In alto gli sguardi. Da oggi, al posto dei cartelloni pubblicitari, saranno le opere d'arte a trovar posto sui ponteggi. Trasformando i tubi innocenti in pareti muse ali e la città in un percorso espositivo all'aperto. Duomo escluso, perché la Curia non è favorevole ad apporre alcunché sulla facciata coperta da teli. Ma da oggi alla Chiesa di San Fedele e alla Villa Reale di via Palestra, e dai prossimi giorni su Porta Nuova e sul lato di via Verdi della Scala, saranno esposte opere d'arte contemporanea. E, tra qualche mese, seguirà la stessa sorte anche la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L'iniziativa, che si chiama «In alto», è stata realizzata dalla Soprintendenza Regionale e coinvolge quattro edifici: la chiesa di San Fedele, decorata da «Ricomposte tinte», un segno azzurro ripetuto ritmicamente fino a formare una sorta di quadro astratto di Carla Accardi; Villa Reale, le cui porte sono sovrastate da due «inquietanti» ritratti fotografici di due immigrati trasformati in preti che osservano i passanti immaginati da Marcelle Maloberti; Porta Nuova, dove comparirà un ufo che proietta su un campo di grano il simbolo della pace, ideato da Sarah Giraci e commissionato ai tempi della guerra in Iraq come una sorta di bandiera civica della pace e, infine, la facciata lungo via Verdi del Teatro alla Scala, dove sarà installato «Geyger» di Giuseppe Depetro, una metafora sul tempo percorso e sui contrattempi. «Portare l'arte contemporanea a coprire i ponteggi è una risposta delle istituzioni a chi critica il grigiore dei cantieri ed è anche una riflessione sulla qualità che una pubblicità potrebbe raggiungere», afferma la soprintendente regionale Carla Di Francesco, coordinatrice della commissione che ha promosso l'iniziativa, che comprende anche la Soprintendenza per i Beni Architettonici e il paesaggio, quella per il patrimonio storico, artistico e le Civiche Raccolte d'arte. Oltre agli sponsor, che non appaiono o appaiono con discrezione sui monumenti coinvolti. Ogni opera esposta sarà poi devoluta alle Civiche Raccolte d'arte del Comune e saranno conservati anche i bozzetti. E il Duomo? «Appena si seppe del cantiere che si apriva sulla facciata del Duomo molti sponsor hanno bussato alla Soprintendenza per chiedere di poter fare pubblicità», racconta Carla Di Francesco. «Sentii la Curia e si bocciò l'idea di apporre pubblicità stilla facciata, accentandola solo su un lato per sostenere i restauri». Tuttavia, prosegue la soprintendente, «feci presente all'ingegner Benigno Mòrlin l'opportunità di far realizzare per la facciata una grande opera sacra da parte di un artista scelto da loro in accordo con noi. Ma non se ne è fatto nulla. Io ero favorevole» Del resto, nelle scorse settimane l'arciprete del Duomo, monsignor Luigi Maganini, era stato abbastanza chiaro: «La facciata non è uno schermo». L'iniziativa di apporre opere d'arte studiate ad-hoc sopra i cantieri segna una svolta estetica nelle gestione dei lavori in città. Potrebbe diventare un modello, anche per le commissionarie della pubblicità, o un suggerimento operativo (per ora non normativo) che la stessa Soprintendenza può indicare ai committenti dei restauri. Insomma: mai più palizzate grigie con appiccicata pubblicità, ma cantieri che diventano musei all'aperto.
Opere d'arte sui ponteggi. I cantieri diventano musei
La Soprintendenza Regionale ha lanciato un'initiativa per trasformare i ponteggi della città in spazi espositivi all'aperto, esponendo opere d'arte contemporanea. I quattro edifici scelti sono la Chiesa di San Fedele, la Villa Reale, Porta Nuova e il lato della Scala. Le opere sono state realizzate da artisti locali e saranno poi devolute alle Civiche Raccolte d'arte del Comune. La soprintendente Carla Di Francesco ha spiegato che l'iniziativa è una risposta alle critiche sul grigiore dei cantieri e una riflessione sulla qualità della pubblicità. Il Duomo non è stato coinvolto, ma la Curia ha espresso interesse a realizzare una grande opera sacra per la facciata.
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