Doveva essere demolito, i lavori continuano Potature fuori stagione contro i lecci secolari a due passi dal Bosco e dalla Villa Ruffo. Laudadio 'Nessuna tregua agli abusi' Nemmeno la pioggia ferma i cantieri nell' ex area del vivaio De Luca Una serra che non contiene più fiori ma blocchi di cemento. Vecchi lecci, come quelli dirimpettai, che crescono nel bosco di Capodimonte, potati senza pietà fuori stagione da un' alta gru con cestello. Un gran viavai, anche sotto la pioggia battente, di lavoro che ferve, con carriole, calce e mattoni. è il luogo dove si lavora più alacremente, mentre la città corre qua e là per il Natale, l' ex area delle serre De Luca di Capodimonte, da pochi anni diventata ristorante, e nessuno sembra accorgersene. In agosto, dietro un' incannucciata opportunamente sollevata, le due vecchie serre avevano perso l' aspetto originario, al Tondo di Capodimonte. Caduti i vetri, lo scheletro era diventato di metallo pesante. Troppo, per contenere fiori. è stata sufficiente una Dia, dichiarazione inizio lavori, come spiega il maggiore Antonio Baldi, da anni impegnato con la sua squadra nella lotta contro l' abusivismo. Un mese fa, dopo decine di denunce sui lavori in un' area delicata, storica anche se non vincolata, compresa tra il bosco di Capodimonte e i giardini della Principessa Jolanda, molto visibile perché all' uscita della tangenziale, l' intervento dei vigili antiabusivismo. Spuntano i mattoni. I vetri non sono certo stati rimessi a posto. Le vedute napoletane, i quadri più celebri di Napoli, spesso raffigurano quel tratto di verde allora superstite, proprio accanto alla Villa del Principe Ruffo. Ma il verde e le vecchie architetture a quanto pare non si conciliano con il moderno catering. Alla società di ristorazione viene notificato un sequestro della serra e di un ampliamento non autorizzato. Ma la cosa non finisce lì. I destinatari chiedono al giudice il dissequestro per procedere, dicono, alla demolizione della superfetazione abusiva. Il giudice glielo concede. Ma la demolizione annunciata, non avviene. I vigili tornano ad apporre i sigilli, ma il manufatto risulta sempre dissequestrato, quindi non c' è nulla che impedisca il proseguimento dei lavori. E per l' abbattimento siamo alle solite: la procedura amministrativa lo prescrive per il ripristino dello stato dei luoghi, ma a disporlo non può essere lo stesso corpo di vigili autore del sequestro, ma il servizio Antiabusivismo Edilizio di Palazzo San Giacomo. Un ginepraio. Chi vede? Chi controlla? Chi interviene? Lecci, panorama, siti storici tutt' intorno: la Soprintendenza di Palazzo Reale non sarebbe tenuta a farsi sentire? Che fa il funzionario di zona? «Solo a 40 metri da quel punto l' area è vincolata», Enrico Guglielmo, appena avvertito, non ha poteri per impedire scempi fuori dal vincolo storico e paesaggistico, «ma siamo a ridosso del Bosco reale e così abbiamo indirizzato una lettera a Comune e Ufficio Giardini. Una ditta competente che lavora in zona effettuerà un sopralluogo per nostro conto». Verifiche anche dall' assessorato all' Edilizia: «Sull' abusivismo non intendiamo dare tregua», dice l' assessore Felice Laudadio. Come dire, se son rose fioriranno.