indagine la Sicilia, in quanto Regione a Statuto Speciale. Manca un inventario N on è ancora partita la ve-rifica sull'interesse storico-artistico dei beni mobili conservati nel Mezzogiorno, come previsto dal Codice Urbani. A oggi le Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici del Sud e le relative Sovrintendenze non hanno trasmesso al ministero dei Beni culturali alcun elenco da sottoporre e verifica di interesse. Tanto che il ministero è intervenuto d'ufficio. Già nel giugno 2005 la Direzione generale per il Patrimonio storico e artistico aveva impartito alle Direzioni regionali istruzioni per le verifiche sui beni mobili. Si tratta di un patrimonio collezioni di musei, pinacoteche, gallerie, biblioteche e archivi molto più numeroso di quello immobiliare e le cui effettive dimensioni non sono note. La minore attenzione dedicata a questo settore si deve al «minor interessesi legge nella relazione della Corte dei Conti all'accertamento del loro valore culturale» da tutelare o non al fine di favorirne la circolazione. Brunella Giugliano